(AGENPARL) - Roma, 11 Marzo 2026 - (AGENPARL) – Wed 11 March 2026 *Reflui bufalini nella Piana del Sele, Paestum Energia Futura: “Fermare gli
scarichi abusivi nei canali. Servono impianti moderni, non solo sequestri”*
A pochi giorni dal maxi sequestro di una discarica abusiva di 12.000 metri
quadri a Foce Sele, la Piana del Sele torna al centro dell’attenzione per
l’ennesima emergenza ambientale legata alla gestione dei reflui degli
allevamenti bufalini. Un fenomeno ciclico che le sole operazioni di
polizia, per quanto necessarie, non possono risolvere in modo strutturale.
Ad intervenire nel dibattito è Paestum Energia Futura Srl, la società che
ha proposto la realizzazione di un impianto a biometano in Via Gaiarda,
attualmente in fase di autorizzazione nell’ambito della Conferenza di
Servizi.
“Quello a cui abbiamo assistito nell’ultimo fine settimana – spiegano dalla
società – è l’ennesimo segnale di una situazione che non può più essere
tollerata. Gli scarichi abusivi di liquami bufalini nei canali finiscono
nei fiumi e poi nel mare. Controlli e sequestri sono necessari, ma da soli
non bastano: servono infrastrutture adeguate per gestire gli enormi volumi
di reflui prodotti ogni giorno dal comparto bufalino”.
Secondo i dati della Regione Campania, nel Mezzogiorno appena il 16% dei
reflui zootecnici viene trattato in biodigestori, contro il 70% del Nord
Italia. La stessa Regione ha previsto un piano da 200 milioni di euro per
la realizzazione di 50 impianti a biometano sul territorio campano. “Non
stiamo chiedendo qualcosa di straordinario – aggiungono dalla società –
stiamo proponendo ciò che nel resto d’Italia è già realtà da anni, e che la
Campania stessa riconosce come priorità”.
Paestum Energia Futura accoglie con favore ogni contributo al dibattito
pubblico, comprese le osservazioni avanzate dalle associazioni
ambientaliste. “Chi chiede trasparenza, rigore tecnico e dialogo con il
territorio troverà in noi un interlocutore aperto – proseguono dalla
società – perché condividiamo pienamente il principio che un impianto di
biometano debba essere progettato con standard elevati e nel rispetto delle
comunità locali. È esattamente ciò che abbiamo fatto”.
Il progetto depositato in Conferenza di Servizi prevede strutture
completamente chiuse, vasche monolitiche a doppia membrana, sensori di
rilevamento, sistemi di abbattimento delle emissioni e un piano agronomico
per la gestione del digestato come fertilizzante naturale. “Il biometano
fatto bene è proprio quello che proponiamo – sottolineano dalla società –
un impianto dimensionato sulle reali esigenze del territorio, che opera in
ambienti confinati e restituisce sostanza organica ai suoli. Tutta la
documentazione, comprese le relazioni su impatto odorigeno, acustico e
paesaggistico, è depositata presso gli enti competenti e disponibile alla
consultazione, ma ci impegneremo nei prossimi giorni con azioni volte
all’ulteriore trasparenza e al coinvolgimento dei cittadini”.
Sulla stessa linea si esprime il Presidente della Cooperativa Agricola
Paestum di Spinazzo, storica realtà che riunisce circa 200 soci tra
agricoltori e allevatori del territorio: “Gli allevatori sono i primi a
volere una soluzione. Ogni giorno conviviamo con il problema dei reflui e
sappiamo bene che lo spandimento tradizionale non basta più. Un impianto
moderno, pulito e controllato non è una minaccia per il territorio, è
l’unica strada per proteggerlo davvero”.
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