(AGENPARL) - Roma, 10 Gennaio 2026(AGENPARL) – Sat 10 January 2026 (AGENZIA UMBRIA NOTIZIE)
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Apertura solenne dell’Ottavo centenario della morte di San Francesco
a Santa Maria degli Angeli. Concesso per l’anno il dono
dell’indulgenza plenaria. La presidente Proietti: “Si apre oggi il
giubileo francescano dell’Umbria”
(AUN) – Perugia, 10 gen. 026 – Con un rito di straordinaria intensità
spirituale e simbolica, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli
davanti alla Porziuncola si è aperto questa mattina l’Ottavo
centenario della morte di san Francesco, inaugurando ufficialmente
l’anno del Transito 2026. Una celebrazione che ha riportato al centro
della scena ecclesiale e civile il cuore dell’eredità del Poverello
di Assisi: la pace come scelta, la riconciliazione come metodo, la
fraternità come responsabilità universale.
Alla solenne apertura ha partecipato la presidente della Regione
Umbria Stefania Proietti, insieme alle massime autorità religiose e
civili e ai rappresentanti della Famiglia francescana mondiale.
“L’Umbria – ha dichiarato la presidente Proietti – è forte del
messaggio universale di Francesco, profezia di pace per il nostro
tempo. Oggi non si apre soltanto un calendario di celebrazioni, ma un
orizzonte che parla al mondo contemporaneo, attraversato da
conflitti, disuguaglianze e fratture profonde. Il Transito di san
Francesco non è memoria del passato, ma criterio per il presente:
scegliere le cose importanti, ricucire ciò che è diviso, custodire la
vita come bene comune. La nostra regione intende essere spazio
credibile di dialogo, di incontro e di responsabilità verso la
persona e verso il creato”.
Il rito si è aperto con la Liturgia della Luce e con l’accensione del
Cero pasquale nella Cappella del Transito, guidata dal vescovo di
Assisi–Nocera Umbra–Gualdo Tadino e Foligno, monsignor Domenico
Sorrentino, e dal sindaco di Assisi Valter Stoppini. Dal Cero, segno
della vittoria della vita sulla morte, la luce è stata poi condivisa
nelle diverse stazioni, in memoria della riconciliazione tra il
vescovo e il podestà di Assisi evocata dal Cantico delle Creature,
profezia di pace che Francesco volle consegnare alla sua città e al
mondo.
Al centro della celebrazione è stata posta l’icona più antica di San
Francesco, custodita alla Porziuncola, assunta come “luogo teologico”
del Transito: non solo memoria storica, ma segno visibile di una vita
interamente conformata al Vangelo fino al dono totale di sé.
La presenza unitaria dei sei rami della Famiglia Francescana ha reso
percepibile la dimensione universale dell’evento. Erano presenti fra
Massimo Fusarelli OFM, Ministro generale dei Frati Minori; fra Carlos
Alberto Trovarelli OFMConv, Ministro generale dei Frati Minori
Conventuali; fra Roberto Genuin OFMCap, Ministro generale dei Frati
Minori Cappuccini; Tibor Kauser OFS, Ministro generale dell’Ordine
Francescano Secolare; fra Armando Trujillo Cano TOR, Ministro
generale del Terz’Ordine Regolare, insieme a sr. Daisy Kalaparamban,
presidente della Conferenza Francescana Internazionale del
Terz’Ordine Regolare.
Il cammino liturgico è stato scandito dai grandi temi del Testamento
di San Francesco – misericordia, preghiera, fraternità, lavoro,
riconciliazione, affidamento finale – come tappe dell’eredità
spirituale consegnata all’umanità. Nella proclamazione delle Fonti
francescane e del Vangelo, negli interventi dei Ministri generali e
nei segni simbolici, la Porziuncola e la Cappella del Transito sono
diventate spazio di una narrazione viva capace di intrecciare fede,
storia e responsabilità del presente.
In questo quadro si inserisce il messaggio inviato dal Santo Padre
Leone XIV per l’apertura dell’Ottavo centenario. Richiamando le
parole di san Francesco – “Il Signore ti dia pace” – il Papa ha
sottolineato che si tratta dell’annuncio pasquale stesso del Risorto:
“Pace a voi”, segno della vittoria di Cristo sulla morte. Il
Pontefice ha collegato il saluto francescano al canto degli angeli
nella notte di Natale – “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace
in terra agli uomini che Egli ama” – ricordando che la pace
proclamata dal Poverello è la stessa pace di Cristo, dono che scende
dall’alto e che non può essere costruito con le sole forze umane.
In un tempo segnato conflitti, divisioni interiori e fratture
sociali, il Papa ha indicato nella vita di Francesco la sorgente
autentica della pace: una pace che non riguarda soltanto le relazioni
tra gli uomini, ma abbraccia l’intero creato. Francesco, che chiama
il sole fratello e la luna sorella, riconosce in ogni creatura il
riflesso della bellezza divina e ci ricorda che la pace riguarda
tutta la famiglia del creato. Pace con Dio, pace tra gli uomini, pace
con il creato: dimensioni inseparabili di un’unica chiamata alla
riconciliazione universale. Affidando al mondo l’eredità spirituale
del Poverello, il Santo Padre ha invocato una rinnovata fiducia nel
Signore e una vita conforme al Vangelo, impartendo infine la
Benedizione Apostolica a quanti partecipano alle celebrazioni
dell’Ottavo centenario del Transito.
“Il Transito – ha concluso la presidente Proietti – ci consegna una
responsabilità che interpella anche le istituzioni civili: la pace
non è un’astrazione, ma una pratica quotidiana; la fraternità oltre
ad essere un sentimento è un impegno che si traduce in coesione
sociale, attenzione agli ultimi, cura del lavoro, dei territori, del
paesaggio e delle giovani generazioni. L’Umbria, cuore del
francescanesimo, è chiamata a essere all’altezza di questa eredità,
traducendo la profezia di Francesco in scelte concrete per il nostro
tempo”.
Con l’apertura solenne di oggi, l’Umbria entra pienamente nell’anno
del Centenario come luogo in cui il messaggio di Assisi viene
assunto, rilanciato e affidato alla responsabilità dell’intera
comunità, perché la parola “pace” torni a essere, prima di tutto, una
scelta vissuta. In occasione dell’anno centenario, la Penitenzieria
apostolica ha concesso il dono dell’indulgenza plenaria per tutto il
corso dell’anniversario nelle chiese francescane di tutto il mondo,
come stabilito dal decreto promulgato stamani nel bollettino della
Santa Sede.
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