(AGENPARL) - Roma, 9 Aprile 2026 - L’amministrazione del presidente Donald Trump starebbe valutando una profonda revisione della presenza militare statunitense in Europa, con l’obiettivo di “punire” gli alleati della NATO ritenuti poco collaborativi durante il recente conflitto con l’Iran.
Secondo indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal, la Casa Bianca starebbe esaminando diverse opzioni per riorganizzare il dispiegamento delle truppe americane, premiando i Paesi che hanno sostenuto Washington e penalizzando quelli che hanno mostrato resistenze.
L’operazione Operazione Epic Fury, condotta contro l’Iran, avrebbe quindi aperto una nuova fase di tensione nei rapporti transatlantici.
Tra i Paesi che potrebbero beneficiare di un rafforzamento della presenza militare statunitense figurano:
Questi Stati sono considerati più allineati alle richieste americane durante la crisi.
Al contrario, Paesi come:
potrebbero subire una riduzione delle risorse militari statunitensi, a causa delle loro posizioni critiche o della limitata cooperazione operativa.
Particolarmente controversa è stata la posizione della Spagna, guidata dal primo ministro Pedro Sánchez, che ha criticato apertamente la guerra e inizialmente negato agli Stati Uniti l’accesso alle basi militari e allo spazio aereo.
Madrid era già sotto pressione per non aver raggiunto gli obiettivi di spesa militare richiesti dalla NATO, alimentando ulteriormente le tensioni con Washington.
Anche la Germania ha espresso forti riserve sull’intervento. Il cancelliere Friedrich Merz ha parlato di “massiccia escalation”, mentre il presidente Frank-Walter Steinmeier ha definito il conflitto un “errore disastroso”.
Il Regno Unito, guidato da Keir Starmer, ha inizialmente limitato l’uso delle proprie basi a operazioni difensive, suscitando critiche da parte della Casa Bianca.
Anche Francia e Italia sono state accusate di non aver concesso pieno accesso allo spazio aereo e di essersi tirate indietro da iniziative militari congiunte, come il controllo dello Stretto di Hormuz.
In un messaggio pubblicato su Truth Social, Trump ha espresso apertamente la propria frustrazione:
“La NATO non c’era quando avevamo bisogno di lei e non ci sarà se ne avremo bisogno di nuovo.”
Le dichiarazioni riflettono una crescente diffidenza verso l’Alleanza, già oggetto di critiche da parte del presidente negli ultimi anni.
Se in passato Trump era relativamente isolato nelle sue posizioni critiche sulla NATO, ora anche figure influenti del Partito Repubblicano, come Mike Pompeo e Ari Fleischer, stanno iniziando a mettere in discussione il valore strategico dell’Alleanza per gli Stati Uniti.
Nel frattempo, il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha avviato contatti con Washington per contenere le tensioni, riconoscendo la delusione americana ma sottolineando che la “grande maggioranza” degli alleati europei ha rispettato i propri impegni.
La possibile riduzione delle truppe statunitensi in Europa segnerebbe un cambiamento storico nella struttura della NATO, con implicazioni profonde per la sicurezza europea e per l’equilibrio geopolitico globale.
Se attuata, questa strategia potrebbe:
La guerra con l’Iran sembra aver lasciato un segno profondo nei rapporti tra Stati Uniti ed Europa. La NATO, pilastro della sicurezza occidentale per decenni, si trova ora di fronte a una fase di trasformazione incerta.
Il futuro dell’Alleanza dipenderà dalla capacità dei suoi membri di ricostruire fiducia reciproca e ridefinire un equilibrio tra responsabilità condivise e interessi nazionali.
