(AGENPARL) - Roma, 16 Gennaio 2026 - (AGENPARL) – Fri 16 January 2026 Sostenere l’innovazione per innovare la finanza
Intervento di Chiara Scotti
Vice Direttrice generale della Banca d’Italia*
Milano, 16 gennaio 2026
Buongiorno a tutte e tutti, è un vero piacere aprire i lavori di questo evento dedicato al
tema dell’innovazione nel settore finanziario.
In una fase in cui la frontiera delle tecnologie digitali e delle loro applicazioni in
campo finanziario avanza rapidamente, diventa essenziale promuovere un confronto
strutturato tra istituzioni, operatori di mercato e mondo accademico su come affrontare
le sfide e cogliere le opportunità che si presentano. È proprio questo confronto che
rende particolarmente rilevante la giornata di oggi.
Nel mio intervento mi soffermerò su due questioni centrali: come promuovere
l’innovazione nei servizi finanziari e come governarne lo sviluppo affinché produca
benefici duraturi per l’economia e per la società. Il filo conduttore è semplice: riflettere
su come capitali, regole, infrastrutture e collaborazione fra settore pubblico e privato
possano concorrere a costruire un ecosistema finanziario europeo più integrato,
competitivo e capace di sostenere la crescita nel lungo periodo.
Innovazione nei servizi finanziari
I servizi finanziari svolgono un ruolo centrale nel sistema economico, facilitando
l’allocazione delle risorse e la gestione, redistribuzione e diversificazione dei rischi. In
questo contesto, l’innovazione rappresenta un motore di crescita per l’intero sistema
economico quando riduce i costi, aumenta l’efficienza o amplia l’offerta di servizi
finanziari, sostenendo così gli investimenti produttivi e il benessere dei consumatori.
L’innovazione nei servizi finanziari ha accelerato grazie alle tecnologie digitali e
all’emergere di un ecosistema più ampio, in cui agli operatori tradizionali, come le
banche, si affiancano imprese tecnologiche (startup, piattaforme digitali e big tech) dando
impulso al fenomeno del Fintech e all’emergere di nuovi modelli di business e prodotti.
Si ringraziano Emilia Bonaccorsi di Patti, Sabina Marchetti, Giorgio Merlonghi, Andrea Nobili e Ilaria
Supino per il loro contributo alla preparazione di questo intervento.
Questo dinamismo, testimoniato dai consistenti flussi di capitale verso il settore1, ha
spinto gli intermediari finanziari tradizionali a rafforzare gli investimenti in innovazione,
anche stabilendo partnership con imprese Fintech o acquisendole.
Nel contesto europeo, le opportunità sono significative, ma persistono limiti strutturali.
Pur in presenza di iniziative innovative e di alcuni campioni, gli operatori Fintech europei
risultano in media più piccoli e beneficiano di volumi di investimento privato inferiori
rispetto ai principali concorrenti globali2.
In Italia, salvo poche eccezioni, le imprese Fintech sono di dimensioni ridotte, anche nel
confronto con altri paesi europei come Francia e Spagna. Le analisi di bilancio3 indicano
ricavi contenuti, una base clienti ancora non consolidata e l’adozione di forme giuridiche4
che facilitano l’avvio dell’attività imprenditoriale ma possono limitare la capacità di
raccogliere capitali. Riscontri analoghi emergono dalla prima Indagine Fintech sugli
operatori italiani non vigilati condotta dalla Banca d’Italia, che segnala come queste
aziende utilizzino prevalentemente mezzi propri per finanziarsi e tendano ad affidarsi
alle collaborazioni con intermediari tradizionali per espandere la propria operatività5.
I soggetti vigilati, e in particolare le banche, contribuiscono significativamente a innovare i
servizi finanziari, sia sviluppando internamente nuove soluzioni digitali sia esternalizzando
parte delle attività di ricerca e sviluppo verso il variegato ecosistema delle imprese
innovative6. Secondo l’ultima Indagine Fintech della Banca d’Italia sugli intermediari
bancari e finanziari, il valore delle partecipazioni in società tecnologiche è in crescita e ha
superato il miliardo di euro nel 2024. Il sostegno alle iniziative Fintech si è concentrato
prevalentemente nel settore dei pagamenti e in progetti basati sull’intelligenza artificiale
e sul cloud7. Tuttavia, le reti di collaborazione appaiono frammentate e nessun attore
dell’ecosistema sembra svolgere una funzione di catalizzatore dell’innovazione.
