(AGENPARL) - Roma, 23 Dicembre 2025 - (AGENPARL) – Tue 23 December 2025 INDAGINE FINTECH
SUGLI OPERATORI ITALIANI
NON VIGILATI
INDAGINE FINTECH
SUGLI OPERATORI ITALIANI
NON VIGILATI
Questo fascicolo presenta i principali risultati dell’indagine Fintech sugli operatori italiani non
vigilati svolta dalla Banca d’Italia nel 2025.
I dati, raccolti esclusivamente per finalità di analisi, sono trattati ed elaborati in forma aggregata nel
rispetto della normativa sulla privacy. Si ringraziano le società che hanno partecipato alla rilevazione
e le associazioni di settore per il supporto nella diffusione dell’iniziativa.
L’indagine è stata curata da Nicolino Di Giano, Alessandro Lentini, Daniela Elena Munteanu e
Fabrizio Zennaro.
© Banca d’Italia, 2025
Indirizzo
Via Nazionale 91
00184 Roma – Italia
Sito internet
http://www.bancaditalia.it
Tutti i diritti riservati. È consentita la riproduzione a fini didattici
e non commerciali, a condizione che venga citata la fonte
Grafica a cura della Divisione Editoria e stampa della Banca d’Italia
INDICE
Premessa…………………………………………………………………………………………………. 5
Il panorama delle aziende Fintech italiane non vigilate:
principali risultati emersi………………………………………………………………… 7
1. Caratteristiche e modelli operativi
degli operatori Fintech italiani non vigilati …………………………………. 8
1.1 Struttura delle imprese e distribuzione geografica………………………………… 8
1.2 Settori di attività e modelli di business……………………………………………….11
1.3 Tecnologie abilitanti………………………………………………………………………..13
1.4 Strategie di prodotto e dinamiche di innovazione………………………………..15
2. Strategie finanziarie, dinamiche di crescita
e piani di espansione……………………………………………………………………….17
2.1 Investimenti Fintech: fonti di finanziamento,
performance e prospettive di crescita…………………………………………………17
2.2 Strategie, collaborazioni e integrazione nell’ecosistema Fintech……………..19
2.3 Ostacoli alla crescita ……………………………………………………………………….20
3. Il capitale umano: struttura occupazionale
e composizione dei team Fintech……………………………………………………22
3.1 Struttura occupazionale e incidenza del personale Fintech…………………….22
3.2 Profili e competenze ……………………………………………………………………….23
4. Percezione e impatto del quadro regolamentare…………………………..27
4.1 Importanza della regolamentazione per gli operatori
Fintech non vigilati…………………………………………………………………………27
4.2 Rilevanza delle singole regolamentazioni…………………………………………….28
4.3 Gestione della compliance e approccio alla regolamentazione………………..30
AVVERTENZE
Le elaborazioni, salvo diversa indicazione, sono eseguite dalla Banca d’Italia; per i dati dell’Istituto si omette l’indicazione
della fonte. Ulteriori informazioni sono contenute nelle Note metodologiche della Relazione Annuale e del Rapporto
annuale regionale.
Segni convenzionali:
il fenomeno non esiste;
il fenomeno esiste ma i dati non si conoscono;
i dati non raggiungono la cifra significativa dell’ordine minimo considerato;
i dati sono statisticamente non significativi.
Premessa
Le imprese Fintech rappresentano un elemento di profonda trasformazione
all’interno dell’ecosistema finanziario. Esse, oltre ad offrire servizi e prodotti innovativi,
contribuiscono a modificare i modelli di business tradizionalmente adottati dagli operatori
finanziari già attivi nel settore (incumbent), introducendo innovazioni che modificano
radicalmente i processi operativi, i servizi e le modalità di interazione con la clientela1.
Il presente Rapporto illustra i risultati di un’indagine condotta sugli operatori
Fintech italiani2 non vigilati con l’obiettivo di approfondire la conoscenza del mercato
Fintech nazionale3. I dati sono stati raccolti tramite la somministrazione di un
questionario online4 tra febbraio e aprile 2025 con riferimento all’anno 2024.
Gli operatori Fintech non vigilati sono soggetti che operano in ambito finanziario
e dei pagamenti, ma non rientrano tra gli intermediari finanziari autorizzati e sottoposti
alla vigilanza/sorveglianza della Banca d’Italia o di altre autorità di controllo, e non
sono iscritti in appositi albi5.
