(AGENPARL) - Roma, 28 Febbraio 2026 - Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e co-fondatore di Fratelli d’Italia, in un’intervista ad Avvenire, spiega la legge elettorale per superare l’era dei “nominati” e garantire stabilità alla Nazione.
Il nodo delle preferenze e la scelta dei parlamentari
“La nostra posizione è chiara: i parlamentari devono essere scelti dai cittadini. Mi auguro che l’Aula, esprimendosi liberamente, introduca le preferenze per ridare agli elettori il potere di scegliere non solo il simbolo o il premier, ma anche il proprio rappresentante. Chi vuole la democrazia voterà per le preferenze; chi preferisce le liste decise nelle segreterie di partito dovrà poi avere il buonsenso di tacere. Non vogliamo più sentir dire che le assemblee parlamentari sono nominate in modo antidemocratico.”
Stabilità contro “governi tecnici”
“Il Pd accetti la sfida della stabilità e si giochi il consenso ad armi pari, senza sperare in quegli ‘aiutini’ derivanti dal radicamento in certi poteri o nella strategia della conquista della società civile. È tempo di archiviare logiche da Guerra Fredda e smetterla di cospirare per giungere a governi tecnici attraverso il caos. La Nazione ha bisogno di governabilità, non di paludi.”
Un premio di governabilità equilibrato
“Non stiamo parlando di un premio di maggioranza arbitrario, ma di un ‘premio di governabilità’ costruito nel rispetto della Corte Costituzionale. Abbiamo scelto un’impostazione proporzionale che non altera eccessivamente il voto: se non si raggiunge il 35%, si resta al proporzionale puro. Se lo si supera vincendo il ballottaggio, si ottiene un vantaggio netto per governare, ma con un tetto massimo del 60% dei seggi. Questo serve a garantire le opposizioni e le nomine di garanzia, una sensibilità verso le minoranze che nell’attuale legge manca.”
Fine del centrismo tattico e sguardo al futuro
“La palude del centrismo fine a se stesso è stata prosciugata dagli elettori, prima ancora che dai partiti. Chi oggi punta a disarticolare il bipolarismo commetterebbe un suicidio politico. Questa riforma non è un azzardo referendario, ma un atto di autorevolezza: le buone idee non possono aspettare i tatticismi. Preferiamo dare a chi arriva primo la possibilità di governare con un premio chiaro, piuttosto che assistere a ‘inciuci’ tra partiti con valori incompatibili. Vogliamo un’opposizione che tenga la postura di chi, un domani, aspira a prendersi la responsabilità di amministrare lo Stato.”