L’impiego efficace dell’innovazione tecnologica da parte degli intermediari resta tuttavia
condizionato da fattori organizzativi – tra cui le difficoltà nel reperire competenze
specialistiche e i costi d’integrazione con i sistemi informatici esistenti – e dalla difficoltà
di presidiare rischi operativi e reputazionali che le nuove tecnologie generano.
Il valore stimato complessivo delle imprese del settore supera i tre trilioni di dollari e il Fintech figura
tra i comparti con maggior numero di unicorni, ossia di startup non quotate con un valore stimato
superiore al miliardo di dollari.
CB Insights (2025), State of Fintech 2024 Report.
Palazzo, S. & Sene, G. (2024), L’ecosistema Fintech in Italia: un’analisi attraverso i bilanci di un campione
di imprese. Questioni di Economia e Finanza (Occasional Papers), No. 862, Banca d’Italia.
Società a responsabilità limitata (inclusa la forma semplificata).
Banca d’Italia (2025), Indagine Fintech sugli operatori italiani non vigilati – 2025.
Questo modello basato sulla collaborazione tra operatori nuovi e tradizionali è diffuso anche in altri
paesi. Puri, Y. Qian, X. Zheng, (2024), From Competitors to Partners: Bank’s Venture Investments in
Fintech. NBER Working Papers, No. 33297, National Bureau of Economic Research.
Banca d’Italia (2025), Indagine Fintech sugli intermediari bancari e finanziari – 2025.
Accanto ai vincoli dal lato dell’offerta, vi sono margini di crescita dal lato della domanda
di servizi finanziari digitali, in Italia come in altri paesi europei dove l’utilizzo in generale
delle tecnologie digitali è relativamente meno diffuso8. Uno sviluppo significativo
richiederà un rafforzamento della fiducia della clientela, una maggiore alfabetizzazione
digitale e una più chiara percezione dei benefici concreti derivanti dai servizi innovativi.
Promuovere l’innovazione
Come emerge dalle dinamiche appena richiamate, il comparto del Fintech – al pari di altri
settori che fanno leva intensamente sulle tecnologie digitali – necessita di un ecosistema
integrato che abiliti e faciliti la scalabilità delle imprese. La mobilizzazione del capitale è
condizione necessaria, ma non sufficiente, affinché le nuove idee si traducano in iniziative
imprenditoriali solide9.
Promuovere l’innovazione significa agire su più leve contemporaneamente: un quadro
regolamentare che favorisca gli investimenti di lungo periodo e un’offerta di capitali
adeguata alle diverse fasi di sviluppo delle imprese10; infrastrutture tecnologiche avanzate
che consentano di sfruttare economie di scala ed effetti di rete; propensione al rischio
adeguata ma responsabile; presidi di controllo idonei a tutelare sicurezza e stabilità
senza scoraggiare la sperimentazione consapevole; un dialogo strutturato tra istituzioni,
mercato e ricerca; la valorizzazione del capitale umano e l’attrazione di competenze
qualificate11.
Queste priorità sono già al centro dell’agenda europea. Le iniziative della “Savings and
Investment Union” e della “EU Startup and Scaleup Strategy”, in particolare, mirano a
creare migliori opportunità di investimento per i cittadini e le imprese e un mercato
finanziario pienamente integrato, rimuovendo le barriere che limitano la mobilità dei
capitali privati in Europa12. Si tratta di azioni ambiziose e necessarie, che includono
misure per ampliare le opzioni di finanziamento per la crescita attraverso, ad esempio,
il rafforzamento del ruolo degli investitori istituzionali e la creazione di un fondo
pan-europeo dedicato alle imprese tecnologiche in fase di espansione. Nei prossimi
Ad esempio, nel complesso della UE la quota di utenti di internet che ha utilizzato servizi di online
banking era il 72 per cento nel 2024, con picchi oltre il 90; l’Italia si colloca agli ultimi posti, con un
valore pari al 62 per cento. La quota di imprese che hanno venduto i loro prodotti via e-commerce
era pari al 24 per cento e in alcuni paesi ha superato il 35; in Italia era di circa il 20 (Eurostat (2025),
EC Digitalisation in Europe – 2025 edition).
