(AGENPARL) - Roma, 29 Marzo 2026 - Il Pentagono sta preparando piani per possibili operazioni di terra in Iran della durata di diverse settimane, mentre a Washington prosegue il dibattito sull’eventuale escalation militare. Secondo quanto riportato dal Washington Post, migliaia di soldati statunitensi sarebbero già stati dispiegati in Medio Oriente in attesa di una decisione del presidente Donald Trump.
Fonti militari citate dai media parlano di una possibile “nuova fase della guerra”, potenzialmente più pericolosa per le forze statunitensi rispetto alle prime settimane del conflitto. Tuttavia, le operazioni in discussione non configurerebbero un’invasione su larga scala, ma piuttosto missioni mirate condotte da forze speciali e unità di fanteria.
Secondo i funzionari, le truppe potrebbero essere esposte a minacce significative, tra cui droni, missili, fuoco da terra ed esplosivi improvvisati. “Il compito del Pentagono è prepararsi per offrire al Comandante in Capo la massima libertà di scelta”, ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, sottolineando che non è stata ancora presa alcuna decisione definitiva.
Tra le opzioni allo studio figurano operazioni contro l’isola di Kharg, nodo cruciale per l’export petrolifero iraniano, e incursioni costiere nei pressi dello Stretto di Hormuz, area strategica per il traffico energetico globale. La durata delle missioni potrebbe variare da alcune settimane fino a un paio di mesi.
In passato, Trump aveva dichiarato di non voler inviare truppe, mentre il Segretario di Stato Marco Rubio aveva escluso un conflitto prolungato, suggerendo che gli obiettivi potessero essere raggiunti senza operazioni terrestri.
Nel frattempo, il bilancio umano del conflitto continua a crescere: secondo le autorità, tredici soldati statunitensi sono stati uccisi e oltre 300 feriti dall’inizio delle ostilità a fine febbraio. Sul piano interno, l’opinione pubblica appare divisa: un sondaggio indica che il 62% degli americani si oppone all’invio di truppe di terra in Iran.
Gli analisti mettono in guardia sui rischi operativi. L’esperto militare Michael Eisenstadt ha evidenziato la minaccia rappresentata dai droni iraniani, sottolineando l’importanza della mobilità e dell’agilità per la sopravvivenza delle forze sul campo.
Le tensioni nella regione restano elevate dall’inizio dell’offensiva lanciata da Stati Uniti e Israele il 28 febbraio, che ha causato oltre 1.300 vittime. L’Iran ha risposto con attacchi missilistici e con droni contro Israele e altri Paesi della regione, contribuendo a destabilizzare ulteriormente il Medio Oriente e i mercati globali.