Per questo motivo, la rilevazione ha richiesto un’attività preliminare finalizzata a
identificare questo segmento di mercato. Partendo da un elenco di oltre 600 aziende
– rilevate sulla base delle interazioni con gli Innovation Facilitators della Banca d’Italia
e di report pubblici – e della tassonomia Fintech dell’Istituto6, sono state individuate
339 aziende. Queste sono state invitate a partecipare all’indagine sia tramite contatti
diretti sia con la campagna di promozione dell’iniziativa, divulgata con eB2B, notizie
mirate sui social media e sul sito web istituzionale. Il tasso di partecipazione è stato
soddisfacente, con un totale di 132 questionari ricevuti. L’attività di validazione dei
dati ha comportato l’esclusione di risposte non complete o provenienti da soggetti
FSI. (2020). FSI Insights on Policy Implementation No. 23: Policy Responses to Fintech: A Cross-Country Overview (https://www.bis.org/fsi/publ/
insights23.pdf).
Nel presente contesto per operatore “italiano” si intende un soggetto giuridico o una persona fisica che esercita attività d’impresa in Italia ed è
identificato da una Partita IVA italiana.
La presente analisi integra l’attività di monitoraggio che la Banca d’Italia svolge periodicamente. Con cadenza biennale, l’Istituto conduce l’“indagine
Fintech nel sistema finanziario”, che si focalizza sull’operatività in ambito Fintech degli intermediari vigilati.
Il questionario è stato articolato in sette sezioni: anagrafica del rispondente e dell’azienda; classificazione dell’azienda in base a servizi e tecnologie;
informazioni relative al business; dati su fatturato, fonti di finanziamento e investimenti effettuati; informazioni quantitative sul personale Fintech
e background professionale; impatto del quadro regolamentare di riferimento sul business Fintech e gestione della compliance con la normativa;
approfondimenti e feedback sul supporto della Banca d’Italia.
Gli operatori non vigilati così intesi possono offrire servizi agli intermediari vigilati tramite contratti di outsourcing o altre forme di collaborazione.
Possono altresì prestare servizi direttamente all’utente, sia corporate che retail (es. servizi erogati tramite l’impiego di soluzioni white label offerte da
intermediari vigilati, servizi prestati in regime di esclusione, servizi di agenzia e mediazione).
Banca d’Italia (2025) MISP – N. 61 – Metodologia di classificazione del Fintech. (https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/mercati-infrastrutture-esistemi-di-pagamento/approfondimenti/2025-061/N.61-MISP.pdf). La tassonomia è stata anche impiegata per la classificazione delle attività e delle
tecnologie.
BANCA D’ITALIA
Indagine Fintech sugli operatori italiani non vigilati – 2025
vigilati/sorvegliati – per cui i risultati dell’analisi presentata in questo Rapporto si basa
su un campione di 121 operatori, pari al 36% dell’insieme individuato.
L’assenza di elenco ufficiale di operatori Fintech non vigilati rende difficile valutare
la rappresentatività statistica del campione di imprese che hanno risposto, su base
volontaria, al questionario. I risultati possono inoltre essere influenzati da potenziali
bias di autoselezione, in quanto riflettono le caratteristiche del gruppo di aziende che ha
scelto di rispondere all’indagine. Le informazioni raccolte forniscono in ogni caso utili
elementi di analisi che consentono di delineare un quadro articolato delle caratteristiche
delle imprese Fintech non vigilate in Italia di stimolo alla riflessione e al confronto con
gli operatori del settore nonché una base informativa per il monitoraggio del settore.
I dati presentati nel Rapporto sono in forma aggregata e utilizzati nel pieno rispetto
dei principi di riservatezza e tutela dei dati personali.
Indagine Fintech sugli operatori italiani non vigilati – 2025
BANCA D’ITALIA
Il panorama delle aziende Fintech italiane non vigilate: principali
risultati emersi
I risultati dell’indagine offrono una fotografia articolata delle aziende Fintech
italiane non vigilate, che mette in luce caratteristiche, tendenze e criticità percepite
dagli operatori. Da essa emergono:
Un ecosistema giovane e dinamico, nel quale le imprese sono realtà
composte soprattutto da microaziende (oltre il 50% ha meno di 10 addetti)
indipendenti, di recente costituzione, concentrate nel Nord Italia e operanti
in ambito Business-to-Business (B2B).
Il ruolo prevalente svolto dai fornitori tecnologici (Technological services
supply), ossia aziende che forniscono servizi tecnologici finalizzati a supportare
e migliorare le attività del settore finanziario, efficientare i processi e ottimizzare
l’esperienza del cliente utilizzando tecnologie avanzate come Intelligenza
Artificiale, Big Data e DLTBlockchain.
Un settore con investimenti e in crescita, che si caratterizza per un
significativo ricorso all’autofinanziamento. Le imprese mostrano un’elevata
interconnessione, collaborando con intermediari vigilati, altre Fintech e aziende
tecnologiche. Si nota, inoltre, una forte spinta verso l’internazionalizzazione,
con l’83% di imprese che ha già avviato un piano per accedere a mercati esteri
o intende avviarlo nel prossimo anno. Parallelamente, l’indagine segnala una
diffusa attenzione all’innovazione con impatto sociale e ambientale: quasi un
operatore su due è impegnato in progetti Fintech for Good. Resta limitato il
ricorso a brevetti e certificazioni.
