(AGENPARL) - Roma, 15 Gennaio 2026 - (AGENPARL) – Thu 15 January 2026 *Carciofi lasciati sui campi, CIA Puglia: “Prezzo al produttore è
elemosina” *
Nel Brindisino, crollo verticale del valore riconosciuto al prodotto: la
miseria di 10 centesimi
Sicolo: “Con l’accordo sul Mercosur la situazione potrebbe diventare ancora
più drammatica”
D’Amico: “Così si umiliano e si svendono anche la dignità e la centralità
dell’agricoltura”
BRINDISI – Distese ricolme di carciofi non raccolti, è quanto sta
succedendo in provincia di Brindisi a causa del crollo del prezzo al
produttore: a dicembre 2024 alle aziende agricole venivano riconosciuti 80
centesimi a capolino, oggi soltanto la miseria di 10 centesimi. In pratica,
raccoglierli diventa antieconomico, rendendo più conveniente lasciarli sul
campo a marcire. La questione, però, riguarda anche altri ortaggi che hanno
gli stessi problemi di commercializzazione, soprattutto cavolfiore,
cicoria, broccoli, con le produzioni locali, tutte di eccellente qualità,
sono spesso sostituite e soppiantate dall’importazione dall’estero.
“Quanto sta accadendo è davvero mortificante per la nostra agricoltura”,
dichiara Gennaro Sicolo, presidente regionale e vicepresidente nazionale di
CIA Agricoltori Italiani della Puglia. “Purtroppo è un problema che, con
l’accordo sul Mercosur, potrebbe diventare ancora più drammatico. Si
favoriscono le grandi industrie esportatrici, interessate ad abbattere i
prezzi anche a costo di uno scadimento generale della qualità, a tutto
svantaggio dei consumatori, dei produttori italiani e della nostra economia
nazionale. Occorre fare qualcosa, urgentemente, con la UE e il governo
italiano che mettano al centro la questione della redditività in
agricoltura, dell’equità del valore riconosciuto ai nostri produttori e
della reciprocità di regole e standard qualitativi e di sicurezza
alimentare con i Paesi terzi”.
Esprime grande preoccupazione anche Giannicola D’Amico, vicepresidente
vicario di CIA Puglia: “Questo tipo di problematica si sta ripetendo da
diversi anni, con il crollo verticale del prezzo al produttore che ha
toccato il punto più basso in queste prime settimane del 2026. Così non è
possibile andare avanti. I prodotti importati dall’estero hanno costi di
produzione nettamente inferiori e standard qualitativi e di sicurezza
alimentare molto più bassi dei nostri. Dieci centesimi è un’elemosina. Così
si umiliano e si svendono anche la dignità e il ruolo fondamentale della
nostra agricoltura”.
Francesco Quitadamo
giornalista professionista, copywriter
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