Andini, M., Bertolotti, F., Citino, L., D’Amuri, F., Linarello, A. & Mattei, G. (2025), Ricerca, innovazione
e trasferimento tecnologico in Italia. Questioni di Economia e Finanza (Occasional Papers), No. 954,
Banca d’Italia.
Draghi, M. (2024), The future of European competitiveness. European Commission.
Beck, T., Bonaccorsi di Patti, E., De Vincenzo, A., Guazzarotti, G., Moretti, L. & Supino, I. (2025), Financing
Growth and Innovation in Europe: Economic and Policy Challenges. Florence School of Banking and
Finance.
Panetta, F. (2026), Investire nel futuro: giovani, innovazione e capitale umano. Inaugurazione dell’Anno
Accademico 2025-2026 dell’Università degli Studi di Messina, 15 gennaio 2026.
Letta, E. (2024), Much more than a market: Speed, security, solidarity. Empowering the Single Market to
deliver a sustainable future and prosperity for all EU Citizens. European Council.
mesi verrà proposta l’introduzione di un nuovo quadro normativo armonizzato,
alternativo a quelli nazionali, per consentire alle imprese innovative di operare con
regole uniformi a livello europeo in materia di diritto societario, insolvenza, lavoro
e trattamento fiscale13. È stata già adottata una nuova strategia di alfabetizzazione
finanziaria dei cittadini europei, volta ad accrescere le conoscenze necessarie per una
gestione consapevole ed efficiente del risparmio14. Portare avanti e a compimento
questi progetti è fondamentale per l’Europa, per garantire una crescita stabile e
duratura e rafforzare la competitività e autonomia strategica.
Le politiche europee si devono combinare con quelle nazionali. In Italia, l’ecosistema
dell’innovazione è cresciuto significativamente negli ultimi anni, ma rimane ostacolato da
criticità lungo l’intera filiera dello sviluppo delle nuove imprese e del loro finanziamento15.
La capacità di innovare della nostra economia beneficerebbe anche di un miglioramento
delle condizioni generali del fare impresa e di interventi che favoriscano l’accesso ai
mercati dei capitali. In questa prospettiva si inserisce, ad esempio, la riforma del Testo
Unico della Finanza, attualmente all’esame del Parlamento, che introduce nuovi strumenti
e semplificazioni per rendere più competitivo e attrattivo il nostro mercato.
Governare l’innovazione finanziaria
Nei servizi finanziari, l’innovazione può esprimere appieno il suo potenziale di crescita
e di beneficio per i consumatori quando si sviluppa in un quadro regolamentare che
accompagna il cambiamento tecnologico e rafforza la fiducia nel sistema. In questo senso,
regole e vigilanza devono contribuire a creare un contesto di stabilità e prevedibilità che
favorisca investimenti, sperimentazione e sviluppo sostenibile. Questo equilibrio diventa
particolarmente rilevante in una fase in cui le tecnologie sono sempre più complesse,
fanno uso intensivo di dati e si integrano con la finanza tradizionale (come nel caso delle
attività tokenizzate e degli stablecoins) dando origine a forme ibride che aprono nuove
opportunità ma introducono interdipendenze e fragilità.
Ed è su questa capacità di accompagnare l’innovazione, preservando fiducia e solidità
del sistema, che si gioca oggi la sfida dell’innovazione finanziaria in Europa. La
regolamentazione può svolgere un ruolo importante non solo nel presidio dei rischi,
ma anche nella creazione di un contesto competitivo e attrattivo. Regole chiare, stabili,
prevedibili e proporzionate ai potenziali pericoli non frenano l’innovazione. Al contrario:
riducono l’incertezza e favoriscono gli investimenti.
Angelini, P. (2025), Innovazione e finanziamenti all’innovazione in Europa. Convegno Financing Growth
and Innovation in Europe: Economic and Policy Challenges, Fiesole, 10 marzo 2025.
Commissione Europea (2025), Financial Literacy Strategy.
Gallo, R., Signoretti, F.M., Supino, I., Sette, E., Cantatore, P. & Fabbri, M.L. (2025), The Italian venture
capital market. Questioni di Economia e Finanza (Occasional Papers), No. 919, Banca d’Italia.
