(AGENPARL) - Roma, 5 Marzo 2026 - Si sta svolgendo a Roma l’incontro “La Valutazione d’impatto generazionale delle politiche pubbliche: una sfida senza precedenti per l’Italia“, organizzato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) e Save the Children.
L’introduzione della VIG rappresenta l’esito di un percorso istituzionale, a cui ha contribuito in modo determinante l’Alleanza sin dalla sua fondazione dieci anni fa: è stata tra i principali sostenitori della riforma degli articoli 9 e 41 della Costituzione che nel 2022 ha introdotto “la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi anche nell’interesse della future generazioni”, ponendo per la prima volta il futuro tra i compiti espliciti della Repubblica. Coerentemente con la modifica costituzionale, l’ASviS ha proposto anche l’introduzione della VIG, inserita ora nella Legge n.167/2025, frutto dell’iniziativa governativa e approvata lo scorso novembre, la quale impone un salto culturale nel processo legislativo. Richiamando la politica alla sua espressione più alta, cioè quella di riscoprirsi custode, e non proprietaria assoluta, delle risorse del nostro tempo, la nuova normativa afferma che “le leggi della Repubblica promuovono il principio dell’equità intergenerazionale” e introduce l’obbligo di svolgere in via preventiva una valutazione sugli effetti sociali e ambientali delle nuove normative proposte dal Governo sui giovani e sulle future generazioni, insieme alla Valutazione di impatto di genere (VIGE). L’auspicata adozione del DPCM attuativo e l’istituzione dell’Osservatorio nazionale per l’Impatto generazionale delle leggi rappresentano i prossimi passaggi decisivi per tradurre la norma in pratica amministrativa.
In tale occasione, l’Agenparl ha intervistato il Ministro per le Riforme istituzionali e la semplificazione amministrativa, Maria Elisabetta Casellati.
«La valutazione di impatto generazionale è una vera e propria rivoluzione copernicana, perché non è soltanto un modo procedurale. Non significa semplicemente che il legislatore, quando va a normare, dovrà indicare quali sono gli impatti della legge sui giovani e sulle future generazioni. È anche un cambio di paradigma culturale.
I giovani, infatti, potranno guardare al loro futuro e programmare il loro futuro, anche nel senso di esprimere i loro talenti qui, nella loro terra. La ratio di questa legge è proprio quella di accorciare le distanze tra la decisione di oggi e il futuro, tra quella che è la normativa attuale e chi la erediterà.
I giovani, in fondo, oggi non chiedono di essere protagonisti. Chiedono però di partecipare alle varie decisioni e di essere interlocutori, in modo che possano dire la loro opinione nello svolgimento della vita pubblica.
Per l’attuazione il tempo è fino al 29 maggio 2026. Siamo molto avanti. Diremo quindi che quella di cui parlava il professor Giovannini – una sedia vuota che riguardava sempre le future generazioni – noi l’abbiamo riempita.»
