(AGENPARL) - Roma, 22 Gennaio 2026 - Un futuro accordo sulla Groenlandia promosso dall’amministrazione del presidente Donald Trump potrebbe garantire agli Stati Uniti il controllo di basi militari sovrane permanenti, sul modello delle installazioni britanniche sull’isola di Cipro. È quanto emerge da indiscrezioni circolate durante il vertice del World Economic Forum di Davos, dove la NATO avrebbe svolto un ruolo di mediazione nella definizione di un “quadro” preliminare dell’intesa.
Secondo quanto riportato, l’accordo non prevederebbe necessariamente la cessione completa dell’intera Groenlandia agli Stati Uniti, bensì l’acquisizione di aree territoriali specifiche destinate a basi militari, che diverrebbero territorio statunitense a tutti gli effetti e “per sempre”, quindi non soggette a contratti di locazione temporanei. Il modello di riferimento sarebbe quello delle basi britanniche di Akrotiri e Dhekelia a Cipro, due exclavi che, pur non facendo parte della terraferma del Regno Unito, sono riconosciute a livello internazionale come territori britannici d’oltremare.
Il New York Times riferisce che diversi funzionari presenti agli incontri tra Trump e i rappresentanti della NATO avrebbero discusso apertamente della necessità di rafforzare la sicurezza nell’Artico e della centralità strategica della Groenlandia. Secondo tali fonti, l’accordo presentato dal presidente statunitense sarebbe stato descritto come un “concetto cipriota”, ovvero esplicitamente modellato sull’esperienza britannica nell’isola mediterranea.
Anche il Daily Telegraph britannico cita proprie fonti secondo cui l’intesa allo studio non riguarderebbe la vendita dell’intera Groenlandia, ma piuttosto l’istituzione di enclave sovrane statunitensi. Qualora tali aree fossero sufficientemente ampie e ben posizionate, la loro natura sovrana consentirebbe a Washington non solo di rafforzare la propria postura militare, ma anche di sfruttare direttamente le risorse minerarie presenti sul territorio, senza vincoli esterni.
Secondo le stime riportate, l’acquisizione anche di appena l’uno per cento della superficie groenlandese – un territorio in gran parte disabitato, ad eccezione di una dozzina di centri urbani – potrebbe tradursi in una base sovrana grande quasi quanto l’intero Stato americano del Maryland.
Il presidente Trump ha accolto con favore il quadro dell’accordo discusso a Davos, sottolineando che i termini sarebbero permanenti e non limitati nel tempo. Ha inoltre dichiarato che le parti coinvolte parteciperebbero al progetto del “Golden Dome” e sarebbero incluse nei diritti minerari. “Ci dà tutto ciò di cui avevamo bisogno… è un accordo di cui tutti sono molto contenti”, ha affermato il presidente, spiegando che l’intesa riguarderebbe non solo la Groenlandia, ma l’intera sicurezza dell’Artico.
Il precedente cipriota resta centrale nel dibattito. Quando Cipro ottenne l’indipendenza dal Regno Unito nel 1960, Londra mantenne il controllo delle due basi militari considerate strategicamente indispensabili. Ancora oggi, la RAF Akrotiri rappresenta un avamposto fondamentale per le operazioni britanniche e alleate, fungendo da vera e propria “portaerei inaffondabile” nel Mediterraneo orientale.
Se applicato alla Groenlandia, un modello simile rafforzerebbe in modo significativo la presenza americana nell’Artico, segnando un cambiamento profondo negli equilibri geopolitici della regione e aprendo una nuova fase nella competizione strategica globale.
