(AGENPARL) - Roma, 7 Febbraio 2026Ci sono momenti in cui uno evento sportivo trascende la dimensione atletica e diventa politica, cultura e simbolo nazionale. La Cerimonia di Apertura dei Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026 è stata senza dubbio uno di questi momenti. Ma il vero cuore pulsante della serata è stato il discorso di Giovanni Malagò, Presidente della Fondazione Milano Cortina 2026, un intervento che ha dimostrato capacità di visione, padronanza istituzionale e un senso politico raro da osservare in ambito sportivo.
A San Siro, davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla Presidente del CIO Kirsty Coventry, ai rappresentanti del Movimento Olimpico e a miliardi di spettatori in tutto il mondo, Malagò ha dimostrato di essere padrone assoluto della scena. Lo stadio era silenzioso, catturato parola dopo parola: un silenzio vivo, attentissimo, quasi tangibile. Non si tratta di un successo formale, frutto del ruolo, ma di autorevolezza naturale, che emerge dalla padronanza del linguaggio, dalla consapevolezza storica e dalla gestione impeccabile dello spazio pubblico.
Il discorso, pronunciato in lingua inglese con disinvoltura e precisione, ha superato i confini della cerimonia sportiva, collocandosi su un piano politico e culturale di respiro internazionale. Malagò non ha parlato soltanto all’Italia, ma al mondo intero, utilizzando lo sport come linguaggio universale, la bellezza come strumento politico e la tradizione come leva morale. In questo senso, la sua retorica non è stata mai ornamentale, ma sempre funzionale: un appello alla responsabilità collettiva e alla proiezione internazionale del Paese.
Particolarmente efficace è stato il modo in cui ha intrecciato storia e modernità. Il richiamo all’eredità olimpica italiana – da Cortina 1956, Roma 1960, Torino 2006 – non è stato un esercizio commemorativo, ma un invito a leggere il presente attraverso le esperienze passate. Il discorso ha messo in luce come l’Italia, pur nelle difficoltà, sia in grado di coordinare progetti di enorme complessità, garantendo al contempo sostenibilità, equilibrio di genere e innovazione tecnologica. In un’epoca segnata da conflitti e divisioni globali, il messaggio era chiaro: un altro mondo è possibile, costruito sulla collaborazione, sulla cultura e sull’armonia.
La capacità di Malagò di trasformare difficoltà in valore condiviso è stata evidente nella narrazione del percorso verso i Giochi. Ha riconosciuto le sfide senza indulgere nell’autocelebrazione, e ha valorizzato il contributo di istituzioni, volontari, regioni e comunità locali come dimostrazione concreta della forza e dell’efficacia del sistema italiano. Non era solo un ringraziamento: era un modello di leadership basato sulla cooperazione, sulla strategia e sulla responsabilità collettiva.
Il discorso ha assunto una dimensione da statista politico anche grazie all’uso consapevole dei simboli: la Fiamma Olimpica, i due bracieri, l’orgoglio nazionale. Non sono semplici elementi scenici, ma strumenti di diplomazia culturale, capaci di trasmettere messaggi di unità, rispetto e armonia in tutto il mondo. In questo senso, Malagò ha trasformato la cerimonia in una piattaforma di soft power, dimostrando che la leadership italiana può avere impatto internazionale anche al di fuori delle sedi tradizionali della politica.
Ciò che emerge con chiarezza è che la figura di Malagò non può più essere confinata al ruolo di manager sportivo o a eventuali incarichi privati. La sua prova a San Siro è stata politica e strategica, con una lettura della scena pubblica e internazionale degna dei grandi leader. Visione, linguaggio, controllo dello spazio, gestione simbolica e capacità di ispirare un pubblico globale: tutti elementi che lo collocano tra le personalità italiane con più respiro internazionale negli ultimi anni.
Se Milano Cortina 2026 resterà nella storia per l’organizzazione impeccabile e i risultati sportivi, il discorso di Giovanni Malagò sarà ricordato come il momento in cui sport e politica si sono intrecciati in modo virtuoso, in cui il Paese ha mostrato leadership morale e capacità di visione globale. Una leadership destinata, con ogni probabilità, a proseguire ben oltre l’evento olimpico, con un futuro che sembra sempre più proiettato verso l’agone politico internazionale.
Milano Cortina 2026 non è stato soltanto un successo sportivo: è stato il palcoscenico su cui Malagò ha mostrato il volto di un leader completo, capace di coniugare cultura, istituzioni, diplomazia e visione politica. Un discorso destinato a rimanere negli annali come esempio di come lo sport possa diventare anche politica nel senso più alto del termine.
