(AGENPARL) - Roma, 2 Gennaio 2026 - (AGENPARL) – Fri 02 January 2026 COMUNE DI CELLE DI SAN VITO
Provincia di Foggia
Via Roma 74
Celle di San Vito, 30/12/2025
Gentilissimo Sindaco,
devo manifestare, fin dalle prime righe, il mio profondo sconcerto e la mia totale sorpresa rispetto
alla proposta da Lei avanzata. Una proposta che mi lascia francamente allibita, poiché oggetto di
numerosi e reiterati confronti nel corso dei quali ho sempre espresso in maniera chiara, coerente e
inequivocabile la mia posizione nettamente contraria.
Tale posizione Le era perfettamente nota ed è stata ribadita anche in sedi ufficiali e pubbliche, da
ultimo nel corso di un incontro tenutosi c/o il Senato della Repubblica, alla presenza di due
Senatori, Boccia e Melchiorre, dove io ho chiesto espressamente di non fare in modo che emettano
una legge che obblighi a istituire le fusioni nei piccoli comuni. Alla luce di ciò, appare del tutto
incomprensibile la scelta di riproporre un’ipotesi già ampiamente discussa e respinta
dall’Amministrazione che rappresento, senza alcuna preventiva condivisione né rispetto per le
posizioni espresse.
A ciò si aggiunge un ulteriore e grave elemento di criticità: la proposta risulta avanzata senza che vi
sia stato un preventivo confronto con il Suo Consiglio comunale e, allo stato attuale, in assenza di
una deliberazione consiliare che ne legittimi formalmente l’indirizzo politico-amministrativo. Una
modalità di azione che solleva serie perplessità sotto il profilo istituzionale e procedurale.
Ancora più censurabile appare la scelta di rendere pubblica la Sua lettera inviatami a novembre,
comunicazione pubblicata sui social network, “facebook”, subito dopo l’incontro avvenuto al
Senato, costruendo una narrazione che risulta oggettivamente fuorviante e strumentale. Tale
esposizione mediatica sembra finalizzata più a un’autopromozione personale che a un reale
interesse per il territorio, facendo passare l’immagine di un’iniziativa condivisa, colta e
lungimirante, quando in realtà essa è stata avanzata ignorando deliberatamente il dissenso espresso
dalla sottoscritta, che rappresenta il Comune di Celle di San Vito.
Ritengo che l’utilizzo dei canali social per veicolare comunicazioni istituzionali di questa portata,
senza un previo confronto e decisioni tra le amministrazioni interessate e soprattutto senza un
mandato formale degli organi competenti, rappresenti una forzatura inaccettabile e poco rispettosa
dei principi di leale collaborazione tra enti locali.
Oggi pertanto ribadisco pertanto, con assoluta fermezza e senza alcuna ambiguità, sia la mia
posizione e soprattutto quella del mio Comune di Celle di San Vito, che indugia fermamente
contraria alla proposta da Lei avanzata, e si resta sempre nella convinzione di tutelare
esclusivamente gli interessi della propria comunità e del territorio. E ribadisco che nel merito della
proposta di avviare un percorso di Unione o Fusione tra Comuni, ritengo doveroso comunicarLe
ufficialmente, con la massima trasparenza e nel pieno rispetto istituzionale, che allo stato attuale la
volontà politica dell’Amministrazione comunale di Celle di San Vito non contempla né l’avvio di
un processo di Unione né, ancor meno, l’ipotesi di Fusione.
Riteniamo, anzi, necessario interrompere sin da subito questo progetto che, a nostro avviso,
comporterebbe un depotenziamento dei piccoli Comuni e alimenterebbe una dinamica di vera e
propria “crudeltà istituzionale”, nella quale il Comune demograficamente più grande finirebbe
inevitabilmente per assorbire quello più piccolo, riducendone progressivamente autonomia,
rappresentanza e capacità decisionale.
Ad oggi, il Comune di Celle di San Vito non ha mai potuto constatare benefici reali neppure dalle
forme di gestione associata dei servizi; a maggior ragione, non ravvisa vantaggi nell’Unione dei
Comuni e tanto meno nella Fusione. Tale contrarietà è rafforzata soprattutto dalla necessità di
tutelare un patrimonio storico e identitario di straordinaria importanza, le cui origini risalgono al
1200. La nostra comunità custodisce e parla ancora oggi la lingua franco-provenzale, testimonianza
preziosa e riconosciuta della nostra unicità culturale, che il suo paese Castelluccio Valmaggiore
non ha.
