(AGENPARL) - Roma, 24 Marzo 2026 - Un Governo si “incarta” quando confonde la proiezione esterna con la tenuta sociale. La ricerca ossessiva di legittimazione internazionale è stata usata come uno scudo dorato contro un malcontento domestico che invece ribolliva. Esiste un’asimmetria fatale: la politica estera è un ornamento che affonda se manca la sostanza del quotidiano. Essere “accreditati” dai grandi della Terra non serve a nulla se non si è più “compresi” da chi non arriva a fine mese.
Il dato dell’affluenza nazionale e la netta vittoria del NO al recente referendum non riguardano tecnicismi giuridici. Sono la sanzione di una distanza. Gli italiani hanno trasformato l’urna nell’unico megafono disponibile per denunciare la vessazione quotidiana di un carovita che non perdona e di una sanità che spesso mette paura. Quando la salute diventa un’incognita e la spesa un lusso, le riforme di bandiera appaiono come distrazioni intollerabili. Il “Campo Largo” dell’opposizione ha vinto per inerzia, limitandosi a presidiare quel vuoto di attenzione lasciato da un Esecutivo distratto da agende globali.
Le voci degli ultimi, delle periferie abbandonate da tutti dopo le campagne elettorali, cominciano a rivendicare attenzione; a Roma il dato di un quadrante simbolo come il IV Municipio, nel cui tessuto sociale insiste la realtà complessa di Rebibbia, è un chiaro segnale di rottura con questo Governo, che prima era appannaggio delle zone ZTL.
Ma il tema non è solo locale, è sistemico: oggi il conto del Governo è in rosso e gli italiani avanzano un credito fatto di promesse su sanità, sicurezza e potere d’acquisto. Il potere che dimentica la propria missione e non onora i debiti contratti con i cittadini, alla lunga finisce inevitabilmente per smarrire la propria strada e il proprio consenso