(AGENPARL) - Roma, 29 Gennaio 2026(AGENPARL) – Thu 29 January 2026 https://www.aduc.it/articolo/democrazia+digitale+conflitto+paradigmi+ortodossia_40570.php
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Democrazia e Digitale: il conflitto di paradigmi tra ortodossia ed eterodossia economica
Il rapporto tra democrazia e trasformazione digitale è un campo di battaglia tra due visioni economiche opposte. L’economia mainstream (ortodossa) vede il digitale come un potenziatore di mercati efficienti e libertà individuale. In questa prospettiva, le piattaforme ottimizzano scelte, la trasparenza aumenta e nuove forme di partecipazione (e-democracy) arricchiscono il dibattito pubblico. I rischi (polarizzazione, potere delle Big Tech, monopoli algoritmici) sono considerati distorsioni correggibili con regolamentazioni mirate e meccanismi di mercato. La democrazia ne uscirebbe rafforzata come un efficiente “mercato delle idee”.
L’economia eterodossa (che riunisce approcci post-keynesiani, istituzionalisti, marxisti, femministi) legge il digitale come un campo di potere sistemico. Sottolinea come la rivoluzione digitale abbia acuito le disuguaglianze e creato nuove forme di dominio. Le piattaforme non sono neutrali: estraggono rendite monopolistiche dai dati, sfruttano il lavoro digitale e operano un capitalismo della sorveglianza. La democrazia è quindi minacciata alla radice. La sfera pubblica è colonizzata da algoritmi che massimizzano l’engagement a scapito del dibattito razionale. Il consenso può essere manipolato con micro-targeting. Il potere si concentra in soggetti privati opachi, erodendo la sovranità popolare.
Lo scontro è tra due paradigmi inconciliabili:
1. Digitale come strumento di ottimizzazione della democrazia-mercato (mainstream).
2. Digitale come terreno di contesa politica per l’autodeterminazione collettiva (eterodossa).
Le soluzioni proposte riflettono questa divergenza. L’approccio mainstream punta a correzioni tecniche: antitrust, digital tax, fact-checking. L’eterodossia invoca una trasformazione strutturale: trattare i dati e le infrastrutture digitali come beni comuni (i dati sono un bene pubblico); garantire diritti digitali forti (dalla proprietà dei propri dati alla trasparenza algoritmica); usare la fiscalità per redistribuire la rendita digitale e finanziare un nuovo welfare; regolare le piattaforme con obiettivi di giustizia sociale, non solo di efficienza. Significa sottrarre il progetto di una società algoritmica (che pare inevitabile) alla logica del profitto per ancorarla a quella della cittadinanza.
Il digitale non è neutro. Può essere l’acceleratore di un modello democratico impoverito, manageriale e subordinato al mercato, o può diventare lo strumento per una democrazia più sostanziale, partecipativa ed egualitaria. La scelta dipende da quale economia – e quindi quale idea di società – guida la nostra governance tecnologica. Ignorare la lezione critica dell’eterodossia significa rischiare di consegnare il futuro della democrazia a logiche di potere che ne svuotano l’anima. La posta in gioco non è tecnica, ma profondamente politica.
Gian Luigi Corinto, docente di Geografia e Marketing agroalimentare Università Macerata, collaboratore Aduc
COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC
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