(AGENPARL) - Roma, 25 Febbraio 2026Da lunedì sono ufficialmente iniziati a Pisa i lavori di parziale demolizione dell’ex Caserma Artale e la successiva realizzazione di un parcheggio multipiano tra via Derna e via Nicola Pisano, nel cuore del quartiere di Santa Maria. Un intervento atteso e discusso, che segna una svolta profonda nella storia di un complesso militare che per oltre un secolo ha rappresentato un punto di riferimento per la città.
Il piano di recupero urbano prevede la riqualificazione dell’intero isolato con una destinazione mista: studentato, residenze, attività commerciali e spazi ad uso pubblico. Il parcheggio multipiano — composto da un piano terreno e tre piani sopraelevati — potrà ospitare complessivamente 57 automobili e 6 tra motocicli e ciclomotori. L’investimento ammonta a 3,5 milioni di euro, di cui 2,5 milioni finanziati dalla Regione Toscana.
Secondo i vertici di Palazzo Gambacorti, sede del Comune, l’opera rappresenterà «un contributo fondamentale alla soluzione della carenza dei posti auto nel quartiere di Santa Maria». Il parcheggio sarà infatti riservato ai residenti, rispondendo a una delle criticità più sentite della zona. Le operazioni di bonifica dovranno concludersi entro il 30 giugno 2026, mentre il termine complessivo dei lavori è fissato al 31 marzo 2027.
Dalle origini alla trasformazione
La storia della Caserma affonda le radici nel XIX secolo. Il 14 aprile 1892 veniva formalizzata la consegna al Ministero della Guerra della nuova Caserma Militare “Umberto I”, edificata su terreno ceduto gratuitamente dal Comune di Pisa all’Amministrazione Militare con contratto del 25 luglio 1885. Un atto ufficiale che sanciva la nascita di una struttura destinata a diventare parte integrante della vita cittadina.
In sostanza, 134 anni dopo quell’atto formale dell’aprile 1892, la ex Caserma “Umberto I” — successivamente ridenominata Caserma Artale — ritorna simbolicamente alla città, pronta a una nuova esistenza. Per decenni ha ospitato reparti militari, tra cui il Battaglione logistico “Folgore”, formando generazioni di soldati e rappresentando una vera e propria casa per migliaia di uomini in uniforme.
La memoria e il sentimento
Per chi scrive, la Caserma Artale non è soltanto un edificio. È stata casa per dodici anni di servizio, vissuti come comandante di Compagnia, di Battaglione e poi di Reggimento. Tra quelle mura sono transitati migliaia di militari che hanno trovato un ambiente ospitale, un luogo di crescita professionale e umana.
Oggi molti di quei militari — padri e nonni — appresa la notizia della demolizione parziale, esprimono sui social dedicati un sentimento di rammarico per le scelte operate. È il naturale moto dell’animo umano di fronte alla trasformazione di un luogo carico di ricordi, sacrifici e appartenenza.
Come l’Araba Fenice
Eppure, la storia insegna che le città vivono di trasformazioni. La Caserma Artale può essere paragonata all’Araba Fenice, il mitico uccello di fuoco simbolo universale di immortalità, rinascita e resilienza, capace di rinnovarsi dalle proprie ceneri e di rappresentare la vittoria della vita sulla morte.
Così, mentre una parte della struttura lascia spazio al nuovo, un’altra si prepara a rinascere con funzioni diverse ma altrettanto vitali: accogliere studenti, residenti, attività economiche, restituendo al quartiere spazi fruibili e servizi necessari.
La memoria non viene cancellata dalla trasformazione. Al contrario, si sedimenta, diventa radice su cui costruire il futuro. La ex Caserma Umberto I, poi Artale, ritorna alla città non come simbolo di chiusura, ma come esempio di rigenerazione urbana.
Come l’Araba Fenice, rinasce a nuova vita.

