(AGENPARL) - Roma, 6 Febbraio 2026 - (AGENPARL) – Fri 06 February 2026 Olimpiadi Milano-Cortina: Barbera (PRC), “Giù le mani da Ghali. Il ‘gran
teatro’ della destra censura l’arabo e la pace. Vergogna di Stato a San
Siro”
“Quello che sta accadendo intorno alla cerimonia di apertura delle
Olimpiadi Milano-Cortina è il ritratto fedele di un’Italia ostaggio di un
oscurantismo reazionario e censorio. Il post di Ghali non è solo uno sfogo
artistico, è un atto d’accusa politico che scoperchia il pentolone della
propaganda di regime. Lo hanno voluto come ‘figurina’ della diversità, ma
hanno tentato di cucirgli la bocca non appena ha provato a portare sul
palco la sua identità e un messaggio autentico di pace.”
Così dichiara in una nota Giovanni Barbera, membro della Direzione
nazionale di Rifondazione Comunista.
“È gravissimo e inaccettabile – prosegue Barbera – che, secondo quanto
denunciato dall’artista, sia stata proibita l’esecuzione dell’Inno d’Italia
da parte sua e, peggio ancora, sia stata censurata la lingua araba da una
poesia sulla pace. In questo Paese la destra al governo ha paura persino
dei suoni: la lingua araba, parlata da milioni di nuovi cittadini e parte
integrante della cultura mediterranea, diventa per loro ‘di troppo’, un
pericolo da estirpare per non disturbare il manovratore e la narrazione
sovranista.”
“Siamo di fronte a un ‘Gran Teatro’ dell’ipocrisia, dove le Olimpiadi – che
dovrebbero essere simbolo di fratellanza tra i popoli – vengono trasformate
in un’operazione di marketing politico che silenzia le voci critiche e le
istanze di chi non si allinea al pensiero unico. Il Ministro Abodi e
l’intera organizzazione chiariscano immediatamente: chi ha deciso che
l’arabo era di troppo? Chi ha paura che Ghali esprima il suo pensiero?”
“A Ghali va la nostra totale solidarietà. Il suo silenzio sul palco, se
tale sarà per imposizione, farà molto più rumore degli applausi di plastica
delle autorità in tribuna. Non resteremo a guardare mentre si tenta di
trasformare Milano e lo sport in un recinto di censura preventiva. Questa
non è l’Italia che vogliamo, questo è un regime culturale che dobbiamo
contrastare con ogni forza.”