È proprio per salvaguardare questa identità, profondamente sentita dalla popolazione, che riteniamo
fondamentale evitare ogni percorso che possa metterne a rischio la continuità, il valore e la
trasmissione alle future generazioni.
Come Lei ben sa, l’esperienza maturata dalla sottoscritta in questi 17 anni da Sindaco contro i suoi
3, attraverso la partecipazione a organismi sovracomunali quali ARO, Ambito Territoriale e Area
Interna non ha purtroppo prodotto risultati tangibili per la comunità cellese. Al contrario, nonostante
le numerose richieste e segnalazioni formalmente presentate, abbiamo spesso riscontrato difficoltà
nel garantire anche i servizi essenziali, in quanto lasciati sempre soli da parte di questi organi.
Posso pertanto affermare con chiarezza che, in diverse circostanze, nessuno degli enti coinvolti ha
mai realmente sostenuto le richieste avanzate dal Comune di Celle per garantire servizi e diritti
essenziali alla propria cittadinanza. In particolare, né il Comune di Faeto né quello di Castelluccio
Valmaggiore hanno mai sostenuto o appoggiato le istanze presentate, soprattutto in sede di Ambito
Territoriale di Troia.
Ogni volta che il Comune di Celle si è trovato ad affrontare delle difficoltà, è sempre rimasto solo a
difendere i propri diritti e a risolvere i problemi, senza ricevere alcuna forma di solidarietà. Basti
pensare ai casi più eclatanti: quando Celle è rimasta completamente isolata a seguito delle due gravi
frane e della conseguente chiusura della SP 126 disposta dalla Provincia di Foggia; oppure quando
il Comune è stato costretto a indire due scioperi a causa della soppressione del servizio di trasporto
pubblico.
Da ultimo, si pensi alla questione del medico di base, che rifiuta di recarsi a Celle per garantire
l’apertura dell’ambulatorio anche solo per un’ora a settimana, mentre a Castelluccio Valmaggiore il
servizio è assicurato quotidianamente.
Alla luce di questi esempi, risulta difficile comprendere come si possa pensare, o essere certi, che in
futuro il Comune di Castelluccio possa garantire maggiori servizi ai cittadini di Celle, i quali, pur
diventando ex cittadini di un Comune autonomo, continueranno comunque a vivere nelle proprie
abitazioni. È evidente che permarrebbero disservizi e mancanze nell’erogazione di servizi
essenziali.
Risulta inoltre inaccettabile pensare di poter essere tutelati da un sindaco che oggi parla apertamente
di soppressione dei Comuni, quando egli stesso, in qualità di presidente dell’Area Interna, avanza
direttamente tali proposte.
Si ritiene pertanto che l’avvio di un ulteriore livello di Unione o, ancor più, di Fusione possa
comportare un progressivo depotenziamento dell’autonomia amministrativa e politica del nostro
Ente, con effetti potenzialmente pregiudizievoli per la tutela degli interessi della comunità locale.
Le nostre radici sono ancora oggi vive e tangibili: qui si parla la lingua franco-provenzale,
testimonianza preziosa e riconosciuta della nostra unicità culturale. È proprio per tutelare questa
identità, profondamente sentita dalla comunità, che riteniamo fondamentale evitare percorsi che
possano metterne a rischio la continuità, il valore e la trasmissione alle future generazioni.
A tal riguardo, la Corte Costituzionale ha più volte chiarito che i processi di riordino territoriale
devono avvenire nel rispetto del principio di autonomia degli enti locali, sancito dagli articoli 5 e
114 della Costituzione, e che tali processi non possono tradursi in una compressione irragionevole
della rappresentanza democratica delle comunità interessate. In particolare, la Corte ha evidenziato
come le fusioni non possano essere considerate meri strumenti di razionalizzazione finanziaria, ma
debbano rispondere a una valutazione complessiva dell’interesse pubblico locale e della volontà
delle popolazioni coinvolte (cfr. Corte cost. n. 50/2015; n. 168/2018).
Si richiama altresì l’orientamento della giurisprudenza amministrativa secondo cui le forme
associative tra enti locali devono fondarsi su un effettivo miglioramento dei servizi e non possono
essere imposte o perseguite in modo meramente formale. In tal senso, il Consiglio di Stato ha
affermato che la legittimità delle scelte di riordino istituzionale richiede una istruttoria approfondita
e una motivazione rafforzata, soprattutto quando coinvolge Comuni di piccole dimensioni (cfr.