Una organizzazione aziendale prevalentemente specializzata e con elevate
competenze: oltre la metà delle aziende è classificabile come “Full Fintech”,
ossia società che dedicano il 100% del proprio personale esclusivamente a
queste attività. Inoltre il 60% del personale ha più di 5 anni di esperienza
nel settore e prevalgono i profili con formazione tecnologico-scientifica ed
economica. La presenza femminile risulta limitata.
Un’elevata consapevolezza della normativa: la maggior parte delle aziende
coinvolte ritiene che la regolamentazione rappresenti un’opportunità per
sviluppare il proprio business piuttosto che un ostacolo. Le aree considerate più
rilevanti riguardano la protezione dei dati, i pagamenti e l’antiriciclaggio.
BANCA D’ITALIA
Indagine Fintech sugli operatori italiani non vigilati – 2025
1. Caratteristiche e modelli operativi degli operatori Fintech italiani
non vigilati
1.1 Struttura delle imprese e distribuzione geografica
L’esame della longevità aziendale, condotto partendo dall’anno di costituzione,
mette in luce un contesto imprenditoriale dominato da imprese giovani o di media
età (Figura 1). Il segmento più consistente (59 unità, pari al 49% dei rispondenti) è
rappresentato dalle società costituite tra 5 e 10 anni fa (dal 2015 al 2020). Le società
costituite negli ultimi 5 anni (dal 2021 in poi) sono 34 (28%), quelle con più di 10
anni di attività sono la quota minore (28 società, pari al 23%).
Figura 1
POPOLAZIONE DELLE SOCIETÀ
(percentuale di aziende sul totale rispondenti per anno di costituzione)
Sebbene le radici del Fintech siano più datate, la letteratura concorda nell’identificare
la crisi finanziaria del 2008 come il principale catalizzatore della “Fintech Revolution”7,
un processo successivamente accelerato dalla pandemia di COVID-19. Il periodo
2019-2023 ha visto, infatti, un picco nella nascita di nuove Fintech. I risultati
dell’indagine confermano la natura relativamente giovane del comparto, che si inserisce
in una tendenza internazionale ormai confermata, con l’eccezione di una quota residuale
di imprese consolidate capaci di rinnovare il proprio modello di business8.
The Economist. (2015). The Fintech revolution. (https://www.economist.com/leaders/2015/05/09/the-Fintech-revolution).
La trasformazione digitale ha favorito non solo la nascita di nuove imprese Fintech, ma anche l’evoluzione di quelle esistenti, che hanno saputo
introdurre processi innovativi, nuove tecnologie e soluzioni più agili nei processi produttivi e nell’offerta di servizi. cfr. Bank for International
Settlements (BIS), 2021. Fintech and the digital transformation of financial services. Basel: BIS (https://www.bis.org/publ/bppdf/bispap117.pdf).
Indagine Fintech sugli operatori italiani non vigilati – 2025
BANCA D’ITALIA
L’analisi delle caratteristiche delle aziende esaminate rivela una chiara predominanza
di specifiche forme giuridiche (Figura 2). La maggioranza delle società, circa l’83%,
è costituita da società a responsabilità limitata (S.r.l.). Le società per azioni (S.p.A.)
rappresentano il 15% del totale. Le S.r.l.s. (società a responsabilità limitata semplificata)
e le Partite IVA individuali costituiscono ciascuna una quota minoritaria, attestandosi
entrambe rispettivamente intorno all’1% del totale. La predominanza delle S.r.l. è
presumibilmente legata a molteplici fattori. Il capitale sociale minimo più contenuto
rispetto ad altre forme giuridiche rende la S.r.l. una soluzione più accessibile per molti
imprenditori del settore, consente una maggior flessibilità gestionale e garantisce la
limitazione della responsabilità dei soci. Tuttavia, è importante sottolineare che la
prevalenza di S.r.l. può implicare anche limiti sul piano finanziario, in termini di raccolta
di capitali strutturati e possibilità di quotazione, potenzialmente rallentando le capacità
di crescita dimensionale delle imprese Fintech italiane nel confronto internazionale9.
Il 34% delle risposte proviene da startup innovative10 e il 27% da PMI innovative11;
complessivamente il 61% dei rispondenti è riconosciuto come impresa innovativa
iscritta nelle apposite sezioni del registro delle imprese.
