(AGENPARL) - Roma, 13 Febbraio 2026Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha espresso “grave preoccupazione” per l’escalation della violenza in Sud Sudan, invitando tutte le parti coinvolte a ridurre immediatamente le tensioni e a cessare le ostilità.
In una dichiarazione ufficiale, i membri del Consiglio hanno manifestato profonda apprensione per l’intensificarsi degli scontri nello Stato di Jonglei e nell’Equatoria orientale, oltre che in altre aree del Paese. Hanno inoltre ricordato che, secondo il diritto internazionale, coloro che ordinano o commettono crimini di guerra possono essere ritenuti penalmente responsabili.
Il Consiglio ha sollecitato con forza le parti a risolvere le controversie attraverso un dialogo pacifico, sottolineando che il deterioramento della situazione e le violazioni dell’accordo di pace del 2018 stanno minando la stabilità nazionale e aggravando le necessità umanitarie.
Particolare attenzione è stata rivolta alla pressione crescente sulla UNMISS, la Missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan, incaricata di proteggere i civili e facilitare l’accesso agli aiuti umanitari. I membri del Consiglio hanno espresso pieno sostegno alla missione, evidenziando come la cooperazione tra il governo di transizione e l’ONU sia essenziale per mantenere pace e stabilità.
È stata inoltre manifestata preoccupazione per eventuali richieste di chiusura delle basi ONU di Wau e Bentiu, che potrebbero compromettere seriamente la capacità operativa delle missioni internazionali, inclusa l’UNISFA, e ostacolare la protezione dei civili.
Il contesto rimane fragile. Il Sud Sudan, indipendente dal 2011, è precipitato nella guerra civile nel 2013 dopo lo scontro politico tra il presidente Salva Kiir Mayardit e l’allora vicepresidente Riek Machar. Nonostante l’accordo di pace del 2018 e la formazione di un governo di unità nazionale, tensioni e scontri armati persistono.
Negli ultimi mesi, i combattimenti tra le forze governative SSPDF e l’SPLA-IO hanno conosciuto una nuova escalation, in particolare nel nord di Jonglei e nello Stato di Western Equatoria. Machar, primo vicepresidente, è agli arresti domiciliari dal marzo 2025 e attualmente sotto processo, elemento che contribuisce ad alimentare le divisioni politiche interne.
Il Consiglio di Sicurezza ha ribadito il proprio impegno a sostenere il processo di pace e ha invitato i leader sud-sudanesi a intraprendere un dialogo interpartitico autentico e inclusivo per consolidare l’accordo del 2018 e garantire una stabilità duratura nella regione.
