(AGENPARL) - Roma, 14 Gennaio 2026 - (AGENPARL) – Wed 14 January 2026 N U O V E
P A R C O
S C O P E R T E
D E L L E
A R C H E O L O G I C H E
A C A C I E
P I E T R A L A T A
C O M U N I C ATO S TA M PA
Roma, 14 gennaio 2026
Due vasche monumentali di grandi dimensioni, un sacello probabilmente dedicato al
culto di Ercole, e due tombe di età repubblicana sono venute alla luce negli scavi di
archeologia preventiva condotti dalla Soprintendenza Speciale di Roma del Ministero
della Cultura, diretta da Daniela Porro, per l’attuazione di un programma urbanistico
nell’area del Parco delle Acacie 2, lungo via di Pietralata.
«È proprio in contesti come questo – secondo Daniela Porro, Soprintendente Speciale di
Roma – apparentemente distanti dai luoghi più noti della metropoli antica, che emergono
elementi capaci di arricchire il racconto della Roma archeologica come città diffusa e che
hanno contribuito in modo determinante al suo sviluppo. Le periferie moderne si rivelano
così depositarie di memorie profonde, ancora tutte da esplorare. Inoltre, questi
ritrovamenti confermano l’importanza dell’archeologia preventiva come strumento
indispensabile perché lo sviluppo urbano sia associato alla tutela e si accompagni a una
maggiore conoscenza e valorizzazione del nostro patrimonio».
Iniziate nell’estate del 2022 all’interno di un’area molto vasta, circa 4 ettari, le indagini, con
la direzione scientifica di Fabrizio Santi – archeologo della Soprintendenza Speciale di
Roma – sono tuttora in corso e hanno restituito un contesto ampio circa un ettaro di
grande interesse che testimonia una occupazione dal V – IV secolo avanti Cristo al I secolo
dopo Cristo e, meno assiduamente, tra il II e il III secolo dopo Cristo. Un lungo asse viario
nell’antichità attraversa l’area di scavo, su di un terreno interessato dal passaggio di un
corso d’acqua, che si immetteva nel non lontano Aniene.
«Le tombe individuate costituiscono un’importante testimonianza dell’occupazione di
questa parte di suburbio da parte di un facoltoso gruppo familiare, mentre le due vasche
monumentali aprono scenari di ricerca stimolanti – spiega Fabrizio Santi – Potrebbe
trattarsi di strutture connesse ad attività rituali o, meno probabilmente, produttive oppure
legate alla raccolta delle acque: uno studio scientifico approfondito permetterà di
contestualizzare questi ritrovamenti e comprenderne il ruolo all’interno del paesaggio
antico, per restituire alla collettività il significato autentico di queste testimonianze del
passato».
Tra qualche mese, quando lo scavo sarà completato, verrà avviato lo studio per un piano
di valorizzazione dell’area.
PARCO DELLE ACACIE
PIETRALATA
LA STRADA
La strada si articola in due tratti distinti: uno, più vicino a via di Pietralata, in terra battuta,
l’altro, in prossimità di via Feronia, tagliato nel tufo. Anche se la percorrenza doveva essere
più antica, le prime tracce di una regolarizzazione dell’asse stradale, da nord-ovest a sudest, dovrebbero risalire alla età medio-repubblicana (III secolo avanti Cristo), quando
venne costruito un grosso muro di contenimento in blocchi di tufo, sostituito nel secolo
successivo da un muro in opera incerta.
Nel I secolo dopo Cristo la strada, ancora in uso, venne provvista di un nuovo battuto e
delimitata da altre murature in opera reticolata. La parte vicina a via Feronia ha un periodo
d’uso tra il III secolo avanti Cristo e il I dopo Cristo, e nella sua fase più antica, la tagliata
nel banco di tufo, si riconoscono alcuni solchi carrai.
Nel II-III secolo dopo Cristo alcune modeste tombe a fossa ubicate lungo l’asse stradale
documenterebbero il graduale abbandono del percorso.
I L SACELLO
Dalla strada si accedeva ad un piccolo edificio di culto a pianta quadrangolare (4,5 per
5,5 metri), con murature in opera incerta di tufo e tracce di intonaco sulle pareti interne.
Al centro, in asse con l’ingresso, è stata rinvenuta una base quadrata in tufo intonacato di
bianco da identificare con un altare o parte di esso. Un avancorpo in muratura sulla parete
di fondo, al centro, doveva essere la base di una statua di culto.
Lo scavo ha evidenziato come il sacello sia stato realizzato al di sopra di un deposito votivo
dismesso, al suo interno teste, piedi, statuine femminili e due bovini in terracotta. Reperti
che portano a pensare che il sacello fosse destinato al culto di Ercole, il dio venerato sulla
vicina Via Tiburtina, da Roma fino a Tibur, con vari templi. Alcune monete di bronzo permettono di datarne la realizzazione tra la fine del III e il II secolo avanti Cristo.
TOMBE DI ETÀ REPUBBLI CANA
Sul pendio di tufo che degrada da via di Pietralata, all’interno di un unico complesso, due
corridoi distinti e paralleli (dromoi) conducono a due tombe a camera risalenti al IV – inizio
III secolo avanti Cristo.