Figura 2
RIPARTIZIONE DELLE AZIENDE PER FORMA GIURIDICA (%)
P.IVA individuale
Dall’analisi della struttura societaria (Figura 3), emerge che circa il 78% delle
aziende non appartiene ad un gruppo; del restante 22%, il 17% fa capo a gruppi
societari di matrice estera. Questo dato evidenzia un interesse strategico da parte di
operatori esteri, che scelgono di investire nel mercato italiano.
ItaliaFintech & Polimi, (2025). Il Fintech in Italia e in Europa: contesti e regole diverse. Milano: ItaliaFintech (https://www.italiaFintech.org/wpcontent/uploads/2025/04/Report-IF-POLIMI_OK_C.pdf).
Cfr. https://www.mimit.gov.it/it/startup-innovative
Cfr. https://www.mimit.gov.it/it/impresa/piccole-e-medie-imprese/pmi-innovative/normativa
BANCA D’ITALIA
Indagine Fintech sugli operatori italiani non vigilati – 2025
Figura 3
APPARTENENZA A GRUPPI SOCIETARI
italiani;
6; 5%
società indipendenti;
Gruppi
esteri; 21;
Dal punto di vista geografico, sono state condotte due analisi distinte: la prima si
è basata sulle sedi legali delle società, mentre la seconda ha considerato anche le sedi
operative e, ove disponibili, le sedi legali dei gruppi di appartenenza.
Entrambe le dimensioni di analisi confermano una netta prevalenza del Nord
Italia. Considerando le sole sedi legali, il Nord si attesta in maniera preponderante
intorno al 75% del totale, il Centro contribuisce con circa il 17%, mentre il Sud e le
Isole rappresentano circa l’8% (Figura 4).
Figura 4
LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA DEGLI OPERATORI
(distribuzione % delle sedi legali)
Centro
Sud e isole
Il 32% delle aziende possiede una o più sedi oltre quella legale e in taluni casi si
osserva una presenza anche all’estero (Regno Unito, Svizzera, Germania e Stati Uniti).
Indagine Fintech sugli operatori italiani non vigilati – 2025
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Tra le città italiane, Milano si conferma il principale polo di riferimento per gli
operatori Fintech non vigilati, ospitando circa il 42% di tutte le sedi analizzate (legali,
operative e di gruppo), seguita da Roma, che ne accoglie circa il 13%. Altre città
significative includono Padova (4%), Brescia e Torino (entrambe con il 3%), mentre
nel Sud Italia si distinguono Catania e Napoli (entrambe con circa il 2%) (Figura 5).
Figura 5
DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA DELLE SEDI PER CITTÀ
1.2 Settori di attività e modelli di business
L’indagine segue l’approccio previsto dalla metodologia interna all’Istituto per la
classificazione Fintech, articolato lungo due dimensioni principali: i servizi offerti e le
tecnologie impiegate12.
L’analisi dei settori di attività è stata condotta ponendo due domande distinte: la
prima, a risposta multipla, volta a cogliere la diversificazione dell’offerta, consentendo
alle società di indicare tutte le aree in cui operano; la seconda, finalizzata a individuare
la specializzazione di ciascuna società mediante l’identificazione del settore prevalente.
La rilevazione a risposta multipla mostra che le imprese tendono ad operare in più
di un settore, indicando una moderata diversificazione (2 – 3 attività differenti sulle 30
previste dalla tassonomia di riferimento –Figura 6).
L’attività di Technological services supply risulta essere la più diffusa, citata da 42
società nella selezione multipla e indicata come attività prevalente dal 26% delle aziende.
Cfr. Nota 6; si precisa che la terminologia riportata è in inglese in linea con quanto definito nella Tassonomia interna.
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Indagine Fintech sugli operatori italiani non vigilati – 2025
Tali società si occupano di fornire servizi tecnologici volti a supportare e migliorare
le attività del settore finanziario, efficientare i processi e ottimizzare l’esperienza del
cliente.
Ulteriori attività di rilievo includono i Digital payment services e il Digital lending,
indicate come aree di attività rispettivamente da 25 e 18 società. Emergono anche
i servizi correlati all’Open Banking/Open Finance e al RegTech, che evidenziano una
crescente attenzione verso l’interoperabilità e la conformità normativa.
L’analisi delle risposte ha rivelato una coerenza tra le risposte multiple e l’attività
prevalente dichiarata confermando che, nonostante la possibilità di diversificazione,
la maggior parte delle aziende Fintech rispondenti tende a concentrarsi su un numero
limitato di attività chiave.
Figura 6
ATTIVITÀ DICHIARATE DALLE AZIENDE
(rilevazione multipla di attività, valore assoluto raggruppato per settore)
L’analisi dei modelli di business – tramite possibilità di selezione multipla – offre
una visione del posizionamento strategico degli operatori nell’ecosistema (Figura 7).
