(AGENPARL) - Roma, 13 Gennaio 2026 - (AGENPARL) – Tue 13 January 2026 Una nuova tecnologia di attuatori elettrostatici, sviluppata da tre centri della ricerca italiana, Scuola Sant’Anna, Università di Trento e Istituto Italiano di Tecnologia, trasforma il vuoto da limite operativo a risorsa funzionale
Robotica spaziale, il vuoto come risorsa per i robot del futuro. La scoperta in uno studio coordinato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa
A questo link è possibile scaricare alcune immagini legate allo studio: https://we.tl/t-ZgZ717Ha3N (fonte Scuola Superiore Sant’Anna)
PISA, 13 gennaio. Il vuoto, da sempre considerato uno dei componenti più ostili per i sistemi meccanici, diventa una risorsa chiave per la robotica spaziale grazie a una nuova tecnologia di attuatori elettrostatici sviluppata in uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications.
La ricerca, coordinata dall’Istituto di Intelligenza Meccanica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, in collaborazione con l’Università di Trento e l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), apre nuove prospettive nella progettazione di robot spaziali più efficienti, affidabili ed economici.
I limiti dei motori elettrici tradizionali nello spazio
Nel contesto delle missioni spaziali, i motori elettrici tradizionali – ovvero i “muscoli” che permettono ai robot di muoversi – presentano notevoli criticità: surriscaldamento in assenza di atmosfera, necessità di lubrificanti speciali, elevata complessità e peso. Questi fattori incidono in modo significativo su costi, affidabilità e prestazioni dei sistemi robotici operanti nello spazio.
Il vuoto alleato del movimento
Lo studio propone una nuova classe di attuatori elettrostatici estremamente leggeri e semplici che sfruttano le proprietà elettriche del vuoto. In questo modo, ciò che storicamente rappresenta una delle principali difficoltà per i sistemi meccanici spaziali diventa un elemento chiave del funzionamento degli attuatori.
I dispositivi sviluppati sono privi di ingranaggi e lubrificanti, e risultano perfettamente compatibili con i materiali e gli standard già impiegati nelle missioni spaziali. I primi risultati sperimentali hanno dimostrato la capacità di generare movimenti rapidi e forze significative, con un rapporto potenza-peso molto elevato e un consumo energetico fortemente ridotto, aspetti cruciali per l’impiego in orbita e nelle missioni di esplorazione.
“Abbiamo individuato una soluzione che dimostra come il vuoto, da sempre considerato un ambiente critico per la robotica, possa diventare un alleato per realizzare sistemi più leggeri, efficienti e affidabili per le missioni del futuro” dichiara Ion-Dan Sirbu, primo autore dello studio.
Le potenziali applicazioni
Le prospettive applicative della tecnologia sono ampie e di grande impatto: robot per la manutenzione e l’assemblaggio in orbita, sistemi per l’esplorazione planetaria, meccanismi mobili per satelliti e telescopi spaziali. Nel lungo periodo, l’approccio potrebbe estendersi anche a contesti terrestri caratterizzati da condizioni estreme, come il fondo oceanico o ambienti industriali ad alta criticità.
Le dichiarazioni
“Il peso ridotto dei nostri attuatori rappresenta un fattore determinante nelle applicazioni spaziali, dove ogni chilogrammo aggiuntivo incide significativamente sui costi di lancio in orbita” commenta Marco Fontana, professore ordinario presso l’Istituto di Intelligenza Meccanica della Scuola Sant’Anna e coordinatore dello studio.
“Un elemento chiave nello sviluppo di questi dispositivi risiede nel processo di fabbricazione, basato sulla deposizione di sottili film isolanti flessibili, che consente al dispositivo di operare in modo affidabile” spiega Virgilio Mattoli, ricercatore presso il Center for Materials Interfaces dell’Istituto Italiano di Tecnologia.
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