Cons. Stato, sez. V, sent. n. 5478/2016).
Tale patrimonio identitario costituisce un valore tutelato dagli articoli 2, 6 e 9 della Costituzione,
come più volte ribadito dalla Corte Costituzionale, che ha riconosciuto la necessità di salvaguardare
le minoranze linguistiche storiche e le identità locali quali elementi essenziali del pluralismo
istituzionale (cfr. Corte cost. n. 15/1996; n. 159/2009).
È opportuno inoltre ricordare, per completezza istituzionale, che la normativa vigente sugli enti
locali non attribuisce al solo Sindaco la competenza a deliberare in materia di Unione o Fusione di
Comuni. Il Decreto Legislativo n. 267/2000 (Testo Unico degli Enti Locali) stabilisce infatti che:
l’art. 42, comma 2, lett. a) attribuisce al Consiglio comunale la competenza esclusiva sugli atti
fondamentali dell’ente, tra cui l’ordinamento istituzionale;
l’art. 32 disciplina le Unioni di Comuni, prevedendo una deliberazione consiliare;
l’articolo 15 del TUEL disciplina il procedimento di fusione, prevedendo un iter articolato che
coinvolge i Consigli comunali, la Regione e le popolazioni interessate.
Sul punto, anche la giurisprudenza amministrativa ha chiarito che il Consiglio comunale è l’organo
titolare delle decisioni strategiche che incidono sull’identità e sull’assetto dell’ente, non essendo
surrogabile da determinazioni monocratiche (cfr. TAR Lazio, Roma, sez. II, sent. n. 12432/2019).
Ne consegue che qualsiasi eventuale valutazione in merito non potrebbe in ogni caso prescindere da
una formale e preventiva deliberazione del Consiglio comunale, quale organo espressione diretta
della volontà della comunità locale.
Alla luce di quanto sopra, l’Amministrazione comunale di Celle di San Vito ritiene di non poter
aderire, ad alcun percorso di Unione o Fusione, ritenendo tali strumenti non rispondenti alle reali
esigenze del territorio e non adeguatamente compensativi rispetto ai rischi connessi. Per tutte
queste ragioni, ribadisco con assoluta fermezza e senza alcuna ambiguità la posizione del Comune
di Celle di San Vito, che resta nettamente contrario alla proposta da Lei avanzata, nella convinzione
di tutelare esclusivamente gli interessi della propria comunità e del territorio.
Resta ferma, e viene sin d’ora confermata, la piena disponibilità del Comune di Celle di San Vito a
valutare forme di collaborazione puntuale e settoriale, fondate su progetti specifici, obiettivi chiari e
risultati verificabili, nel rispetto delle peculiarità, dell’autonomia e delle competenze di ciascun
Ente.
Confidando che quanto sopra detto possa essere valutato con spirito costruttivo e nel reciproco
Trending
- Buoni Sport’, il Comune di Castiglione della Pescaia rinnova il sostegno alle famiglie
- Intervista alla Senatrice Marinella Pacifico: “NEXUS: oltre le luci e le chiacchiere, serve un avvicendamento radicale”
- Barachini: grave foto falsa Tajani, Bonaccini si scusi e la rimuova
- Inchiesta sulla ricostruzione nelle zone terremotate delle Marche. Bonelli e Fratoianni ad Ancona lunedì 9 novembre, alle ore 15.30, per una conferenza stampa sull’interrogazione parlamentare di AVS
- Casa. Grimaldi (Avs): La riqualificazione dell’ex Macello rischia di espellere residenti storici. Lo Stato non può promuovere speculazioni sulla pelle delle famiglie. Interrogazione di Avs a Salvini
- Proteggere il patrimonio
- Protocollo MAPP per i Musei Archeologici del territorio, aderisce anche il Comune di Farini
- Ricostruzione Marche, Manzi e Curti (Pd): «Infiltrazioni mafiose nel più grande cantiere d’Europa, il governo non può tacere, questione nazionale
- GIUSTIZIA: SONDAGGIO GHESLERI AGLI STATI GENERALI DEI GARANTISTI
- MOZAMBICO, Cabo Delgado: la nuova ondata di violenza minaccia agricoltura e sicurezza alimentare