Il quadro che emerge è dominato dal B2B (108 aziende pari al 89%), il 31% (37 aziende)
Indagine Fintech sugli operatori italiani non vigilati – 2025
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è indirizzato alla clientela retail (B2C) mentre solo il 6% (7 imprese) adottano un
modello B2B2C (in cui il servizio raggiunge il consumatore retail tramite un partner
aziendale). Nel 63% dei casi, le imprese adottano solo il modello B2B, mentre nel 5%
dei casi la clientela è esclusivamente retail (B2C); il restante 32% persegue più modelli
di business contemporaneamente. Tale dinamica riflette una tendenza globale che vede
i modelli di business B2B come uno dei principali motori per la crescita futura del settore
Fintech13.
Figura 7
MODELLO DI BUSINESS
numero di aziende rispondenti
(rilevazione multipla, valore assoluto)
B2B2C
1.3 Tecnologie abilitanti
L’indagine ha esaminato anche le tecnologie utilizzate dalle aziende, con possibilità
di selezione multipla, per catturare la complessità delle infrastrutture tecnologiche e, su
una prevalente, per individuare la specializzazione.
In media, le aziende dichiarano di fare ricorso ad almeno due tecnologie tra quelle
identificate dalla tassonomia. L’Artificial Intelligence (AI) risulta la più diffusa, con 73
adozioni, seguita da vicino da Big Data & Advanced Analytics con 60 utilizzi. Seguono
in ordine le Distributed Ledger Technologies (DLT) / Blockchain (37 utilizzi), la Robotic
Process Automation (RPA) e l’Advanced Cryptography (entrambe con 18 utilizzi)
(Figura 8).
Questi dati sono coerenti con l’analisi svolta per tecnologia prevalente: l’AI si
conferma dominante, scelta dal 29% delle aziende; Big Data & Advanced Analytics
vengono indicati dal 21% delle aziende (Figura 9). Un residuo 8% del campione non
ha individuato una tecnologia prevalente, il che potrebbe riflettere una fase iniziale
di scouting tecnologico (in cui diverse soluzioni vengono testate) o, al contrario, una
Boston Consulting Group & QED Investors (2025), Fintech’s Next Chapter (https://www.bcg.com/publications/2025/fintechs-scaled-winners-emerging-disruptors).
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Indagine Fintech sugli operatori italiani non vigilati – 2025
Figura 8
TECNOLOGIE UTILIZZATE
(selezione multipla, valori assoluti)
Artificial Intelligence (AI)
Big Data & Advanced Analytics
Distributed Ledger Technologies (DLT) / Blockchain
Robotic Process Automation (RPA)
Advanced Cryptography
Standard Technologies
Internet of Things (IoT)
Biometrics
Augmented or Virtual Reality (AR/VR)
Quantum Computing
Figura 9
TECNOLOGIE UTILIZZATE
(selezione prevalente, valori percentuali)
API/Cloud computing, 11%
Big Data & Advanced Analytics, 21%
Robotic
Process
Automati
(RPA),
non risponde, 8%
Artificial Intelligence (AI),
DLT/Blockchain, 20%
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Advanced
Cryptography,
Biomet
rics,
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bassa specializzazione tecnologica interna dovuta a un modello aziendale orientato
all’acquisto di servizi esterni. La crescente rilevanza dell’AI, anche nel contesto Fintech
italiano non vigilato, è coerente con le analisi internazionali che la identificano come il
principale “game changer” per il futuro del settore14.
1.4 Strategie di prodotto e dinamiche di innovazione
Tra gli obiettivi che i prodotti e servizi offerti mirano a raggiungere, gli operatori
indicano con maggior frequenza finalità legate alla crescita e all’innovazione (Figura 10).
In particolare, “Migliorare la qualità dei prodotti o servizi esistenti” (84%), “Soddisfare
esigenze sul mercato (nuove o latenti)” (80%) e “Automatizzare i processi” (80%)
costituiscono i principali obiettivi da realizzare. Anche la sicurezza e la gestione del rischio
sono considerate priorità elevate. La semplificazione della compliance e la promozione
dell’inclusione finanziaria, pur essendo importanti, mostrano una maggiore variabilità
nelle risposte.
Figura 10
FINALITÀ DEI PRODOTTI E SERVIZI FINTECH
Quanto i servizi ed i prodotti Fintech offerti dall’azienda sono
finalizzati a?
