(AGENPARL) - Roma, 30 Gennaio 2026 - Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump starebbe valutando una serie di opzioni militari contro l’Iran, comprese operazioni delle forze speciali e raid mirati contro infrastrutture strategiche, pur mantenendo aperta la porta a una soluzione diplomatica. A riferirlo è il New York Times, che cita funzionari statunitensi a conoscenza delle discussioni in corso all’interno dell’amministrazione.
Secondo il quotidiano americano, al presidente sarebbe stata recentemente presentata dal Pentagono una lista ampliata di possibili scenari militari. Tra questi figurano incursioni di truppe statunitensi e un’intensificazione degli attacchi contro strutture nucleari e missilistiche iraniane. Uno degli scenari più rischiosi presi in considerazione sarebbe il dispiegamento segreto di forze speciali statunitensi con l’obiettivo di distruggere o disattivare i siti nucleari iraniani che non sarebbero stati colpiti durante gli attacchi statunitensi del giugno 2025.
Un’altra opzione, sempre secondo il New York Times, prevederebbe una serie di attacchi contro strutture direttamente collegate alla leadership iraniana, con l’intento di destabilizzare il Paese e favorire un cambiamento di potere dall’interno. In questo contesto, Israele starebbe esercitando pressioni su Washington affinché vengano presi di mira anche i siti legati al programma missilistico di Teheran, considerato una minaccia diretta alla sicurezza regionale.
Nonostante la gravità delle opzioni sul tavolo, le fonti citate dal quotidiano sottolineano che Trump non avrebbe ancora autorizzato alcuna azione militare. Al contrario, il presidente continuerebbe a preferire un approccio diplomatico, utilizzando la pressione militare e le dichiarazioni pubbliche come leva per spingere l’Iran a tornare al tavolo dei negoziati. Alcuni funzionari hanno infatti osservato che le recenti minacce servirebbero soprattutto a forzare Teheran ad accettare un nuovo round di colloqui.
In precedenza, Trump aveva dichiarato che una “imponente armata” statunitense si stava dirigendo verso l’Iran, esprimendo al contempo la speranza che il governo iraniano accettasse di negoziare un accordo “giusto ed equo”, basato sulla rinuncia totale alle armi nucleari. Il presidente ha inoltre ricordato l’operazione militare condotta dagli Stati Uniti lo scorso giugno contro impianti nucleari iraniani, denominata “Midnight Hammer”, avvertendo che un eventuale nuovo attacco “sarebbe molto peggiore” e invitando Teheran a non permettere che una simile escalation si ripeta.
