(AGENPARL) - Roma, 9 Febbraio 2026 - (AGENPARL) – Mon 09 February 2026 con decreto del pm di Milano è stato disposto in via d’urgenza il controllo giudiziario per caporalato per Foodinho, la società di delivery del colosso Glovo, in quanto, sulla base delle risultanze delle indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, sarebbe emerso che veniva impiegata “manodopera in condizioni di sfruttamento e approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori”, corrispondendo “ai rider in stato di bisogno e operanti sul territorio milanese e nazionale (rispettivamente pari a circa 2.000 e 40.000 lavoratori), una retribuzione in alcuni casi inferiore fino al 76,95 per cento rispetto alla soglia di povertà e inferiore fino al 81,62 per cento rispetto alla contrattazione collettiva”;
paghe sotto la soglia di povertà e condizioni di lavoro che configurerebbero sfruttamento del lavoro. Elementi avvalorati dalle numerose testimonianze in base alle quali emergerebbe che, ad esempio, “Sono sempre geolocalizzato tramite l’app e, se sono in ritardo con una consegna, Glovo mi chiama per sapere cosa succede (…) Il compenso varia tra 2,50 e 3,70 euro a consegna” o che, lavorando con le loro “bici elettriche” anche in centro a Milano, tra le zone del Duomo e della stazione Centrale, riuscivano a guadagnare “800 o 900 euro” al mese per “12 ore di lavoro” al giorno, con un “compenso medio” a consegna di 2,5 euro. Non manca, altresì, l’applicazione di penalizzazioni in caso di ritardi nelle consegne;
le indagini hanno evidenziato, ancora una volta, che i rider sottoposti a tali condizioni non possono essere considerati lavoratori autonomi e ai medesimi vada applicata la disciplina del lavoro subordinato, come previsto dal decreto legislativo 81/2015, in base al quale si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro prevalentemente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente, anche se organizzate mediante piattaforme anche digitali;
il quadro che emerge anche da quest’ultima inchiesta evidenzia una grave e diffusa condizione di sfruttamento di tanti lavoratori, cui viene negato il diritto a una retribuzione “sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”, come previsto dall’articolo 36 della Costituzione;
anche chi impone tali condizioni è, a parere degli interroganti, un nemico dell’Italia -:
quali urgenti iniziative intenda assumere al fine di prevenire e contrastare il diffondersi di condizioni di lavoro in grave violazione del nostro ordinamento.
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