Migliorare la qualità dei prodotti o servizi esistenti
Soddisfare esigenze sul mercato (nuove o latenti)
Automatizzare i processi
Migliorare la sicurezza dei dati o dei processi
Ridurre i rischi e/o migliorare i processi di risk management
Promuovere l’inclusione finanziaria
Semplificare la gestione della compliance con le norme di riferimento
5 – Totalmente
4 – Prevalentemente
3 – Parzialmente
2 – Minima parte
1 – Per niente
I dati relativi mostrano un certo dinamismo nello sviluppo di nuovi prodotti. Le
aziende dichiarano di avere in media 3,5 prodotti in fase di commercializzazione, di
cui circa 2 immessi sul mercato nell’ultimo biennio e altrettanti in fase di sviluppo e da
lanciare nell’anno.
Nell’ultimo biennio, le aziende di dimensioni comprese tra 5 e 10 dipendenti
sono state leggermente più prolifiche nell’immissione sul mercato di nuovi prodotti
(1,9 in media) rispetto a quelle di maggiori dimensioni (1,7; Figura 11).
Ivi, p. 14, nel capitolo “Trend 1: Generative AI Is a Game Changer” analizza l’impatto trasformativo dell’AI sul settore.
BANCA D’ITALIA
Indagine Fintech sugli operatori italiani non vigilati – 2025
Figura 11
NUMERO DI PRODOTTI E SERVIZI FINTECH PER DIMENSIONE AZIENDALE
(valori medi)
commercializzati biennio precedente
sviluppo
previsione anno successivo
Media prodotti/ servizi
Commercializzati
Dimensioni aziendali (num. dipendenti)
Emerge inoltre un’attenzione diffusa verso l’innovazione a impatto sociale e
ambientale. Alla domanda “Quanti sono i progetti ‘Fintech for Good’ (se presenti)?”15,
53 operatori su 121 (il 44% dei partecipanti) hanno dichiarato di avere almeno un
progetto riconducibile a questa categoria; il 29% di tali progetti si focalizza solo sulla
sostenibilità ambientale, il 40% si focalizza esclusivamente sull’impatto sociale, mentre
la percentuale rimanente intende perseguire entrambi gli obiettivi.
La definizione fornita nell’indagine per Fintech for Good è “l’utilizzo di tecnologie e dell’innovazione al fine di raggiungimento di obiettivi
sociali e di tematiche ambientali, come la povertà, inuguaglianza, cambiamento climatico e inclusione finanziaria”.
Indagine Fintech sugli operatori italiani non vigilati – 2025
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2. Strategie finanziarie, dinamiche di crescita e piani di espansione
La presente sezione esamina le interconnessioni tra strategie di finanziamento,
performance economiche e piani di espansione, che caratterizzano l’ecosistema Fintech
degli operatori italiani non vigilati.
2.1 Investimenti Fintech: fonti di finanziamento, performance e prospettive
di crescita
L’analisi dettagliata delle fonti di finanziamento delle aziende Fintech rivela
una marcata inclinazione all’autofinanziamento, con 99 aziende (82% sul totale) che
dichiarano di utilizzare prevalentemente mezzi propri per sostenere l’operatività (Figura
12); seguono il finanziamento bancario e il Venture Capital, impiegati rispettivamente
da 26 e 24 aziende. Ulteriori contributi provengono dal Private equity16 (18 aziende)
e dal Crowdfunding (7 aziende). Nella categoria “Altro” (8 aziende) è rilevato anche
l’accesso a bandi di finanziamento statali e regionali.
Figura 12
PRINCIPALI FONTI DI FINANZIAMENTO DICHIARATE
(selezione multipla)
Mezzi propri
Finanziamento bancario
Venture Capital
Private Equity
Crowdfunding
Altro
A corollario di tali dinamiche di finanziamento, l’analisi delle performance
economiche, misurate attraverso il rapporto tra fatturato e investimenti, rivela un
quadro coerente con le caratteristiche di un ecosistema in fase di maturazione: la
condizione più diffusa è quella di aziende in una fase di sviluppo, con ricavi ancora
Ai fini della presente analisi, per Venture Capital si intendono gli investimenti in imprese nelle loro prime fasi di vita (early-stage), caratterizzate
da un elevato potenziale di crescita e un alto profilo di rischio. Per Private Equity si intendono invece gli investimenti in società più mature
(later-stage o established), spesso finalizzati a operazioni di sviluppo, consolidamento o buyout. In entrambi i casi si tratta di investimenti in
capitale di rischio.
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Indagine Fintech sugli operatori italiani non vigilati – 2025
contenuti. Tuttavia, si osserva un mercato trainato da un ristretto numero di aziende
“best performer” – quelle che hanno raggiunto una solida posizione di mercato – capaci
di registrare volumi di vendita considerevoli in rapporto al capitale investito.
L’analisi del fatturato derivante dalle attività Fintech rispetto al fatturato totale
evidenzia un’elevata specializzazione (Figura 13): complessivamente, circa i due terzi delle
imprese mostrano una concentrazione del fatturato sul settore Fintech superiore al 50%.
