(AGENPARL) - Roma, 5 Marzo 2026 - «Votare Sì al referendum sulla separazione delle carriere significa rafforzare il modello accusatorio su cui si fonda il nostro processo penale e, al tempo stesso, rendere più credibile l’esercizio del potere punitivo dello Stato. La terzietà del giudice, infatti, non può essere soltanto una qualità personale: deve diventare una garanzia strutturale, riconoscibile e percepibile dai cittadini.
È per questo che accusa e giudizio devono appartenere a carriere distinte. Il punto, del resto, non riguarda i passaggi di funzione – oggi statisticamente marginali – ma la comunanza di carriera, formazione, cultura professionale e autogoverno tra giudici e pubblici ministeri. Una prossimità istituzionale che, inevitabilmente, finisce per incidere anche sulla percezione di imparzialità del giudizio penale.
Questa riforma non indebolisce l’indipendenza della magistratura, che resta pienamente garantita dalla Costituzione, né mette in discussione l’autonomia del pubblico ministero. Al contrario, separare anche l’autogoverno significa rendere più coerenti funzioni che perseguono interessi istituzionali diversi e rafforzare la responsabilità specifica di ciascun ruolo.
Non si tratta, dunque, di una riforma pensata per abbreviare i tempi dei processi, né di una misura di semplice efficienza amministrativa. È, prima di tutto, una riforma di garanzia: perché alcune riforme servono a decidere meglio, non semplicemente più in fretta.
Non c’è, infine, alcuna contrapposizione politica in questa scelta. Il tema attraversa da decenni la riflessione giuridica italiana ed europea ed è pienamente coerente con l’equilibrio tra accusa, giudice e difesa che caratterizza ogni Stato di diritto. Separare chi accusa da chi giudica significa rafforzare l’imparzialità del giudice e rendere il processo più equilibrato e più credibile agli occhi dei cittadini».
Lo dichiara l’avv. Giuseppe Deiana, quale componente del direttivo del Forum Nazionale delle Professioni, in merito al referendum giustizia.
