(AGENPARL) - Roma, 11 Febbraio 2026L’Ucraina potrebbe indire nuove elezioni presidenziali nella primavera del 2026, accompagnandole a un referendum su un eventuale accordo di pace, nel tentativo di rafforzare la legittimità politica interna ed esterna del presidente Volodymyr Zelensky. È quanto riporta il Financial Times, citando funzionari ucraini ed europei coinvolti nella pianificazione.
Secondo il quotidiano britannico, Washington avrebbe sollecitato Kiev a rinnovare il mandato presidenziale attraverso elezioni nazionali – rinviate a causa della guerra e della legge marziale – come condizione per attivare garanzie di sicurezza a lungo termine. L’ipotesi sarebbe quella di votare prima della metà di maggio, con un possibile annuncio ufficiale atteso il 24 febbraio.
Parallelamente, verrebbe sottoposto agli elettori un referendum su un accordo di pace mediato dagli Stati Uniti. L’intesa, secondo le indiscrezioni, prevederebbe la cessazione delle ostilità in cambio del riconoscimento del controllo russo su circa un quinto del territorio ucraino attualmente occupato. Il presidente Zelensky ha più volte sostenuto che una cessione territoriale unilaterale sarebbe incostituzionale; un referendum popolare potrebbe rappresentare, in questo scenario, uno strumento per superare l’ostacolo giuridico e politico.
Tuttavia, le ricostruzioni giornalistiche sono state accolte con cautela da Kiev. Il Daily Telegraph cita una fonte vicina a Zelensky secondo cui la sequenza sarebbe opposta: prima dovrebbero arrivare solide garanzie di sicurezza occidentali, poi eventualmente le elezioni. “Finché non ci sarà sicurezza, non ci saranno annunci”, avrebbe dichiarato la fonte.
La questione si inserisce in un quadro estremamente complesso. La Costituzione ucraina vieta lo svolgimento di elezioni durante la legge marziale, attualmente in vigore. Inoltre, milioni di cittadini sono sfollati, impegnati al fronte o rifugiati all’estero, mentre circa un quinto del Paese resta sotto occupazione russa. Alcuni partiti considerati filo-russi o contrari alla linea del governo sono stati messi al bando, elemento che alimenta ulteriori interrogativi sulla piena competitività del processo elettorale.
Un eventuale voto presidenziale non modificherebbe comunque l’attuale composizione del Parlamento, poiché non sono previste elezioni legislative e il partito di Zelensky resta il gruppo più numeroso alla Verkhovna Rada.
Anche sul piano interno non mancano perplessità. Il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, ha avvertito che una competizione politica in tempo di guerra potrebbe minare l’unità nazionale, sostenendo che “la competizione politica durante la guerra è negativa” e che il rischio sarebbe quello di “distruggere il Paese dall’interno”, obiettivo che favorirebbe Mosca.
Secondo il Financial Times, un gruppo di lavoro governativo starebbe studiando modalità tecniche per organizzare elezioni sotto la legge marziale in linea con gli standard dell’Unione Europea. Tra le ipotesi, la creazione di seggi nei Paesi che ospitano rifugiati ucraini, con il coinvolgimento delle autorità locali. Kiev avrebbe inoltre espresso preoccupazione per possibili interferenze russe, valutando il coinvolgimento delle agenzie di intelligence alleate per garantire la sicurezza del processo.
Il presidente statunitense Donald Trump ha più volte sollecitato Zelensky a indire elezioni, sostenendo che un rinnovo del mandato rafforzerebbe la legittimità democratica dell’Ucraina nei negoziati di pace. A dicembre 2025, Trump aveva dichiarato che “è giunto il momento” di votare, affermando che il popolo ucraino dovrebbe avere la possibilità di scegliere la propria leadership.
Resta ora da capire se le pressioni internazionali, le esigenze costituzionali e la realtà della guerra consentiranno davvero lo svolgimento di elezioni e di un referendum in primavera, o se l’ipotesi resterà confinata al piano delle indiscrezioni diplomatiche.
