(AGENPARL) - Roma, 13 Marzo 2026 - (AGENPARL) – Fri 13 March 2026 *Biennale 2026, Rifondazione: “indignazione selettiva contro Russia,
silenzio su Israele”*
Non si placa la bufera sulla partecipazione della Russia alla Biennale Arte
2026. Colpevole dello scandalo sarebbe il presidente Pietrangelo
Buttafuoco, amico personale del ministro Giuli e ugualmente fascista
(Fronte della Gioventù e Alleanza nazionale).
In realtà Buttafuoco non ha fatto nulla, non ha invitato nessuno, non si è
battuto contro ogni censura perché “la cultura avvicina”, perché, come ha
spiegato La Biennale stessa, nessuno ha invitato la Russia, ma per
regolamento tutti i Paesi riconosciuti dalla Repubblica italiana possono
chiedere di partecipare alla Mostra. Cosa che la Russia quest’anno ha
fatto, essendo oltretutto proprietaria del suo padiglione fin dal 1914.
Buttafuoco semplicemente non ha potuto dire di no. Ma la bufera si è
talmente estesa che il suo amico Giuli ha dovuto chiedere a Tamara
Gregoretti, rappresentante del ministero della cultura nel consiglio di
amministrazione della Biennale, di dimettersi.
Non si è sentito però nessuno dei ministri di 22 Paesi europei che hanno
scritto a Buttafuoco contro la partecipazione della Russia, protestare
anche per la presenza di Israele. Ed evidentemente anche la Commissione
europea che ha minacciato di sospendere i fondi alla Biennale, rivendicando
l’impegno a “sostenere i valori europei tra cui il rispetto della dignità
umana”, ritiene che con il genocidio Israele abbia rispettato la dignità
umana dei palestinesi. E che i bombardamenti americani e israeliani stiano
oggi rispettando la dignità umana del popolo iraniano.
Così come il ministro degli esteri ucraino dichiarando che la Biennale “non
deve diventare un palcoscenico per ripulire l’immagine dei crimini di
guerra della Russia” ritiene invece che quell’istituzione culturale possa
ripulire l’immagine dei crimini di Israele.
Nessuna bufera, nessuna protesta, nessuna richiesta di dimissioni per la
partecipazione alla Biennale Arte di un Paese il cui Primo ministro è
accusato dalla Corte penale internazionale di crimini di guerra e contro
l’umanità, con tanto di mandato di cattura internazionale.
Non siamo tra coloro che pensano che Buttafuoco vada difeso da non si sa
chi per un “coraggio” che non ha mai mostrato, o che vada difesa
un’istituzione come la Biennale che non ha mai sentito il dovere di
prendere posizione di fronte al genocidio del popolo palestinese, ma
vogliamo ricordare che la istituzione culturale pubblica “la Biennale di
Venezia”, riformata con uno statuto dichiaratamente antifascista e sotto la
presidenza di Carlo Ripa di Meana – che Buttafuoco fa finta di omaggiare
con uno spazio dedicato “ai dissidenti” – dopo la strage dei palestinesi di
Tall Al Zaatar del 1976, in un comunicato affermò: “dinanzi alla sanguinosa
sopraffazione del popolo palestinese perpetrata nell’indifferenza delle
grandi potenze, la Biennale di Venezia …. chiede a giornalisti,
cineoperatori, fotografi e testimoni e in particolare a i combattenti di
Tall Al Zaatar di far pervenire immediatamente a Venezia i materiali di
documentazione perché possano essere presentati già nell’ambito della
manifestazione in corso”.
Certo un’altra epoca, certo allora i fascisti non erano ammessi al Governo
del Paese. Oggi invece Buttafuoco non è che l’espressione di un Governo
complice nei fatti del genocidio di un popolo di cui nessuno parla più ma
che non si è mai interrotto.
Stefania Brai, responsabile nazionale cultura Prc/Se
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