Figura 13
RIPARTIZIONE AZIENDE PER INCIDENZA DEL FATTURATO GENERATO
DALLE ATTIVITÀ FINTECH
Fatturato 100% Fintech
Fatturato Fintech > 50%
Fatturato Fintech 50%
Indagine Fintech sugli operatori italiani non vigilati – 2025
Aumento < 50%
Nessun aumento
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il raddoppio del fatturato legato al Fintech mentre il 18% non prevede aumenti del
fatturato, suggerendo una fase di consolidamento oppure il perseguimento di obiettivi
non primariamente legati a un aumento dei ritorni nel breve termine.
2.2 Strategie, collaborazioni e integrazione nell’ecosistema Fintech
L’analisi delle risposte sui piani di sviluppo evidenzia un forte orientamento
all’internazionalizzazione: circa il 26% degli operatori ha già intrapreso un piano di
espansione oltre i confini nazionali, un ulteriore 57% prevede di avviarlo nei prossimi
anni. Complessivamente, oltre l’80% del campione mostra un orientamento strategico
verso l’estero per ampliare il proprio mercato di riferimento, raggiungere economie di
scala e diversificare le fonti di ricavo.
L’adozione di strumenti formali per la protezione della proprietà intellettuale e di
certificazioni da parte di terzi sull’attività svolta appare ancora contenuta. Circa il 32% delle
aziende dichiara di possedere certificazioni, il 29% ha depositato brevetti (Figura 15).
Figura 15
PERCENTUALE DI AZIENDE IN POSSESSO DI BREVETTI E CERTIFICAZIONI
CERTIFICAZIONI
BREVETTI
Il conseguimento di certificazioni e brevetti è costoso e solitamente correlato con la
maturità aziendale (Tavola 1): tra le realtà più giovani, con meno di cinque anni di attività,
le percentuali risultano contenute, circa il 21% per i brevetti e il 15% per le certificazioni.
Nelle aziende con un’età compresa tra cinque e dieci anni, si osservano valori più elevati
(pari al 29% e 31%). Infine, nelle imprese con oltre dieci anni di attività, l’incidenza cresce
ulteriormente, fino a sfiorare il 40% per i brevetti e superare il 55% per le certificazioni.
Tavola 1
Aziende in possesso di brevetti e certificazioni in relazione alla durata dell’attività
Maturità
Brevetti
Certificazioni
Meno di 5 anni
Tra 5 e 10 anni
Maggiore di 10 anni
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Indagine Fintech sugli operatori italiani non vigilati – 2025
L’analisi delle partnership rivela un network robusto e diversificato (Figura
16) a conferma della citata propensione alla collaborazione. Il 43% degli operatori
intrattiene collaborazioni con banche, il 35% con altri intermediari finanziari e il 27%
con Istituti di Pagamento/Istituti di Moneta Elettronica. Complessivamente, il 60%
degli operatori intrattiene collaborazioni con almeno un intermediario vigilato. Di
pari rilievo risultano le partnership con imprese tecnologiche (53%) e con altre realtà
Fintech (45%), a testimonianza di una ricerca di sinergie orizzontali e verticali per lo
sviluppo di soluzioni innovative e l’espansione del raggio d’azione.
Questa propensione alla collaborazione permette la condivisione di risorse e
competenze e l’accesso a nuovi segmenti di mercato, elementi indispensabili per
sostenere la crescita e superare le sfide poste da un contesto in rapida evoluzione18.
Figura 16
I PARTNER STRATEGICI DELL'ECOSISTEMA FINTECH NON VIGILATO
(selezione multipla)
Fornitori di tecnologia
Imprese Fintech
Banche
Università/centri ricerca
Altri intermediari finanziari
Istituti Pagamenti/IMEL
Altro
2.3 Ostacoli alla crescita
La crescita e lo sviluppo tecnologico continuano a misurarsi con ostacoli esterni
significativi. In generale, gli impedimenti percepiti come più stringenti sono il difficile
reperimento delle risorse finanziarie e gli ostacoli di tipo normativo, considerati come fattori
prevalentemente o totalmente limitanti dal 60% e dal 51% dei rispondenti, rispettivamente
(Figura 17). A questi si affiancano, con impatto intermedio, i costi di sviluppo e manutenzione,
la scarsa interoperabilità e le difficoltà legate all’acquisizione e integrazione dei dati. Risultano
invece meno importanti la carenza di competenze tecniche specialistiche e le problematiche
relative alla sicurezza dei dati e alla protezione dalle minacce informatiche.
La domanda escludeva gli accordi legati esclusivamente alla vendita dei prodotti e servizi.
