(AGENPARL) - Roma, 28 Gennaio 2026 - (AGENPARL) – Wed 28 January 2026 Roma, 28 gennaio 2026
Carissimi,
desidero ringraziare il Dipartimento GEPLI dell’Università LUMSA e il “Movimento delle Scuole
Etica ed Economia nel mondo” per aver promosso e organizzato questa preziosa occasione di
confronto sul rapporto tra etica ed economia nel XXI secolo.
Saluto Sua Eminenza Reverendissima, il Cardinale Pietro Parolin, il Magnifico Rettore Bonini, il
Ragioniere generale dello Stato Daria Perrotta, l’onorevole Alberto Michelini, i professori
Luigino Bruni e Filippo Giordano e tutti i presenti.
So che il libro di Tullio Chiminazzo che verrà presentato oggi racconta con grande efficacia la
storia del “Villaggio Impresa Madagascar” di Mahajanga, esperienza che declina concretamente
il valore della solidarietà, attraverso il reciproco scambio di competenze, di conoscenze e di
capacità lavorative e imprenditoriali.
La prima pietra del Villaggio è stata benedetta da San Giovanni Paolo II. Con l’Enciclica
“Sollicitudo rei socialis” del 1987, Papa Wojtyla ci ha insegnato che la solidarietà non va intesa
come “un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante
persone” ma come una missione concreta, ispirata dalla “determinazione ferma e perseverante
di impegnarsi per il bene comune”.
Credo profondamente che questo insegnamento non sia un’utopia, ma che possa trovare
riscontro nell’azione quotidiana, perché quando Istituzioni, imprese e persone di buona volontà
perseguono uno scopo condiviso, allora è possibile generare sviluppo autentico, cioè quello
che non lascia indietro nessuno e che trasforma il bene del singolo in bene comune. È lo stesso
spirito che oggi anima il Piano Mattei, la strategia italiana che punta a costruire un nuovo
modello di cooperazione e sviluppo con i popoli e le Nazioni africane, fondato non
sull’assistenzialismo o sul paternalismo ma sul rispetto e sul significato profondo della parola
cooperazione.
Perché cooperazione viene dal latino “cooperari”, che letteralmente significa “lavorare con”. La
vera cooperazione non contempla un soggetto attivo e uno passivo, come accade ad esempio
quando c’è un venditore o un compratore. Nella vera cooperazione, invece, non c’è una parte
che prevale sull’altra o che impone al proprio interlocutore una strada. È un rapporto su base
paritaria, da cui nasce sempre qualcosa di nuovo e che nella sintesi tra i diversi punti di vista
tra la sua forza.
Se sapremo mantenere questo approccio e questo sguardo, allora io sono convinta che
potremo contribuire tutti insieme, ciascuno nel proprio ruolo, a rendere concreta la lezione che
ci ha consegnato San Giovanni Paolo II: “Tutti siamo veramente responsabili di tutti”.
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