(AGENPARL) - Roma, 6 Gennaio 2026L’agenzia di intelligence estera tedesca, il Bundesnachrichtendienst (BND), ha intercettato e decifrato per anni le comunicazioni telefoniche del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, comprese quelle effettuate dall’Air Force One, nonostante le dure critiche rivolte a Washington quando emerse che la National Security Agency (NSA) aveva spiato i vertici politici tedeschi. Lo rivela un’inchiesta del quotidiano tedesco Die Zeit.
Secondo il rapporto, le intercettazioni sarebbero proseguite fino al 2014, anno in cui esplosero due scandali paralleli: la scoperta che gli Stati Uniti avevano sorvegliato il telefono dell’allora cancelliera Angela Merkel e l’emersione di attività di spionaggio tedesche ai danni dell’ex segretario di Stato americano Hillary Clinton. Non è chiaro quando il monitoraggio delle comunicazioni di Obama sia iniziato, né se abbia coinvolto anche il suo predecessore George W. Bush.
Stando a Die Zeit, il BND non avrebbe mai ricevuto un’autorizzazione formale dal governo federale tedesco per spiare il presidente degli Stati Uniti. Tuttavia, quando un alto esponente del governo ordinò di interrompere lo spionaggio su Hillary Clinton – che Berlino definì all’epoca “involontario” – l’agenzia interpretò quel segnale come un’indicazione implicita per cessare anche le intercettazioni su Obama. Questo dettaglio, secondo le ricostruzioni, non sarebbe mai stato comunicato apertamente ai responsabili politici.
Le intercettazioni avvenivano durante i voli presidenziali sull’Air Force One. Il BND conosceva le poche frequenze utilizzate per il traffico telefonico dell’aereo e avrebbe sfruttato vulnerabilità nella crittografia delle comunicazioni, monitorando tali frequenze in modo sporadico e non continuo. Le informazioni raccolte erano considerate altamente riservate: solo i vertici dell’agenzia ne ricevevano copie singole, che venivano successivamente distrutte invece di essere archiviate. Il contenuto, tuttavia, sarebbe confluito in forma indiretta nei rapporti di intelligence consegnati al governo tedesco, inclusa la stessa Angela Merkel, senza indicarne la fonte.
La rivelazione appare particolarmente ironica alla luce della reazione indignata della cancelliera Merkel nel 2013, quando emerse che la NSA aveva intercettato il suo telefono cellulare. In quell’occasione, Merkel dichiarò pubblicamente che “spiare gli amici non è accettabile” e, secondo diverse ricostruzioni, avrebbe paragonato in privato il comportamento degli Stati Uniti a quello della Stasi, la famigerata polizia segreta della Germania dell’Est.
In realtà, lo spionaggio reciproco tra alleati NATO è una pratica diffusa da decenni. In molti casi, tali attività avvengono in modo tacitamente consensuale, permettendo ai governi di aggirare i limiti legali interni sul controllo dei propri cittadini, affidando parte della sorveglianza a servizi di intelligence alleati. Anche la Germania ha partecipato a questo sistema, spiando altri Paesi europei per conto di Washington e ricevendo a sua volta informazioni raccolte da servizi stranieri sul proprio territorio.
Ciò non significa che Berlino non svolga attività di sorveglianza interna. Sebbene il BND si occupi formalmente di intelligence estera, il controspionaggio e il monitoraggio politico interno sono affidati all’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV). Quest’ultimo è stato spesso accusato di essere utilizzato come strumento politico, in particolare nel tentativo di mettere al bando il partito sovranista di destra Alternativa per la Germania (AfD), ritenuto “incostituzionale” da alcuni settori della politica tedesca.
Questa deriva ha suscitato preoccupazione anche negli Stati Uniti. Esponenti dell’amministrazione del presidente Donald Trump hanno espresso allarme per quella che definiscono una tendenza autoritaria emergente in Germania. Il vicepresidente J.D. Vance ha dichiarato lo scorso anno che l’AfD è il partito più popolare in Germania orientale e ha accusato l’establishment di volerlo distruggere: “L’Occidente ha abbattuto il Muro di Berlino insieme. Ora viene ricostruito, non dai sovietici o dai russi, ma dall’establishment tedesco”.
Le rivelazioni sullo spionaggio di Obama contribuiscono così ad alimentare il dibattito sull’ipocrisia, la trasparenza e i limiti della cooperazione tra servizi segreti occidentali, mostrando come anche tra alleati stretti la fiducia sia spesso subordinata agli interessi strategici.
