(AGENPARL) - Roma, 13 Aprile 2026 - 
Mentre lo scontro tra Donald Trump e Papa Leone XIV incendia l’asse Washington-Vaticano, la risposta di Palazzo Chigi delinea una strategia di estrema prudenza che molti osservatori leggono come una vera e propria fuga dalle responsabilità. Il sostegno formale di Giorgia Meloni all’azione diplomatica del Pontefice e la frenata di Matteo Salvini sull’escalation militare nello Stretto di Hormuz non devono trarre in inganno.
Dietro la parvenza di unità si nasconde un’ambiguità tattica: l’Italia si limita a un avallo di facciata alla missione papale, evitando accuratamente di urtare la sensibilità della Casa Bianca. È una neutralità guardinga che cerca di salvare capra e cavoli — la fedeltà atlantica da un lato e l’elettorato cattolico dall’altro — ma che nei fatti azzera il peso geopolitico del nostro Paese. In un momento in cui la crisi energetica e la stabilità globale imporrebbero una direzione chiara, Roma sceglie di non scegliere, restando alla finestra a guardare mentre altri decidono il destino del Mediterraneo.