(AGENPARL) - Roma, 23 Febbraio 2026 - (AGENPARL) – Mon 23 February 2026 Dopo le ultime dichiarazioni della vicesindaca Emily Clancy, che ha rilanciato l’obiettivo dello “sfitto zero” sul patrimonio Acer e l’idea di andare casa per casa per convincere i proprietari ad affittare a canone concordato, e dopo l’intervento del presidente della Regione Michele de Pascale, che ha indicato nella costruzione in altezza una possibile leva per abbassare i costi degli alloggi, interviene Alberto Zanni, presidente di Confabitare e candidato sindaco con “Una nuova Bologna”, forte di un’esperienza pluridecennale nel settore: “Dopo quattro anni di mandato lo sfitto zero dovrebbe essere un traguardo già raggiunto. Sul patrimonio Acer la responsabilità è pubblica, dunque se esistono alloggi popolari sfitti non si usino come slogan”. Zanni delimita il campo: “La Clancy parlava di alloggi Acer, non di alloggi privati, ma in un unico discorso sulla casa, per dare l’idea che lo sfitto zero diventa un discorso generale. Ma c’è da dire che nel mercato immobiliare lo sfitto zero non esiste, c’è uno sfitto fisiologico, tra il 2% e il 5% che comprende migliaia di appartamenti legati a ristrutturazioni, successioni, rotazioni di inquilini. Nel nostro programma abbiamo indicato l’obiettivo di riportare 9.000 appartamenti privati sul mercato con strumenti concreti e misurabili. Probabilmente la vicesindaca ha letto quella proposta e ha pensato di rilanciare con lo ‘sfitto zero’ in stile Cetto La Qualunque”. Netto sull’idea di convincere i proprietari porta a porta: “I proprietari non si convincono coi racconti, come alle elezioni. Il mercato funziona su rischio e rendimento. Servono garanzie contro la morosità, tempi certi nei procedimenti, una fiscalità coerente perché la locazione è una scelta patrimoniale”. Poi la replica a de Pascale sulla verticalità: “Costruire in verticale a Bologna ha senso solo con investimenti importanti, quindi non risolverebbe il problema dell’abitare. Poi da noi a Bologna esistono vincoli oggettivi, i coni di volo dell’aeroporto e la composizione del terreno. Gli slogan non risolvono l’emergenza abitativa. L’edilizia in altezza richiede fondazioni più profonde, strutture antisismiche più performanti, studi geologici complessi. Se si comprimono le spese, il rischio è produrre edifici che nel tempo diventano un problema, i cosiddetti ecomostri”.
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