(AGENPARL) - Roma, 3 Marzo 2026 - (AGENPARL) – Tue 03 March 2026 (ACON) Trieste, 3 mar – “Le osservazioni che, come Gruppo Lega,
abbiamo depositato in Il Commissione in occasione della Sessione
europea 2026 rappresentano un contributo serio e puntuale, pur
nella consapevolezza che il dibattito regionale dovrebbe fare
breccia sulle scelte di Bruxelles. Ma proprio per questo ?
doveroso far sentire la voce dei territori e delle nostre
imprese”. Lo afferma in una nota il consigliere regionale Alberto
Budai (Lega), intervenendo sulle strategie europee oggetto di
discussione in II Commissione.
“Da anni – prosegue Budai – assistiamo a una progressiva
compressione del nostro modello economico, fondato sulle piccole
e medie imprese. L’Italia ? sempre stata il Paese delle partite
Iva, dell’impresa diffusa, dell’artigianato e dell’agricoltura
legata al territorio. Eppure, le strategie europee sembrano
privilegiare grandi aggregazioni e grandi gruppi, capaci di
incidere anche attraverso le lobby nei processi decisionali
comunitari, mentre le nostre realt? produttive vengono sommerse
da vincoli, lacci e laccioli burocratici”.
“Il riferimento ? alle azioni discusse nell’ambito della Sessione
europea (dal turismo sostenibile ai posti di lavoro di qualit?,
fino alla strategia per l’allevamento e al contrasto alle
pratiche commerciali sleali) che rischiano di produrre effetti
distorsivi – avverte il consigliere -, se non accompagnate da una
reale tutela delle economie locali. Pensiamo al comparto
agricolo: standard ambientali e sanitari sempre pi? stringenti,
costi crescenti per adeguamenti strutturali, incertezza
normativa. Tutto questo, senza adeguate compensazioni, favorisce
la concentrazione delle produzioni e penalizza le aziende legate
alla montagna, ai piccoli borghi, alla nostra identit? rurale. Se
poi si aggiunge l’apertura a mercati extraeuropei come il
Mercosur, il rischio ? quello di immettere sul mercato prodotti a
basso costo che mettono ulteriormente in difficolt? i nostri
imprenditori”.
Budai sottolinea come “la contrariet? del Gruppo Lega non
riguardi i principi di sostenibilit? o di qualit? del lavoro, ma
la modalit? con cui queste strategie vengono imposte, spesso
senza tener conto delle specificit? nazionali e territoriali e
oltre i limiti delle competenze attribuite dai Trattati
all’Unione”.
“Il risultato – conclude – potrebbe essere una progressiva
concentrazione produttiva, con effetti negativi non solo
economici, ma anche sociali e ambientali: meno imprese diffuse,
meno presidio del territorio, meno coesione nelle comunit?
locali. Le nostre osservazioni forse non cambieranno le decisioni
di Bruxelles, ma sono un atto politico necessario per aprire un
dibattito serio e chiedere una revisione di rotta che rimetta al
centro le Pmi, il lavoro vero e la tutela dei territori”.
ACON/COM/rcm
031456 MAR 26
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