(AGENPARL) - Roma, 5 Gennaio 2026 - (AGENPARL) – Mon 05 January 2026 GUARDIA DI FINANZA
Comando Provinciale Caltanissetta
COMUNICATO STAMPA
05/01/2026
GdiF CALTANISSETTA: ESEGUITE 20 MISURE CAUTELARI PERSONALI PER TRAFFICO
ILLECITO DI RIFIUTI E SEQUESTRO DI BENI PER CIRCA 2 MILIONI DI EURO.
I finanzieri del Comando Provinciale di Caltanissetta, con il supporto del Reparto Operativo Aereonavale di
Palermo, nell’ambito di indagini coordinate e dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della
Repubblica nissena, hanno eseguito un provvedimento emesso dal G.I.P. del Tribunale di Caltanissetta con cui
sono state disposte misure restrittive della libertà personale a carico di 17 soggetti, provvedimenti interdittivi per
altri 3 soggetti e il sequestro di un’azienda operante nel settore del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti, per i
reati di cui agli artt. 110, 452 quaterdecies (Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti), 629 (Estorsione)
del codice penale e 256 (Attività di gestione di rifiuti non autorizzata) del D.Lgs 152/2006.
In particolare, il G.I.P. del Tribunale di Caltanissetta, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia,
ha disposto, all’esito dell’interrogatorio preventivo, la custodia cautelare in carcere per un imprenditore
niscemese e ai domiciliari per un gelese, la misura dell’obbligo o divieto di dimora a carico di 12 soggetti e
l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti di 3 persone facenti parte, a vario titolo, di
un’associazione a delinquere dedita, in maniera sistematica ed organizzata, al traffico e alla gestione abusiva
(raccolta, trasporto, sversamento ed occultamento) di ingenti quantitativi di rifiuti speciali.
Nel medesimo ambito, il competente Giudice ha altresì disposto, oltre al sequestro preventivo dei mezzi e del
complesso aziendale di un imprenditore niscemese per un valore di stima pari a circa 2 mln di euro, l’esecuzione
di 3 misure interdittive del divieto di esercitare attività imprenditoriale, nei confronti di altrettanti titolari di ditte
e rappresentanti di società operanti nello specifico settore.
La genesi dell’attività d’indagine è da rinvenirsi nel quotidiano impegno istituzionale della Guardia di Finanza di
Gela nel delicato settore del contrasto agli illeciti ambientali, che ha consentito, secondo i gravi indizi di
colpevolezza prospettati dalla Procura e ritenuti dal GIP, di individuare nel comune di Niscemi un sito, nelle
immediate adiacenze dell’agglomerato urbano, ove veniva svolta, in totale difformità alle vigenti disposizioni di
legge in materia, l’attività di raccolta, stoccaggio e trasporto con successivo conferimento a terzi di rifiuti
speciali, anche pericolosi.
Secondo i gravi indizi ritenuti dal GIP, la vicenda in esame potrebbe essere ricostruita, fermo restando la
presunzione di innocenza, come segue.
I rifiuti risultavano accatastati direttamente sul suolo, inermi di qualsiasi protezione o impermeabilizzazione, con
il concreto rischio di contaminazione dei terreni e delle falde acquifere, cagionando un potenziale grave danno
ambientale.
L’attività illecita si sarebbe articolata attraverso un meccanismo ben collaudato: l’imprenditore niscemese, con il
supporto di prossimi congiunti e stabili collaboratori, si occupava della raccolta e dello stoccaggio, presso il
deposito della propria azienda, di ingenti quantitativi di rifiuti speciali provenienti da diversi soggetti. Questi
ultimi, dietro corresponsione di denaro, conferivano quotidianamente materiali di varia natura, inclusi rifiuti
pericolosi. Successivamente, i rifiuti venivano trasportati e smaltiti presso altre aziende operanti nel territorio del
comune di Catania e Licata.
Le indagini hanno consentito di individuare numerosi conferitori, alcuni dei quali già noti alle forze dell’ordine,
provenienti anche dai comuni limitrofi che conferivano quotidianamente, a fini di lucro, ingenti quantitativi di
rifiuti utilizzando, in diversi casi, automezzi privi delle necessarie autorizzazioni ambientali.
Nel sito venivano accumulati rifiuti speciali, anche pericolosi, costituiti principalmente da materiali metallici
ferrosi e non ferrosi, oltre a batterie esauste di veicoli. Lo stoccaggio avveniva in modo grossolano e privo di
misure di sicurezza, con una suddivisione approssimativa di rifiuto.
In particolare, dopo la pesatura, i rifiuti ferrosi – tra cui prodotti in ferro, fusti, elettrodomestici, e veicoli – che
rappresentavano la componente più voluminosa, venivano scaricati dai mezzi dei conferitori, quasi sempre
autocarri, anche con l’ausilio di una gru, e accumulati direttamente sulla terra battuta del piazzale dell’azienda
niscemese.
Fondamentale, ai fini investigativi, si è rivelato il ricorso a intercettazioni telefoniche e telematiche, oltre a
mirate attività di videosorveglianza installate nei pressi del deposito riconducibile agli indagati. Decisivi anche i
servizi di osservazione, controllo e pedinamento, che hanno consentito di ricostruire l’intera filiera del traffico
illecito. Ulteriori riscontri oggettivi sono giunti dal sequestro preventivo di un autoarticolato e di circa 5.000
chilogrammi di rifiuti speciali pericolosi (motori termici non bonificati, filtri inibiti di olio) destinati a un
deposito catanese.
Nel corso delle indagini sono state inoltre documentate condotte intimidatorie da parte dell’imprenditore,
finalizzate al recupero di crediti. Emblematica una conversazione intercettata nella quale l’uomo si rivolgeva a
un cliente palermitano con toni minacciosi e riferimenti a gravi conseguenze, inducendolo a saldare un debito
pregresso mediante pagamenti mensili di duemila euro.
I provvedimenti cautelari intervengono nella fase delle indagini preliminari e dovranno comunque trovare
riscontro nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto, pertanto, della presunzione di innocenza che l’art.
27 della Costituzione garantisce ai cittadini fino a sentenza definitiva, svolgendo ogni ulteriore accertamento che
dovesse rendersi necessario, anche nell’interesse degli indagati.
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