(AGENPARL) - Roma, 31 Gennaio 2026(AGENPARL) – Sat 31 January 2026 Un ufficio acquisti della grande distribuzione nel Sud Italia ha proposto
ai propri fornitori l’eliminazione delle figure di intermediazione. Lo ha
segnalato la Fnaarc, Federazione degli agenti e rappresentanti di commercio
aderente a Confcommercio. Si tratta – è scritto in una nota – di un
comportamento discutibile che travalica il normale confronto economico e
mira a delegittimare una categoria professionale come quella degli agenti,
strategica per il tessuto produttivo italiano, oltre a indebolire i
fornitori. In Italia operano oltre 210.000 agenti e rappresentanti di
commercio (circa 1.500 in Basilicata), il 74% plurimandatari e il 26%
monomandatari. Le donne rappresentano il 15% della categoria. Gli agenti di
commercio intermediano circa 400 miliardi di euro/anno pari al 30% del PIL
nazionale. Oggi gli agenti di commercio – sottolinea Fnaarc – svolgono
molto più della semplice promozione degli affari. Presidiano i territori,
anticipano le tendenze di mercato, portano informazioni preziose sia ai
clienti sia alle aziende, facilitano le relazioni commerciali, promuovono
iniziative di marketing, costruiscono relazioni durature con i vecchi
clienti e ne cercano costantemente di nuovi. Privare le aziende della rete
commerciale significa ridurre la loro capacità competitiva, il loro
sviluppo, il loro controllo sui mercati e sui territori di riferimento. Le
più esposte a queste conseguenze sono le PMI, ovvero l’ossatura economica
del nostro Paese. Agenti FNAARC invita le aziende mandanti a *respingere
con fermezza queste logiche meramente speculative *e a *riconoscere il
reale valore della forza vendita*. Innovare non significa eliminare
professionalità, ma valorizzarle, tutelando un modello commerciale che
rappresenta un pilastro del commercio italiano. Gli agenti di commercio
non sono delle zavorre che pesano sulle aziende, ma dei professionisti che
lavorano a provvigioni. Rappresentano da sempre un motore economico,
occupazionale e di sviluppo per l’economia del nostro Paese. Altra
battaglia è contro quelle aziende che usano impropriamente le figure del
procacciatore d’affari o del consulente al posto dell’agente di commercio,
anche se non ne hanno i requisiti. Una scorciatoia che crea, di fatto, una
confusione nel rapporto di lavoro tra mandante e agente e soprattutto
vanifica le intese sindacali raggiunte tramite gli Accordi Economici
