(AGENPARL) - Roma, 16 Gennaio 2026 - (AGENPARL) – Fri 16 January 2026 https://www.aduc.it/articolo/segreto+squali+ultracentenari+predatore+antico_40508.php
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Il segreto degli squali ultracentenari. Un predatore antico, un sistema sensoriale moderno
Per secoli lo squalo della Groenlandia (Danimarca) è stato avvolto da un’aura di mistero. Abitatore delle profondità artiche, dove la luce non arriva e le temperature sfiorano lo zero, questo gigante lento e longevo — il vertebrato più vecchio del pianeta, capace di superare i quattro secoli di vita — è stato a lungo considerato quasi cieco. Una convinzione alimentata non solo dall’ambiente estremo in cui vive, ma anche dalla frequente presenza di parassiti corneali che ne velano gli occhi.
Una nuova ricerca multidisciplinare, pubblicata sulla rivista scientifica “Nature”, ribalta però questa narrazione: lo squalo della Groenlandia non solo vede, ma possiede un sistema visivo sorprendentemente integro e perfettamente adattato all’oscurità eterna delle profondità polari.
Il team di ricerca – guidato dalla professoressa Lily G. Fogg, dell’Istituto zoologico dell’ Università di Basilea (Svizzera) – ha combinato le analisi genomiche, istologiche e funzionali del bulbo oculare degli squali, afferma che è esattamente il contrario, arrivando a un risultato netto: la retina dello squalo è pienamente operativa. L’istologia mostra bastoncelli — le cellule specializzate nella visione in condizioni di scarsa luminosità — allungati e densamente raggruppati, un tratto tipico delle specie di profondità. Anche l’opsina, il pigmento visivo, presenta una sensibilità spostata verso lunghezze d’onda più corte, un adattamento utile nelle acque bluastre e buie dell’Artico.
Le analisi hanno rivelato che la retina dello squalo conserva tutti i tipi cellulari necessari al suo corretto funzionamento e al suo mantenimento nel tempo.
Uno degli aspetti più sorprendenti riguarda lo stato di conservazione degli occhi negli esemplari analizzati, molti dei quali superavano il secolo di vita. Nonostante l’età avanzatissima, le retine non mostravano segni evidenti di degenerazione. Un risultato che contrasta con quanto osservato in molti altri vertebrati longevi, compreso l’uomo.
La lettura dell’intero genoma e dell’RNA retinico ha rivelato un quadro coerente. Infatti,i geni legati alla visione in condizioni di scarsa illuminazione sono intatti e fortemente espressi e molti geni associati alla visione fotopica, quella basata sui coni e tipica della luce intensa, risultano invece poco o non più attivi.
In altre parole, lo squalo della Groenlandia ha investito evolutivamente tutto sulla visione notturna, rinunciando a quella diurna, inutile nel suo habitat.
Un ultimo tassello completa il quadro: nella retina è stata identificata una forte esplicazione di geni coinvolti nella riparazione del DNA. Questo potrebbe spiegare come il tessuto visivo riesca a mantenersi funzionale per secoli, nonostante l’accumulo di danni molecolari che normalmente accompagna l’invecchiamento.
La scoperta ridisegna il profilo biologico di uno degli animali più enigmatici del pianeta. Lungi dall’essere un relitto evolutivo con sensi deteriorati, lo squalo della Groenlandia appare come un esempio straordinario di adattamento alla vita nelle tenebre artiche: un predatore lento, longevo e dotato di un sistema visivo raffinato, calibrato per cogliere ogni minimo segnale luminoso in un mondo quasi privo di luce.
La ricerca può avere implicazione per gli esseri umani poichè definisce nuovi modelli per studiare la degenerazione maculare legata all’età, spunti per capire come rallentare o prevenire retinopatie e perdita della vista e l’identificazione di meccanismi molecolari protettivi che potrebbero essere imitati in terapie future.
Primo Mastrantoni, presidente comitato tecnico-scientifico di Aduc
COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC
URL: http://www.aduc.it
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