(AGENPARL) - Roma, 8 Gennaio 2026 - (AGENPARL) – Thu 08 January 2026 L’Aula rinvia in Commissione per approfondimenti la mozione proposta
dai consiglieri regionali Maria Grazia Proietti, Francesco Filipponi
(Pd) e Fabrizio Ricci (AVS)
(Acs) Perugia, 8 gennaio 2026 – L’Assemblea legislativa
dell’Umbria ha rinviato in Commissione, per approfondimenti, la
mozione “Riconoscimento pieno dei diritti delle coppie unite
civilmente e contrasto a ogni forma di discriminazione
nell’applicazione della legge 104/1992” firmata dai consiglieri
regionali Maria Grazia Proietti, Francesco Filipponi (Pd) e Fabrizio
Ricci (AVS).
Illustrando l’atto in Aula, Maria Grazia Proietti ha spiegato che
“il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), con una
circolare interna del 7 ottobre 2025, ha stabilito che i permessi e i
congedi previsti dalla legge ‘104/1992’ non si applicano ai
lavoratori uniti civilmente, escludendo di fatto le coppie dello
stesso sesso dal diritto di assistere il partner o i suoi familiari.
Per questo la mozione impegna la Giunta a esprimere pubblicamente
solidarietà e sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori colpiti dal
provvedimento del Dap, denunciando ogni forma di discriminazione
fondata sull’orientamento sessuale; a trasmettere al ministro della
Giustizia e al Dap la posizione ufficiale della Regione Umbria,
chiedendo il ritiro o la revisione della circolare del 7 ottobre 2025,
in coerenza con i principi di uguaglianza e con la normativa vigente;
a promuovere, in sede di Conferenza delle Regioni, un’iniziativa
condivisa per chiedere al Governo il pieno riconoscimento dei diritti
delle persone unite civilmente in ogni comparto del pubblico impiego;
a predisporre, nell’ambito delle proprie competenze, azioni di
sensibilizzazione e formazione nelle strutture regionali per garantire
il rispetto dei diritti civili e contrastare ogni forma di
discriminazione nei luoghi di lavoro; a monitorare, in collaborazione
con le organizzazioni sindacali, eventuali casi di discriminazione sul
territorio regionale connessi all’applicazione della legge 104 o di
altre normative a tutela dei diritti delle persone con disabilità o
delle loro famiglie. La legge 104 del 1992 riconosce ai lavoratori e
alle lavoratrici il diritto a permessi e congedi retribuiti per
l’assistenza a familiari con disabilità grave. La legge
‘76/2016’ ha istituito le unioni civili tra persone dello stesso
sesso, stabilendo che ‘le disposizioni che si riferiscono al
matrimonio e ai coniugi si applicano anche alle parti dell’unione
civile’. L’Inps, nel 2022, ha chiarito che i permessi e i congedi
previsti dalla legge ‘104/1992’ spettano anche ai lavoratori e
alle lavoratrici uniti civilmente, equiparando i due istituti e
uniformando la prassi amministrativa ai principi di uguaglianza e non
discriminazione sanciti dalla Costituzione e dalla normativa europea.
L’interpretazione del Dap, con la circolare del 7 ottobre 2025,
ignora l’orientamento consolidato della giurisprudenza e le prassi
amministrative già uniformate da altri comparti del pubblico impiego
e rappresenta un grave arretramento rispetto ai principi di
uguaglianza e parità di trattamento sanciti dagli articoli 2, 3 e 29
della Costituzione, oltre che dall’articolo 21 della Carta dei
diritti fondamentali dell’Unione Europea”.
Su questo atto è intervenuta, per l’opposizione, Donatella Tesei
(Lega): “Posso comprendere le finalità e tutto il resto, ma quando
si parla di applicazioni di norme bisogna attenersi a quello che è il
codice civile, a quelle che sono le leggi e a come effettivamente
stanno le cose. E allora mi preme ribadire a proposito della circolare
del DAP nel 7 ottobre 2025, che in realtà quella circolare non
contrasta con nessun diritto e non opera nessuna discriminazione, per
un motivo molto semplice: quella circolare si basa e si attiene a
quella che è la norma di legge. La circolare suddetta non contempla e
non concerne i partner. In termini di legge ciò viene espressamente
escluso. L’articolo 78 del Codice civile disciplina le affinità e
stabilisce che l’unione civile, diversamente dal matrimonio, non
produce rapporti di affinità tra le famiglie di origine dei partner.
L’affinità è questa. Anche le pronunce giurisprudenziali a cui si fa
riferimento non sono purtroppo corrette perché in realtà in
Piemonte, con l’ordinanza 130 del 2025, è stato ritenuto che il
ricorso proposto da un appartenente al corpo di polizia penitenziaria
non presentasse elementi di fondatezza. Anche il Consiglio di Stato ha
successivamente confermato proprio l’assenza di profili di fondatezza.
Ora, noi possiamo votare tutto, ma su alcune norme bisogna che ci
atteniamo alla legislazione vigente, anche per non esporre la Regione.
C’è da fare eventualmente proposte di legge in sede parlamentare per
poter modificare la legge del 2016 ed includere anche l’articolo 78
del codice civile. Non è una questione di essere contro qualcosa, ma
di correttezza giuridico-amministrativa, per cui io suggerisco, se la
consigliera è d’accordo, di portare l’atto in Commissione, dove
ci si potrà lavorare e ragionare”. PG
link alla notizia: http://consiglio.regione.umbria.it/node/81777
————– parte successiva ————–
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