(AGENPARL) - Roma, 11 Marzo 2026 - (AGENPARL) – Wed 11 March 2026 INFORMAZIONE ISTITUZIONALE
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Ufficio Stampa
TS 11/3/2026
SOTTO I PORTICI DEL MUNICIPIO IN PIAZZA UNITÀ D’ITALIA
SCOPERTURA DELLA TARGA COMMEMORATIVA DEGLI EVENTI DEL
30 APRILE 1945
Questa mattina sotto i portici del Municipio di Trieste, in Piazza dell’Unità d’Italia,
si è svolta la cerimonia di scopertura della targa commemorativa degli eventi del
30 aprile 1945.
Alla cerimonia sono intervenuti il vicesindaco, Serena Tonel, l’assessore alle
Politiche dell’Educazione e della Famiglia Maurizio De Blasio, l’assessore alle
Politiche delle Risorse Umane, Stefano Avian, il consigliere comunale Marcelo
Medau e il presidente della Lega Nazionale, Paolo Sardos Albertini.
La targa, realizzata dal Comune di Trieste ai sensi della Deliberazione Giuntale
363/2025, riporta il seguente testo:
IL 30 APRILE 1945
ALL’ORDINE DI DON EDOARDO MARZARI E ANTONIO FONDA SAVIO
TRIESTE INSORSE CONTRO L’OCCUPANTE NAZISTA
SU QUESTO EDIFICIO DOVE IL TRICOLORE
FU FATTO BERSAGLIO DELL’ULTIMO FUOCO NEMICO
A RICORDO DI CHI CERCÒ DI RESTITUIRE LA CITTÀ ALLA PATRIA
IN NOME DELLA LIBERTÀ E DELLA DEMOCRAZIA
IL COMUNE DI TRIESTE POSE
A OTTANT’ANNI DA QUEGLI AVVENIMENTI
“Ringrazio chi ha permesso l’apposizione di questa targa, che restituisce il giusto
peso a un capitolo della storia di Trieste, di questo travagliatissimo Novecento di cui
siamo figli. Dare il giusto riconoscimento ad eventi come quello che oggi ricordiamo
significa contribuire alla pacificazione sociale, offrendo un contributo alla verità
storica. La libertà di ognuno di noi passa necessariamente anche attraverso il
riconoscimento della verità storica”, ha detto il vicesindaco Serena Tonel.
“Continuiamo quindi in quel processo che Trieste sa portare avanti molto bene e
che dovrebbe essere d’esempio per tante altre realtà, proprio mentre in diverse parti
del mondo si consumano guerre che non avremmo mai voluto vedere. Credo che
Trieste possa essere ambasciatrice della capacità di ricostruire una comunità dopo
eventi tragici come quelli che hanno attraversato la nostra città”, ha concluso il
Vicesindaco.
Il presidente della Lega Nazionale, Paolo Sardo Albertini ha sottolineato
l’importanza del 30 aprile 1945.
“Una data che per tanti decenni è stata accuratamente rimossa. È però anche la
dimostrazione di come a Trieste vi sia una grande capacità nei momenti in cui è in
gioco l’identità stessa della città, di superare le divisioni e di guardare più in alto”.
“Quando è in gioco l’identità di Trieste – che significa Italia e libertà – i triestini
sanno accantonare anche le pur legittime contraddizioni per lottare insieme. È
accaduto in questa occasione, era accaduto ai tempi dell’Austria ed è accaduto anche
nel 1954”.
Nelle giornate successive al 25 aprile 1945, mentre nelle maggiori località
dell’Italia Settentrionale i presidi germanici si opponevano all’avanzata angloamericana e alle azioni dirette dalle formazioni partigiane e patriottiche, nella
Venezia Giulia, e in particolare a Trieste, la situazione risultava molto tesa in quanto i
tedeschi non intendevano ritirarsi per poter così preservare l’unica via di fuga verso
nord.
Il 30 aprile 1945 don Edoardo Marzari, presidente del Comitato di Liberazione
Nazionale, diede l’ordine di insurrezione, potendo contare su poco più di duemila
giovani volontari inquadrati nelle formazioni “Domenico Rossetti” e “Giustizia e
Libertà”, rispettivamente di orientamento democratico-cristiano e socialista,
mazziniano e liberale; tra questi, molti di loro facevano parte della Guardia Civica ed
erano dunque pronti a combattere.
L’azione di don Marzari intendeva assumere un significato preminentemente
politico e morale di affermazione e di appartenenza all’Italia, tenuto anche conto
degli esigui numeri dei volontari.
Le testimonianze di Antonio Fonda Savio, genero di Italo Svevo, comandante
dell’insurrezione, Pier Antonio Quarantotti Gambini e Luigi Cividin, nonché la
relazione dei fatti d’arme della brigata Pisoni (divisione “Giustizia e Libertà”) sono utili
per definire quanto avvenne tra il 30 aprile e il 1 maggio 1945 intorno agli edifici
prospicienti Piazza Unità d’Italia e in particolare sull’edificio del Municipio di Trieste,
che porta ancora oggi i segni dei combattimenti.
All’alba del 30 aprile, i volontari della “Pisoni” occuparono il Palazzo del Governo,
respingendo così un primo tentativo tedesco di appropriazione e la Guardia Civica
provvedeva alla vigilanza armata del Palazzo del Municipio, nel quale si trovava il
Podestà Cesare Pagnini.
La prima giornata di scontri, cui presero parte le formazioni del CLN e Unità
Operaia, si concluse con una tregua che poi venne interrotta nelle prime ore del 1
maggio quando affluirono in città i reparti jugoslavi; alla notizia di questa incursione,
don Marzari ordinò di esporre il tricolore italiano, sia nel Palazzo del Governo, in cui
si era insediato, sia nel Palazzo del Municipio; dalle rive però giunsero delle forze
armate tedesche che aprirono il fuoco sul Palazzo del Governo, con l’intenzione di
coprire lo sbarco di alcuni genieri che avevano il compito di innescare le cariche
esplosive, piazzate sul fronte mare e nei due porti triestini; lo scopo probabilmente
era quello di distruggere le infrastrutture portuali e provocare gravi danni alla città.
Considerato che questa azione gravemente dannosa doveva essere
necessariamente impedita, i giovani della Guardia Civica, affiancati da alcuni elementi
di Unità Operaia, iniziarono a sparare; i tedeschi risposero al fuoco utilizzando le armi
di bordo e colpendo ripetutamente il Municipio, il Palazzo del Governo e la sede del
Lloyd triestino e, così facendo, sparando alle finestre dei palazzi e contro le bandiere
esposte.
I volontari della “Pisoni” e dell’Unità Operaia respinsero l’attacco, scontrandosi
duramente con le truppe tedesche, riuscendo così a difendere le postazioni
precedentemente conquistate.
Ancora oggi le colonne e le lesene del Municipio testimoniano la durezza degli
scontri e queste non sono mai state sistemate in segno di perenne ricordo; l’episodio
di Piazza Unità d’Italia risulta rappresentativo della volontà di difendere la città e, con
essa, gli edifici che rappresentano le principali istituzioni politiche.
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