(AGENPARL) - Roma, 13 Marzo 2026 - (AGENPARL) – Fri 13 March 2026 Contrada. Alfano (Azione), ha attraversato stagioni torbide della storia
della Repubblica
Porta nella tomba segreti indicibili
“La morte di Bruno Contrada non è per me un momento di cordoglio, ma la
conferma di una sconfitta per la giustizia italiana. Contrada ha
attraversato le stagioni più torbide della Repubblica, scegliendo di
portare nella tomba segreti indicibili che avrebbero potuto, e dovuto, dare
giustizia a mio padre e a tante altre vittime di mafia. Troppe le zone
d’ombra che hanno caratterizzato la gestione dei servizi segreti in Sicilia
nei primi anni ’90, come ad esempio la “Squadra Fiore”, struttura parallela
che operava proprio nel messinese e di cui Contrada era riferimento
indiscusso. Questa cellula del Sisde agiva fuori da ogni controllo
istituzionale soprattutto a Barcellona Pozzo di Gotto. Ed è proprio in quel
territorio, sotto l’influenza di quella struttura, che mio padre è stato
isolato e ucciso mentre cercava di denunciare la presenza del boss Nitto
Santapaola. Qual era il vero ruolo di Contrada e della sua squadra in
quelle settimane? Perché la cattura di Santapaola fu impedita o ritardata?
Queste sono domande a cui Contrada non ha mai voluto rispondere, preferendo
il silenzio alla dignità della verità. Quanti segreti restano sepolti su
quelle operazioni che hanno incrociato i giorni della morte di mio padre?”.
Lo dice Sonia Alfano, responsabile Legalità di Azione.
“In ultimo, la revoca della sua condanna da parte della CEDU – prosegue
Alfano – non cancella il dato storico e morale: un uomo dello Stato ha
scelto il silenzio invece della collaborazione, impedendo ai familiari
delle vittime di conoscere i mandanti occulti e i complici istituzionali di
quegli anni di sangue. Vedere un protagonista di quella stagione andarsene
senza aver mai reso conto di ciò che sapeva è un’offesa permanente nei
confronti di chi ha pagato con la vita il prezzo dell’onestà e della
verità. Mio padre è morto per denunciare i santuari inviolabili della mafia
e della politica; Contrada è stato un custode di quei santuari. Resta
l’amarezza di uno Stato che non ha saputo o voluto pretendere la verità dai
suoi stessi apparati”.
*Ufficio Stampa Azione*
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