LA TOMBA A presenta un ingresso monumentale alla camera interna scavata nella roccia,
caratterizzato dalla presenza di un portale in pietra (stipiti e architrave), chiuso
internamente da una grossa e pesante lastra monolitica. All’interno della tomba sono stati
rinvenuti un grande sarcofago e tre urne tutti in peperino. Tra i materiali rivenuti si
segnalano due vasi integri, una coppa a vernice nera, una brocchetta in ceramica
depurata, uno specchio e una coppetta a vernice nera.
LA TOMBA B, forse realizzata in un momento di poco successivo, ma sempre in età
repubblicana (III secolo avanti Cristo), era chiusa con grandi blocchi di tufo.
La camera sui lati presenta banchine per la deposizione dei defunti, tra cui un uomo di
età adulta di cui è stato per ora recuperato soltanto parte del cranio, sul quale è stato
riconosciuto il segno di una trapanazione chirurgica.
Le due tombe, all’interno dello stesso complesso funerario, dovevano presentare una
facciata monumentale in blocchi di tufo, di cui ne rimangono solo alcuni, mentre gli altri
dovettero essere asportati e reimpiegati già in età romana. Una simile costruzione fa
ipotizzare che l’edificio appartenesse a una gens facoltosa e potente che operava in
questo comparto territoriale.
LA VASCA EST
La struttura – circa 28 x 10 metri e profonda 2,10 metri –, venne realizzata nel II secolo
avanti Cristo come si può ricavare dalla tecnica muraria utilizzata (opera incerta). A partire
dal I secolo dopo Cristo dovette venir meno la sua funzione: ebbe inizio, infatti, un
processo di abbandono culminato nella sua definitiva chiusura alla fine del II secolo.
Le murature in opera cementizia erano sicuramente rivestite di un compatto intonaco
bianco quasi del tutto distaccatosi con l’abbandono e di cui ne rimangono alcune tracce;
tutta la struttura era sormontata da una cornice in blocchi di tufo di grandi dimensioni. Al
centro dei due lati lunghi sono presenti due nicchie con volta a botte, su un lato corto un
dolio inglobato nella gettata di cementizio e infine sull’altro una piccola rampa rivestita in
blocchi di tufo lavorati, che comunque non arriva al fondo della vasca.
Al di là della presenza e della raccolta d’acqua, la sua funzione rimane incerta: si potrebbe
pensare, anche sulla scorta dei rinvenimenti effettuati (terrecotte architettoniche,
frammenti ceramici, di cui alcuni con graffiti) a un uso cultuale o, se così non fosse, a
qualche tipo di attività produttiva. La vasca era alimentata da un sistema di canalette
provenienti sia dal corso d’acqua che dal pendio ancora esistente a lato di via di Pietralata.
LA VASCA SUD
È stata rinvenuta una seconda vasca monumentale scavata nel banco tufaceo dalle
dimensioni di 21 × 9,2 metri che raggiunge una profondità di circa 4 metri. La vasca risulta
delimitata esternamente da murature in blocchetti squadrati disposti in maniera
irregolare, che rivestono direttamente le pareti dell’invaso e che si possono datare nel II
secolo avanti Cristo. Un secolo dopo vennero realizzati altri setti murari in opera reticolata
e opera quadrata di tufo che delimitano perimetralmente la sommità della vasca.
L’accesso a quest’ultima avveniva tramite una rampa in grandi basoli di tufo, appoggiata
direttamente sul terreno. A seguire un’ulteriore rampa di larghezza inferiore, fatta in
cementizio e pavimentata con lastre rettangolari, permetteva di raggiungere il fondo
della vasca.
La funzione di questo invaso monumentale non è al momento chiara, anche perché finora
non sono stati ancora individuati canali di adduzione o di deflusso delle acque. Tuttavia,
la vasca di Pietralata presenta alcune analogie – in particolare nel tipo di pavimentazione
basolata della rampa di accesso –con la vasca recentemente scoperta a Gabii
dall’Università del Missouri in collaborazione con i Musei e Parchi Archeologici di
Praeneste e Gabii, datata nel III secolo avanti Cristo, della quale è stata ipotizzata una
funzione sacra. Il materiale ceramico rinvenuto nell’interro che ha colmato la struttura
sembrerebbe collocare il suo abbandono nel corso del II secolo dopo Cristo.
COLOPHON
SOPRI NTENDENZA SPECI ALE DI ROMA
Daniela Porro, Soprintendente Speciale
Fabrizio Santi, direttore scientifico dello scavo
Paola Serangeli e Fabrizio Corsi, assistenti
COLLABORAZI ONI
Gli scavi sono stati condotti sul campo da una squadra di archeologi della Società Kleos
Srls: Davide Mancini e Valerio Spaccini coordinatori, Michele D’Alò, Daniele Micozzi,
Mariele Proietti, Erika Pischedda, Andrea Zocchi, insieme ad operai specializzati della
Cogetras. Lo scavo dei resti antropologici è stato svolto dall’antropologo Andrea
Battistini.
PROPRI ETÀ
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