(AGENPARL) - Roma, 16 Marzo 2026 - “La procedura di gara avviata da Enel circa un anno fa per l’affidamento delle attività di back-office e quality del contact center, sta purtroppo confermando tutte le nostre preoccupazioni espresse già da settembre scorso. Le attività interessano complessivamente circa 1500 addetti dislocati nelle sedi di Roma, Napoli, Campobasso, Sulmona, Molfetta, Potenza, Reggio Calabria, Castelfranco Veneto e Fondi”.
Lo dichiara il segretario nazionale UGL Telecomunicazioni, Stefano Conti.
“Come denunciato in precedenza, il nodo principale riguarda l’applicazione della clausola sociale del bando di gara, che da un lato richiedeva ai nuovi fornitori di garantire la continuità occupazionale, dall’altro premiava chi sarebbe riuscito a ridurre il numero di operatori da mantenere sulla commessa. Una quota rilevante delle attività, superiore al 60% del personale coinvolto, è stata affidata alla società Accenture che, fin dalle prime interlocuzioni, ha manifestato un approccio che ha messo in discussione il principio della clausola sociale, proponendo assunzioni per tutto il personale impiegato ma in altre città a centinaia di km di distanza. Impostazione che riteniamo collegata alle previsioni di riduzione delle attività indicate dalla committenza. Secondo le stime, infatti, il ridimensionamento dei volumi potrebbe determinare una possibile eccedenza occupazionale compresa ben oltre il 30% del personale attualmente impegnato nelle attività interessate. Una diminuzione in linea con il criterio del bando di gara Enel di introduzione progressiva di strumenti di automazione nei processi operativi”.
“L’UGL Telecomunicazioni ha più volte sollecitato un confronto con Accenture, con Enel e con il ministero delle Imprese e del Made in Italy con l’obiettivo di assicurare il pieno rispetto delle disposizioni contrattuali e normative legate alla clausola sociale, al fine di garantire una transizione che non produca conseguenze sull’occupazione, ritenendo necessaria come priorità la formazione continua degli operatori piuttosto che l’utilizzo massivo degli algoritmi, a maggior ragione essendo Enel una società con il 23,6% del capitale sociale detenuto dal Mef”.
“Tutto ciò potrebbe generare un devastante impatto negativo su tutto il settore, mettendo a serio rischio la sostenibilità futura delle aziende in outsorcing, con una ricaduta occupazionale soprattutto sul personale femminile, che rappresenta oltre il 70% della forza lavoro, andando in aperto contrasto con le politiche europee di riduzione del gender gap e contrasto alla denatalità”, conclude Conti.
