(AGENPARL) - Roma, 13 Febbraio 2026 - (AGENPARL) – Fri 13 February 2026 COMUNICATO
STAMPA
Nuoro, 13 febbraio 2026 – In
Sardegna c’è uno nuovo scrigno di biodiversità che si è conservato per milioni
di anni nel cuore delle cavità carsiche del Montalbo e che ha portato alla
scoperta di dieci nuove specie, uniche al mondo, di crostacei: piccoli
gamberetti dove il più grande raggiunge appena i due centimetri di lunghezza. È
quanto emerso dalle ricerche, presentate oggi nella sala consiliare del Comune
di Nuoro, durante un incontro pubblico dal titolo “Dove l’acqua incontra la
vita”. Il progetto, promosso e finanziato dal Parco di Tepilora nell’area della
Riserva di Biosfera MaB Unesco di Tepilora, Rio Posada, Montalbo, ha visto il
coinvolgimento degli studiosi della Libera Università di Bruxelles, degli
speleosub dell’associazione Phreatic, e di esperti in biologia, scienze
naturali e geologia che, per quasi due anni, hanno studiato i corsi d’acqua che
attraversano la catena montuosa tra Siniscola e Lula, tra l’acquifero di “Sa
conca ‘e Locoli” e la sorgente di “Fruncu ‘e oche”. Centinaia di ore di
immersione, su profondità di decine di metri e spostamenti in stretti cunicoli lungo
versanti in asciutto mai esplorati, hanno permesso di sperimentare nuove
tecniche di analisi biologica, del Dna della fauna acquatica e di ricostruire,
quindi, la storia della Sardegna fin da quando era ancora un tutt’uno con la penisola
Iberica e il sud della Francia. I due gamberetti più grandi sono stati censiti
in ambito scientifico, così da ricordare il territorio di provenienza, come Stenasellus
montisalbis e Stenasellus tepilorae.
L’incontro pubblico. La
presentazione nuorese, coordinata dalla direttrice del Parco di Tepilora
Marianna Mossa, si è aperta con i saluti istituzionali del sindaco del
capoluogo barbaricino, Emiliano Fenu, del presidente della Provincia di Nuoro,
Giuseppe Ciccolini, del presidente del Parco di Tepilora e coordinatore della
Riserva della Biosfera, Martino Sanna, e del presidente della Federazione
speleologica sarda, Angelo Naseddu. È stata poi la volta di Andrea Marassich,
presidente dell’associazione Phreatich, che dopo la proiezione di un breve
video-documentario sulle ricerche speleo subacquee in grotta è intervenuto sul tema “Il
territorio e il monitoraggio”. In collegamento video da Roma il prof. Fabio
Stoch, della Libera Università di Bruxelles, ha illustrato invece lo studio
sulle acque di grotta, le nuove scoperte e le implicazioni sulla biodiversità
della Sardegna. Ha chiuso i lavori il geologo e referente della Riserva di
Biosfera nell’assemblea del Parco di Tepilora, Francesco Murgia, con un
ragionamento dedicato alla “Ricerca e tutela sugli ecosistemi sotterranei:
sviluppi progettuali”.
Il Parco di Tepilora. “Si
tratta di uno studio scientifico su cui il Parco di Tepilora ha creduto fin
dall’inizio, perché conoscere le nostre acque carsiche significa mettere al
posto giusto i pezzi del puzzle evolutivo del Mediterraneo e della ricca
biodiversità che ancora si conserva nelle cavità del Montalbo”. Lo ha detto il
presidente del Parco di Tepilora e coordinatore della Riserva di Biosfera MaB
Unesco di Tepilora, Rio Posada e Montalbo, Martino Sanna, che ha aggiunto: “La
scoperta di nuove specie animali ci racconta di quanto ancora ci sia da
analizzare e ricercare in Sardegna. Di quanto questa terra antica abbia
custodito per milioni di anni e che, grazie alle innovative metodologie di
ricerca come quella biologica sperimentata nel cuore delle nostre montagne,
possiamo ancora ritrovare e mettere alla base delle prossime frontiere della
conoscenza. Il cammino verso i nuovi traguardi del sapere ha raggiunto grandi
risultati e per quanto ci riguarda continueremo a fare la nostra parte
contribuendo a sostenere team e progetti di ricerca che, nel riprendere in mano
il passato, possano dare alle nostre comunità e alla Sardegna intera uno
slancio più forte verso il futuro”, ha concluso Martino Sanna.