Bertolotti, F., Citino, L., Linarello, A., Lotti, F., Padovani, E., Pisano, E., Romanelli, M., Sanelli, A., Scoccianti,
F., Sette, E. & Zangari, E. (2024), Innovazione e politiche di sostegno pubblico: un’analisi comparata.
Questioni di Economia e Finanza (Occasional Papers), No. 898, Banca d’Italia.
Nella regolamentazione digitale e finanziaria l’Europa si trova sulla frontiera, ma è
necessario che le regole siano introdotte in modo coordinato tra giurisdizioni, per quanto
ciò sia oggi reso più complesso dalla natura globale dei fenomeni, con chiarezza e tempi
certi, e che la loro attuazione si accompagni a prassi omogenee. In caso contrario, le
giurisdizioni che adottano un approccio più rigoroso nei confronti dei rischi possono
finire per disincentivare gli investimenti sia interni sia esteri ed esportare occupazione
qualificata verso paesi con orientamenti meno attenti, soffocando così la propria crescita.
Questo scenario non solo ci indebolirebbe, ma ci esporrebbe ulteriormente alle potenziali
conseguenze negative connesse con prodotti, strumenti e servizi tecnologici e digitali
governati altrove e fuori dal nostro controllo.
In questa prospettiva si inserisce l’impegno dell’Unione Europea a semplificare e razionalizzare
il quadro regolamentare digitale, attraverso il cosiddetto Digital Omnibus, riducendo
sovrapposizioni e incertezze applicative e favorendo un’attuazione più uniforme delle norme
nel mercato unico16. L’obiettivo è diminuire i costi di compliance e abbassare le barriere
all’ingresso, soprattutto per gli operatori innovativi, rafforzando concorrenza e scalabilità
delle soluzioni digitali, e preservando la tutela dei consumatori e la stabilità finanziaria.
Governare l’innovazione finanziaria implica anche un impegno da parte delle autorità
ad accompagnarne lo sviluppo attraverso strumenti che favoriscano il dialogo con il
mercato, sostenendo l’evoluzione di prassi di governance adeguate, la sperimentazione
di prodotti, servizi e soluzioni, la creazione di partenariati con l’accademia e, di
conseguenza, la costruzione di nuovi ecosistemi attrattivi. Hub e Sandbox regolamentari
svolgono proprio questa funzione, favorendo lo sviluppo di progetti innovativi in contesti
strutturati e sicuri, in Europa17 e in Italia18.
Il settore privato è chiamato a svolgere un ruolo attivo. L’innovazione finanziaria deve
fondarsi su modelli di business solidi, sulla gestione responsabile dei rischi e sulla capacità di
generare benefici concreti per i clienti e il sistema economico-finanziario. Per gli operatori,
tradizionali e Fintech, investire in sicurezza, trasparenza e interoperabilità19 non deve essere
visto come un costo regolamentare. È invece una leva strategica per la sostenibilità del
business, che rafforza fiducia e competitività, soprattutto in un mercato europeo integrato.
La proposta di Digital Omnibus regulation è stata presentata dalla Commissione Europea a novembre
2025 ed è attualmente nelle fasi preliminari di negoziazione. L’iniziativa mira a semplificare il quadro
normativo digitale riducendo i costi di conformità tra norme orizzontali (come AI Act e Data Act)
e regolamenti di settore, eliminando le frizioni tra vigilanza tradizionale e nuovi obblighi digitali nel
sistema finanziario.
Ad esempio, la European Blockchain Sandbox ha l’obiettivo di fornire certezza giuridica, esperienza
normativa e orientamenti per le soluzioni tecnologiche decentrate, compresa la blockchain, in un
ambiente sicuro e riservato.
La Banca d’Italia partecipa alle iniziative dell’Eurosistema, tra cui lo Eurosystem Centre del BIS Innovation
Hub, ed è impegnata nello svolgimento di una funzione di catalizzatore attraverso i suoi Innovation
facilitators (Canale Fintech, Milano Hub). Collabora inoltre alla Sandbox Regolamentare. Il contatto
diretto e continuo con gli attori del mercato consente di osservare tempestivamente le tendenze che
guidano l’innovazione e quindi di anticiparne gli sviluppi futuri. Nel complesso, le esperienze maturate
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