(AGENPARL) - Roma, 12 Febbraio 2026 - (AGENPARL) – Thu 12 February 2026 Gentile collega,
ti segnalo un nuovo studio pubblicato pochi minuti fa su *Science*, che
vede un importante coinvolgimento dell’Istituto Nazionale di Astrofisica
(INAF), dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e delle Università di Padova e
Torino. Protagonista dello studio è il sistema LHS 1903, una sorta di
“mondo all’incontrario”: grazie ai dati del satellite Cheops, è stato
scoperto un pianeta roccioso proprio dove, secondo i modelli attuali,
dovrebbero esserci solo giganti gassosi.
Siamo a disposizione per fornire ulteriori dettagli o per organizzare
un’intervista qualora fossi interessata/o.
Grazie dell’attenzione e della diffusione.
Cordiali saluti.
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12 febbraio 2026
LHS 1903: IL SISTEMA PLANETARIO “AL CONTRARIO” CHE RISCRIVE I MODELLI DI
FORMAZIONE PLANETARIA
Grazie ai dati del satellite Cheops dell’ESA, un team internazionale, di
cui fanno parte anche ricercatrici e ricercatori dell’INAF e dell’ASI, ha
scoperto un’anomalia nel sistema di una stella nana rossa, che mette in
discussione le attuali teorie sulla nascita dei pianeti. A differenza del
nostro Sistema solare, questo sistema presenta un pianeta roccioso in
un’orbita esterna dove i modelli prevedono solo giganti gassosi, suggerendo
una formazione planetaria sequenziale dall’interno all’esterno (inside-out).
Il sistema planetario orbitante attorno alla stella LHS 1903 sta mettendo a
dura prova le teorie che descrivono la formazione planetaria. Le recenti
osservazioni del satellite Cheops (CHaracterising ExOplanet Satellite)
dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) hanno infatti evidenziato anomalie
strutturali capaci di scardinare i modelli consolidati da decenni di
osservazioni e studi teorici: sorprendentemente, il pianeta più esterno
sembra essere roccioso e pare essersi formato più tardi e in un ambiente
diverso rispetto a quello degli altri pianeti del sistema. Il lavoro,
guidato da Thomas G. Wilson (dell’Università di St. Andrews e
dell’Università di Warwick, Regno Unito) e che vede il coinvolgimento
dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dell’Agenzia Spaziale
Italiana (ASI) e delle Università di Padova e Torino, è stato pubblicato
oggi sulla rivista Science.
“L’Italia riveste un ruolo di primo piano nella missione Cheops grazie alla
sinergia tra ASI, INAF e Università, contribuendo sia alla progettazione
degli strumenti ottici sia all’analisi scientifica dei dati”, dice Gaetano
Scandariato, ricercatore dell’INAF, coautore dello studio e Responsabile
Scientifico Nazionale per la missione CHEOPS. “Il successo di questa
scoperta su Science dimostra l’eccellenza della nostra comunità astrofisica
nella comprensione dell’architettura e dell’evoluzione dei sistemi
esoplanetari”.
“I risultati di questo lavoro confermano l’importante contributo della
missione per lo studio degli esopianeti”, commenta Manuele Gangi,
responsabile ASI delle attività scientifiche di Cheops. “L’esperienza e le
conoscenze acquisite con Cheops daranno un notevole supporto alle future
missioni PLATO e Ariel, che vedono ancora una volta una forte
partecipazione dell’Agenzia Spaziale Italiana e della comunità scientifica
italiana”.
LHS 1903 è una piccola nana rossa di classe M, una stella più fredda e meno
luminosa del Sole, distante circa 116 anni luce dalla Terra. Precedenti
osservazioni avevano individuato tre pianeti in orbita attorno a essa: il
più interno di natura rocciosa, seguito da due giganti gassosi. Una
configurazione apparentemente ordinaria, finché i dati del satellite Cheops
non hanno rivelato un quarto piccolo pianeta, il più distante dalla stella,
che, contrariamente a ogni previsione, risulta essere roccioso.
Le teorie attuali prevedono infatti che i pianeti interni siano piccoli e
rocciosi perché la potente radiazione stellare spazza via la maggior parte
del gas attorno al nucleo in formazione; al contrario, nelle zone esterne,
le temperature più basse dovrebbero favorire la formazione di giganti
gassosi. La presenza di un mondo roccioso in un’orbita così remota
suggerisce che questo corpo celeste possa essersi formato in un momento
successivo rispetto ai suoi compagni.
Dopo aver escluso scenari come impatti catastrofici o migrazioni
planetarie, la spiegazione più accreditata suggerisce che i pianeti non
siano nati simultaneamente da un unico disco protoplanetario, come
comunemente avviene, ma che la stella li abbia generati in successione.
Questa teoria, nota come formazione planetaria “inside-out” (dall’interno
verso l’esterno), era stata ipotizzata circa un decennio fa, ma il sistema
di LHS 1903 ne rappresenta oggi la prova più concreta mai osservata finora.
Questa scoperta suggerisce che il pianeta roccioso esterno si sia formato
quando il sistema aveva ormai esaurito il gas, una condizione finora
ritenuta proibitiva per la nascita di nuovi mondi. Se i modelli
tradizionali si basano sulla struttura del nostro Sistema solare, la
varietà di sistemi individuati da strumenti sempre più sensibili e precisi
sta spingendo gli astronomi a riconsiderare queste teorie. Come
sottolineato dagli autori dello studio, la rarità potrebbe non risiedere in
sistemi “anomali” come LHS 1903, ma nel nostro stesso Sistema solare.
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PER ULTERIORI INFORMAZIONI:
L’articolo “Gas-depleted planet formation occurred in the four-planet
system around the red dwarf LHS 1903”
, di Thomas G. Wilson et al., è
stato pubblicato online sulla rivista Science.
IMMAGINI:
Figura 1: Rappresentazione artistica del sistema planetario attorno alla
stella LHS 1903. Crediti: ESA
Figura 2: Rappresentazione artistica del satellite Cheops dell’ESA in
orbita attorno alla Terra. In questa immagine, il coperchio del telescopio
del satellite è aperto. Crediti: ESA / ATG medialab
UFFICIO STAMPA INAF:
MEDIA RELATIONS ASI:
——————————
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(INAF)*
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