La Riserva della Biosfera. “È
una soddisfazione straordinaria condividere gli esiti di questo studio, che
conferma l’importanza dei monitoraggi condotti dagli speleologi in
collaborazione con gli istituti di ricerca negli ambienti carsici. La
cooperazione tra Riserva MaB Unesco, associazione Phreatic e Università di
Bruxelles ha portato non solo a nuove conoscenze sulla biodiversità della
Sardegna, ma ha aperto una strada, basata sulla genomica, per condurre analisi
più veloci e meno invasive sullo stato ambientale dei nostri territori”, così
il referente per il Parco di Tepilora della Riserva di Biosfera, Francesco
Murgia.
L’Università. In
video collegamento da Roma, il prof. Stoch ha ricordato come: “Lo studio
biologico sull’acquifero carsico del Monte Albo, effettuato con moderne
tecniche molecolari basate sul sequenziamento del Dna, ha consentito di
scoprire una decina di specie di crostacei acquatici: del tutto nuove per la scienza.
Queste specie sono esclusive del Monte Albo; la più cospicua e frequente è un
crostaceo che può raggiungere i 2 cm di lunghezza, la cui descrizione, in corso
di stampa sul prestigioso Zoological Journal of the Linnean Society,
recherà il nome della località dove è stato raccolto e si chiamerà Stenasellus
montisalbi. Studiandola, abbiamo potuto ricostruire la sua origine ed
evoluzione: si tratta di una specie di origine molto antica, più antica del
distacco della placca sardo-corsa dall’area europea avvenuta a partire da 20-18
milioni di anni fa. In pratica, la Sardegna, come una grande ‘zattera’, ha
trasportato i discendenti di molte di queste specie durante la sua migrazione
nel Mediterraneo i quali, nel tempo, si sono evoluti in nuove specie tutte
endemiche dell’isola. Il progetto – ha proseguito il prof. Stoch – si è anche
avvalso di tecniche innovative per il sequenziamento del Dna ambientale; il Dna
disperso nell’ambiente ha consentito di delineare la distribuzione della fauna
nell’acquifero, individuando diverse compartimentazioni dello stesso, la loro
dinamica in funzione delle variazioni idrologiche e di mettere in luce le
correlazioni tra le acque sotterranee e i sovrastanti ambienti di superficie. I
risultati dell’applicazione di tale tecnica hanno aperto la strada a un nuovo
progetto europeo, ‘Biodiversa + (Sub-BioMon)’, che consentirà di verificare gli
effetti dei cambiamenti climatici e delle attività antropiche sulle acque
sotterranee”.
Gli speleosubacquei. “La
Grotta di Sa Conca ‘e Locoli, nel massiccio del Monte Albo – ha spiegato lo
speleosub Andrea Marassich – rappresenta uno dei sistemi carsici più complessi
della Sardegna. Dopo circa 300 metri, tra pozzi e laghetti, si raggiunge il
sifone iniziale da cui si sviluppano due rami distinti. Verso monte si estende
il ramo più tecnico, con cinque sifoni progressivamente più impegnativi: il
terzo è attualmente il più profondo tra i conosciuti in Sardegna ed è esplorato
con rebreather (una respirazione a circuito chiuso, ndr.) e scooter
subacquei. Verso valle, la diramazione Siniscola termina con un quinto sifone
stretto e non percorribile; qui la difficoltà principale è la lunga e
articolata parte asciutta post-sifone, che richiede elevato impegno fisico e
gestione del rischio”, ha concluso il presidente dell’associazione Phreatic.
Dal seguente link si possono
scaricare foto e video:
https://www.swisstransfer.com/d/727be297-27a4-4235-9f1e-6da47f828a98
Ufficio stampa
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