(AGENPARL) - Roma, 21 Aprile 2026 -
“Dobbiamo riconoscere al Presidente La Russa una coerenza quasi commovente, visto che anche quest’anno, con la puntualità di un vecchio cinegiornale, torna a proporci la sua personale versione del 25 Aprile trasformandolo nel Giorno della Confusione Nazionale”. Lo dichiara in una nota Giovanni Barbera, della Direzione Nazionale di Rifondazione Comunista, commentando le recenti affermazioni del Presidente del Senato in merito all’omaggio ai caduti della Repubblica di Salò.
“L’approccio del Presidente è decisamente ecumenico: un colpo al cerchio della Resistenza e uno alla botte dei nostalgici della RSI. È un po’ come pretendere di celebrare la fine della schiavitù brindando insieme ai padroni delle piantagioni con la scusa che anche loro, poverini, avevano i loro caduti. La Russa tenta un esercizio di equilibrismo storico che farebbe invidia ai migliori acrobati, ignorando volutamente che una parte combatteva per restituirci la libertà e l’altra per tenere l’Italia sotto lo stivale nazista”.
“La pretesa di mettere sullo stesso piano chi ha dato la vita per la democrazia e chi ha servito il Terzo Reich – continua Barbera – è un’operazione che nega le fondamenta stesse della nostra Repubblica. La storia non è un menu alla carta dove ognuno sceglie il piatto che preferisce a seconda della nostalgia del momento. Il 25 Aprile è la festa della Liberazione dal nazifascismo, non la sagra del perdono postumo a reti unificate. Se il Presidente vuole rendere omaggio ai caduti di Salò lo faccia in forma privata, ma nelle vesti istituzionali dovrebbe avere il pudore di ricordare che, senza la vittoria dei Partigiani, oggi non siederebbe sullo scranno più alto del Senato ma sarebbe probabilmente impegnato in qualche adunata obbligatoria”.
“Invitiamo caldamente la seconda carica dello Stato – conclude l’esponente del PRC – a ripassare i testi scolastici tra una collezione di busti e l’altra: scoprirà che la nostra Costituzione, su cui ha giurato, è nata dalla sconfitta netta di chi stava dalla parte sbagliata della storia e non da una pacificazione pasticciata tra carnefici e liberatori. La democrazia italiana non è un condominio dove tutti hanno ragione, ma il frutto di una scelta di campo precisa che La Russa, ancora una volta, dimostra di digerire con estrema fatica”.
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