(AGENPARL) - Roma, 5 Febbraio 2026 - (AGENPARL) – Thu 05 February 2026 L’Assemblea legislativa approva a maggioranza la mozione promossa da
Fabrizio Ricci (Avs) e Maria Grazia Proietti (Pd)
(Acs) Perugia, 5 febbraio 2026 – L’Aula di Palazzo Cesaroni, con
voti 11 voti favorevoli della maggioranza e 6 contrari delle
opposizioni, ha approvato la mozione promossa dai consiglieri Fabrizio
Ricci (Avs-primo firmatario) e Maria Grazia Proietti (Pd) che esprime
“Contrarietà alla proposta di riformulazione del Ddl sul reato di
violenza sessuale che elimina il principio del consenso libero,
attuale e inequivoco”.
L’atto di indirizzo impegna la Giunta regionale a: “Esprimere
formalmente, nelle sedi istituzionali appropriate e attraverso la
Conferenza delle Regioni, la netta contrarietà della Regione Umbria
alla riformulazione del disegno di legge sulla violenza sessuale
presentata dalla senatrice Bongiorno, che elimina il principio del
consenso dal testo approvato all’unanimità dalla Camera; sollecitare
il Governo nazionale e il Parlamento affinché venga ripristinato il
testo originario approvato dalla Camera, basato sul principio del
‘consenso libero e attuale’, in linea con la Convenzione di
Istanbul e con gli orientamenti giurisprudenziali della Corte di
cassazione, respingendo ogni arretramento rispetto all’accordo
bipartisan raggiunto; promuovere, di concerto con il Centro Pari
Opportunità della Regione, in collaborazione con le associazioni che
operano nel contrasto alla violenza di genere e con i centri
antiviolenza presenti sul territorio regionale, iniziative di
sensibilizzazione e formazione sulla cultura del consenso, rivolte
alla cittadinanza e in particolare alle giovani generazioni”.
Illustrando l’atto, Ricci ha sottolineato che: “La proposta
Bongiorno, riportando il dissenso al centro del reato, rischia di
cancellare questo orientamento giurisprudenziale e di offrire agli
avvocati difensori strumenti per sottoporre le vittime a interrogatori
umilianti e invasivi, ponendo l’onere della prova sul comportamento
della vittima piuttosto che sulla condotta dell’aggressore. La nuova
formulazione prevede inoltre una riduzione delle pene per la violenza
sessuale ‘senza altre specificazioni’, che passa da una reclusione
di 6-12 anni (testo approvato alla Camera) a 4-10 anni, mantenendo il
range 6-12 anni solo se ‘il fatto è commesso mediante violenza o
minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di
inferiorità fisica o psichica della persona offesa’. Secondo i dati
Istat, solo il 10% delle violenze sessuali viene denunciato in Italia,
e le denunce non sono in aumento, mentre crescono significativamente
le violenze sessuali contro le donne tra i 18 e i 25 anni. La riforma
basata sul consenso potrebbe incoraggiare le denunce e ridurre i
legittimi timori di vittimizzazione secondaria delle vittime che
decidono di denunciare. La modifica proposta dalla senatrice Bongiorno
tradisce l’accordo unanime raggiunto alla Camera, rappresentando una
frattura gravissima del patto politico bipartisan sulla tutela delle
donne. Le associazioni femministe e i centri antiviolenza hanno
espresso forte preoccupazione per questa riformulazione, evidenziando
come l’ambiguità della nozione di atti sessuali ‘a sorpresa’ e lo
spostamento del focus dall’atto al danno misurabili costituiscano
elementi di grave arretramento. La scelta di tornare a una definizione
di stupro incentrata sul dissenso e non sul consenso riporta
l’ordinamento italiano a una concezione giuridica superata, che pone
al centro della valutazione il comportamento della vittima anziché la
libertà di autodeterminazione della persona”.
Maria Grazia Proietti (Pd) ha sottolineato: “La riscrittura del
reato toglie dal testo di legge il riferimento al consenso libero,
introducendo la ‘volontà contraria’. Un cambio pesante che incide
sulla libertà della persona e impatta su una riforma attesa da tempo.
C’è un nuovo sguardo del diritto penale, rivolto su chi subisce.
Non si tiene conto della paura, del blocco emotivo, della soggezione.
Un passo indietro che riapre zone grigie che producono
colpevolizzazione e umiliazione. Le modifiche alla legge creano
incertezza nei tribunali e scoraggia le denunce. Tutto questo mentre
in altri Paesi europei si seguono strade diverse. Bisogna affermare il
diritto che la libertà sessuale esiste solo quando c’è
consenso”.
Enrico Melasecche (Lega): “Ho letto moltissime critiche alla
proposta che questa mozione vuole portare avanti. Dall’intervista
alla senatrice Bongiorno al Corriere della sera si comprende che la
sua proposta rappresenta un ampliamento della tutela per le vittime di
violenza. Diviene reato ogni atto contro la volontà della vittima e
viene riconosciuto anche il reato di freezing, quando la donna non
manifesta la sua volontà perché congelata dalla paura. Il testo
della Camera invertiva l’onere della prova e imponeva all’imputato
di fornire prove a volte impossibili da reperire. La presenza del
consenso e del dissenso deve essere valutata alla luce dei fatti e
delle situazioni. È stato presentato un testo che tutela la volontà
delle donne, che resta centrale. Il testo di legge modificato al
momento rappresenta un grosso passo avanti e quindi ritengo
inopportuno il dispositivo della mozione”.
Simona Meloni (assessore): “Non si tratta solo di contrastare la
violenza ma anche di garantire un maggiore protagonismo della donna,
anche nel mondo del lavoro. Il tema vero è quello del consenso.
L’emendamento della senatrice produce effetti profondi e duraturi.
Il testo approvato rappresentava un punto di equilibrio condiviso.
Solo la Lega ha voluto proporre una formulazione alternativa.
L’effetto politico degli emendamenti è di indebolire la difesa
delle vittime. Si passa dalla responsabilità di chi agisce al
comportamento di chi subisce. L’Umbria sceglie di affermare che su
questi temi non si può arretrare”. MP/
link alla notizia: http://consiglio.regione.umbria.it/node/81991
————– parte successiva ————–
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