(AGENPARL) - Roma, 13 Marzo 2026 - Si è svolto a Roma, presso il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel), l’incontro “L’impatto del Pnrr sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile”, per discutere sugli effetti dell’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), organizzato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), in collaborazione con la Fondazione Enel e Unioncamere.
In tale occasione, l’Agenparl ha intervistato Manlio Calzaroni, Responsabile dell’area ricerca dell’ASviS, che ha presentato i principali contenuti del Rapporto.
«ASviS oggi ha presentato il primo rapporto sull’impatto del PNRR. Siamo molto orgogliosi di questo lavoro perché tende a misurare gli effetti delle politiche non dal punto di vista economico-finanziario, ma dal punto di vista dell’impatto rispetto ai cittadini.
Quanti ospedali devono essere costruiti in una regione? Quanti autobus con emissioni zero devono essere immessi nelle nostre città? Quanti asili nido devono essere costruiti? Il nostro rapporto tenta di dare queste risposte.
L’approccio principale, infatti, è proprio un approccio regionale, cioè analizzare i territori regione per regione e vedere dove sono stati fatti i passi in avanti, dove questi passi sono sufficienti e dove invece bisogna ancora fare molta strada per arrivare agli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.
È significativo che noi riusciamo, con delle stime che sono approssimate e che possono essere sicuramente migliorate, ad esempio in collaborazione con le regioni, a dare delle informazioni sia in termini di beni prodotti per i cittadini.
Un esempio. Nel Piemonte, per arrivare a raggiungere gli 11 obiettivi che abbiamo analizzato, serve circa 1 miliardo e 100. D’altra parte, se partiamo invece dagli obiettivi, complessivamente per arrivare a costruire un ospedale di comunità ogni 100.000 abitanti, che è un parametro che i tecnici del settore ritengono ottimale, servono oltre 2 miliardi.
Di questi 2 miliardi noi abbiamo i dati regione per regione. Ci sono regioni che hanno già raggiunto questo obiettivo e quindi non devono spendere altro. Ci sono regioni che hanno molto da spendere, sembra il valore più alto sia addirittura 400 milioni.
Ecco, questi sono soltanto alcuni esempi per far capire che tipo di informazioni ci sono e quindi che tipo di utilizzo possono essere fatte. Da chi? Dai decisori pubblici che devono programmare e quindi hanno un elemento rispetto al quale prendere delle decisioni sia economiche sia in termini di servizi.
Ma non soltanto: anche la società civile, gli stakeholder, le associazioni presenti nelle varie regioni possono prendere atto di questa situazione e fare le azioni per definire anche le priorità e quindi spingere la politica rispetto a quelle che sono le esigenze principali di un determinato territorio.»
