(AGENPARL) - Roma, 23 Gennaio 2026 - (AGENPARL) – Fri 23 January 2026 Entrare a *Villa Pottino* oggi significa attraversare una soglia
fragile: quella che separa ciò che è ancora visibile da ciò che
rischia di scomparire. Tra i suoi interni, tra le decorazioni
sopravvissute e il silenzio di una dimora destinata a mutare,
prende forma un racconto più ampio sul Liberty palermitano e sul
suo destino. Un racconto che non si limita alla conservazione, ma
interroga il senso della perdita e la possibilità della rinascita.
È in questo contesto che l’Associazione Italia Liberty propone un
incontro che è insieme visita, rito di commiato e atto progettuale. La
memoria di Villa Pottino diventa il punto di partenza per guardare
altrove, verso uno dei luoghi più emblematici e dolorosi della storia
architettonica di Palermo: l’area dove sorgeva *Villa Deliella*.
Nel dialogo tra passato e presente si inserisce *Art Nouveau Week*, il
festival internazionale dedicato allo stile Liberty, che nella sua
prossima edizione sceglie il mare come metafora di connessione, flusso e
trasformazione. Un tema che diventa chiave interpretativa anche per
ripensare il destino dei luoghi perduti.
Curatore del festival e ideatore del progetto per Villa Deliella è
*Andrea Speziali*, storico dell’arte e presidente dell’Associazione
Italia Liberty. La sua ricerca si muove da anni sul confine tra studio
scientifico e immaginazione progettuale, con l’obiettivo di restituire
allo stile Liberty non solo una dimensione storica, ma una presenza
attiva nel contemporaneo.
La proposta per Villa Deliella non è una ricostruzione, né un monumento
celebrativo. È piuttosto un gesto curatoriale: rendere visibile
l’assenza. Il progetto prende avvio dall’unico segno autentico rimasto,
il perimetro originario dell’edificio, ancora inciso nel suolo. Da
questa traccia nasce una grande vasca d’acqua, una fontana che ricalca
fedelmente l’impianto della villa, trasformando il vuoto in superficie
narrativa.
All’interno, una struttura metallica leggera — fatta di acciaio, rame,
alluminio e ferro battuto — disegna nello spazio i volumi principali
dell’edificio: la torretta, il bovindo, le linee del piano terra. Non
materia piena, ma trasparenza; non ricostruzione, ma evocazione.
L’architettura diventa segno, memoria sospesa.
L’acqua anima il perimetro con movimenti e riflessi, mentre la luce,
nelle ore serali, trasforma l’installazione in una presenza vibrante. Le
strutture del primo piano accolgono piante rampicanti, introducendo la
dimensione del tempo e della crescita naturale come parte integrante
dell’opera. La natura non copre la ferita, ma la accompagna, la
attraversa, la rigenera.
Villa Deliella, così ripensata, non torna a essere ciò che era. Diventa
qualcos’altro: un luogo esperienziale, accessibile, capace di raccontare
una storia complessa senza semplificarla. Un’opera che unisce arte,
paesaggio e memoria, invitando il visitatore a sostare, osservare,
ricordare.
In questo senso, il progetto non riguarda solo un sito perduto, ma una
visione più ampia sul patrimonio Liberty, sulla responsabilità culturale
e sulla possibilità di trasformare l’assenza in linguaggio. Palermo,
attraverso Villa Deliella, non guarda indietro con nostalgia, ma
costruisce un nuovo modo di ricordare.
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