(AGENPARL) - Roma, 28 Gennaio 2026 - (AGENPARL) – Wed 28 January 2026 *Nota dell’assessore regionale all’Ambiente Thomas De Luca*
*Il costo dell’inazione e del negazionismo ambientale del Governo Meloni:
ogni euro non speso per la transizione ecologica comporta 1,5 euro per
riparare i danni da cambiamenti climatici*
(AUN) – Perugia, 28 gennaio 2026 – Le immagini che arrivano dalla Sicilia,
colpita duramente da frane e smottamenti, non sono solo l’ennesimo
bollettino di una tragedia annunciata, ma il simbolo di un fallimento
politico che ha nomi e cognomi. Come denunciato dall’Ordine regionale dei
geologi di Sicilia, la frana di Niscemi non è stato un evento eccezionale,
ma un fenomeno inserito in un contesto geologico già noto e documentato.
Mentre il territorio crolla, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni
continua a definire le politiche ambientali dell’Europa come “follie verdi”
o “ottusità ideologica”, sostenendo che la transizione ecologica metterebbe
in ginocchio le nostre industrie. Questa narrazione negazionista, usata per
frenare il Green Deal, ignora la realtà dei fatti: la tutela ambientale non
è un “costo” insostenibile, ma l’unico investimento sensato per la nostra
economia.
Nel parere sul nuovo Environmental Implementation Review che stiamo
redigendo per conto del Comitato delle Regioni abbiamo messo nero su bianco
che la mancata o ritardata attuazione delle norme ambientali costa all’UE
circa 180 miliardi di euro l’anno, mentre l’investimento necessario per
attuare pienamente le norme è stimato in 122 miliardi. In termini semplici:
attuare le norme conviene. Ogni euro non speso oggi in prevenzione genera
un debito ambientale ed economico di 1,5 euro che le future generazioni
dovranno ripagare, senza contare il peso incalcolabile dei danni morali di
chi perde la casa e i propri ricordi. Questi costi non sono astratti: si
traducono in spese sanitarie per malattie respiratorie e oncologiche, in
giornate lavorative perse, in danni agli ecosistemi che sostengono
l’agricoltura e in costi di bonifica che gravano sui bilanci pubblici. Ogni
ritardo nelle politiche verdi rappresenti un debito economico insostenibile
per le future generazioni.
Persino l’Assemblea regionale siciliana, di fronte alla drammatica
situazione del territorio colpito dalle frane, ha votato per sottrarre
fondi al Ponte sullo Stretto per destinarli contro il dissesto
idrogeologico. Una scelta di buonsenso che si scontra con un Governo
centrale che, invece di favorire il governo del territorio, impugna le
leggi regionali come accaduto con la nostra legge regionale sulle aree
idonee per le energie rinnovabili e accentra le decisioni con leggi come il
Decreto Transizione 5.0 che cancella la possibilità per le Regioni di
individuare le aree non idonee, aprendo la strada a impianti
sovradimensionati e speculativi.
In Umbria stiamo cercando di invertire questa rotta, superando la logica
dell’emergenza. Abbiamo approvato un piano pluriennale da oltre 12,4
milioni di euro per la messa in sicurezza e la prevenzione del rischio
idrogeologico e idraulico. La transizione energetica e la difesa del suolo
si attuano con la logica del governo del territorio, non con gli slogan
ideologici di chi, per difendere interessi di parte, condanna l’Italia
all’insicurezza permanente.
*Assessore*
*Thomas De Luca*
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