(AGENPARL) - Roma, 17 Gennaio 2026(AGENPARL) – Sat 17 January 2026 Ambiente, l’Umbria protagonista in Europa: incontri bilaterali a Bruxelles
in preparazione del parere sul nuovo EIR 2025 per conto del Comitato delle
Regioni. Proietti e De Luca: “Semplificazione e mercato vero per l’Economia
Circolare”
(AUN) – Perugia, 17 gennaio 2026 – La Presidente della Regione Stefania
Proietti (relatrice) e l’Assessore Thomas De Luca (esperto): “Colmare il
gap attuativo, stop alla burocrazia inutile e sostenibilità sociale. Sui
rifiuti serve un cambio di paradigma per un vero mercato delle materie
prime seconde.”
Trasformare l’ambizione del Green Deal in realtà amministrativa nei
territori, superando la frammentazione attuale e puntando decisamente su
un’economia circolare di mercato. È questo il cuore del Working Document su
cui sta lavorando la Regione Umbria alla Commissione ENVE (Ambiente,
cambiamenti climatici ed energia) del Comitato delle Regioni (CdR). Il
documento, che pone le basi per il parere sull’EIR 2025 (European
Implementation Review), vede la Presidente della Regione Umbria, Stefania
Proietti, nel ruolo di relatrice e l’assessore regionale all’ambiente,
Thomas De Luca, in veste di esperto.
Il documento di lavoro evidenzia infatti un’attuazione ancora frammentata e
disomogenea delle politiche ambientali UE e si propone di intervenire sui
fattori trasversali – governance, finanza e capacità amministrativa – che
rallentano la transizione.
La presidente della Regione Umbria Stefania Proietti indica una direzione
operativa, orientata alle soluzioni: “A Bruxelles portiamo una richiesta
semplice e concreta: meno passaggi inutili e più capacità di fare.
Semplificazione significa procedure chiare, tempi certi e amministrazioni
messe nelle condizioni di realizzare gli interventi senza arretrare di un
millimetro sugli standard ambientali e di salute pubblica. Se vogliamo
risultati, dobbiamo rendere l’attuazione più omogenea e misurabile nei
territori”.
Il documento Enve sottolinea anche la dimensione economica del ritardo: i
costi stimati della mancata o tardiva applicazione della legislazione
ambientale UE arrivano a circa 180 miliardi di euro l’anno, a fronte di
investimenti aggiuntivi necessari per l’attuazione piena stimati in 122
miliardi annui. Un’impostazione che rafforza l’idea che prevenire convenga
e che l’attuazione sia parte della sostenibilità economica oltre che
ambientale.
L’assessore regionale all’ambiente Thomas De Luca mette al centro gli
strumenti necessari per rendere efficaci le politiche: “Servono due
acceleratori: competenze e dati. La carenza di personale tecnico
specializzato negli enti locali e regionali si traduce in ritardi e
discontinuità; per questo proponiamo un rafforzamento strutturale di
formazione e scambi di buone pratiche tra amministrazioni. In parallelo,
occorre rendere i dati ambientali realmente utilizzabili a scala
territoriale: strumenti avanzati, anche con tecnologie satellitari e
intelligenza artificiale permettono monitoraggi più precisi e interventi
mirati, evitando misure generiche e poco efficaci”.
Un passaggio cruciale del documento è dedicato all’Economia Circolare. “Il
riciclo diventa sostenibile economicamente e ambientalmente solo se creiamo
un vero mercato unico delle materie prime seconde” si legge nel documento.
La proposta è netta: garantire la piena concorrenzialità dei materiali
recuperati, applicare rigorosamente il principio DNSH (Do No Significant
Harm) per evitare investimenti in impiantistica obsoleta con esternalità
negative. É necessario inoltre rafforzare gli strumenti di intelligence per
il contrasto ai crimini ambientali e al traffico illecito di rifiuti”.
Sul piano amministrativo, il documento indica come prioritarie la
digitalizzazione dei procedimenti, il coordinamento delle valutazioni
ambientali (VIA/VAS) e tempi autorizzativi coerenti, distinguendo la
semplificazione dalla deregolamentazione e segnalando la necessità di
limitare il “gold plating” nazionale, cioè gli appesantimenti introdotti
nel recepimento da parte degli Stati che vanno oltre quanto richiesto dal
quadro europeo. Un passaggio specifico è dedicato alla partecipazione: per
gli enti territoriali il coinvolgimento preventivo di cittadini, imprese e
portatori di interesse è una condizione che incide sulla realizzabilità dei
progetti, in particolare su economia circolare ed energie rinnovabili.
“Vogliamo un cambio di passo anche sul metodo – prosegue la presidente:
pianificazione partecipativa prima, non consultazioni quando le scelte sono
già definite. È così che si costruisce fiducia, si riducono i conflitti e
si fa in modo che i benefici della transizione restino visibili e concreti
per le comunità”.
Sul tema delle risorse, il documento evidenzia che fiscalità generale,
fondi di coesione e Pac non sono sufficienti a coprire il fabbisogno di
investimenti e propone leve come l’applicazione piena del principio “chi
inquina paga”, con meccanismi di destinazione locale dei proventi di tasse
e sanzioni ambientali, oltre alla riduzione dei sussidi dannosi. “Se
chiediamo ai territori di accelerare – conclude De Luca – dobbiamo legare
risorse e risultati: la transizione ecologica non deve trasformarsi in un
nuovo onere per i bilanci familiari, la destinazione locale dei proventi
ambientali può sostenere investimenti mirati e rendere la transizione più
equa e verificabile”.
Tra le priorità individuate dal documento Enve figurano: cambiamenti
climatici (mitigazione e adattamento, con investimenti su suolo, rischio
idrogeologico e reti idriche), obiettivo “Inquinamento Zero” (acque e aria,
prevenzione alla fonte), economia circolare e rifiuti (mercati delle
materie prime secondarie e contrasto ai reati ambientali), biodiversità
(gestione attiva e strumenti per la convivenza nelle aree rurali).
Un’agenda che, nel confronto di Bruxelles, richiama la necessità di
un’attuazione più rapida e più coerente, capace di trasformare le politiche
europee in interventi concreti e misurabili sui territori.
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