L'importanza strategica della collaborazione tra start-up Fintech e operatori finanziari consolidati è evidenziata anche nell’indagine Fintech
nel sistema finanziario italiano – 2023 (https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/indagine-Fintech/2023/index.html); quest’ultima rileva come
le collaborazioni con i soggetti Fintech costituiscano per gli intermediari una modalità rilevante per la realizzazione dei progetti, funzionale a
"ridurre il time to market".
Indagine Fintech sugli operatori italiani non vigilati – 2025
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Figura 17
PRINCIPALI OSTACOLI ALLO SVILUPPO TECNOLOGICO PERCEPITI DALLE AZIENDE
Quanto le seguenti barriere rappresentano un ostacolo per l’evoluzione tecnologica?
Difficile reperimento risorse finanziarie
Complessità normativa
Costi sviluppo e manutenzione infrastrutture
Scarsa interoperabilità
Acquisizione e integrazione dati
Carenza competenze
Difficolta sicurezza e protezione dati
5 – Totalmente
4 – Prevalentemente
3 – Parzialmente
2 – In minima parte
1 – Per niente
Nonostante gli ostacoli percepiti, l’abbandono di iniziative progettuali è un
fenomeno contenuto, con solo il 16% delle società che ha dichiarato di aver interrotto
almeno un progetto nell’ultimo anno prevalentemente per lo scarso interesse del
mercato e per la mancanza di fondi. Gli oneri normativi/di compliance sembrerebbero
incidere maggiormente nelle valutazioni di avvio delle nuove progettualità.
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Indagine Fintech sugli operatori italiani non vigilati – 2025
3. Il capitale umano: struttura occupazionale e composizione
dei team Fintech
3.1 Struttura occupazionale e incidenza del personale Fintech
L’analisi dimensionale delle aziende rivela una forte presenza di microimprese (Figura
18): il 32% delle aziende conta tra 1 e 5 dipendenti, il 20% tra 6 e 10, mentre il 16%
si colloca nella fascia 11-20 dipendenti. Le aziende senza dipendenti fissi rappresentano
l’11%, mentre quelle con più di 21 dipendenti costituiscono il 21% del totale.
Figura 18
DISTRIBUZIONE DELLE AZIENDE PER CLASSE DIMENSIONALE
(occupazione totale)
nessun dipendente fisso
da 1 fino a 5 dipendenti
da 11 fino a 20 dipendenti
oltre 21 dipendenti
da 6 fino a 10 dipendenti
Al fine di garantire la significatività statistica e la coerenza dei dati, l’analisi
è stata condotta sul campione di 108 aziende che hanno dichiarato di avere
dipendenti, escludendo quindi le 13 realtà che non dispongono di personale
fisso.
Figura 19
RIPARTIZIONE DELLE AZIENDE PER INCIDENZA DEL PERSONALE FINTECH
SUL TOTALE (%)
Full Fintech
Indagine Fintech sugli operatori italiani non vigilati – 2025
Modello diversificato
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In particolare, l’incidenza del personale Fintech sul totale della forza lavoro
rivela due modelli operativi distinti (Figura 19). Da un lato, si delinea un gruppo
maggioritario di aziende definite “Full Fintech” (53%), che dedicano il 100% del
proprio personale esclusivamente a queste attività. Dall’altro, il restante 47% adotta un
modello diversificato, impiegando il personale su più attività e integrando il Fintech in
un business più ampio.
3.2 Profili e competenze
La specializzazione in ambito Fintech del management mostra un quadro
diversificato (Figura 20). Da un lato, si rileva una forte concentrazione di aziende con
una bassa percentuale di specializzazione: quasi la metà (46%) delle imprese dichiara
una quota tra l’1% e il 10% di manager specializzati. Dall’altro, si osserva un nucleo
di imprese con una fortissima focalizzazione: circa un quarto del totale (24%) ha una
quota compresa tra il 71% e il 100% di manager specializzati.
Figura 20
RIPARTIZIONE DELLE AZIENDE PER QUOTA DI MANAGEMENT SPECIALIZZATO IN
FINTECH
% di manager specializzati
71-100%
31-70%
11-30%
1-10%
% di aziende
La distribuzione degli addetti Fintech risulta equilibrata tra le diverse fasce di
esperienza, evidenziando una varietà di livelli di seniority all’interno del settore (Figura
21). In particolare, il 30% degli addetti ricade nella fascia Director (oltre 10 anni di
esperienza), suggerendo una forte presenza di professionisti con una lunga carriera e,
presumibilmente, una profonda conoscenza del settore. Subito dopo vi è una solida
base di expertise consolidata, con figure Senior (5-10 anni di esperienza) e Mid-level (2-5
anni), entrambe appaiate al 29%. Questa struttura, in cui quasi il 60% del personale
ha più di 5 anni di esperienza, conferma che il capitale umano è un asset strategico per
gestire la complessità del mercato e guidare una crescita stabile19.
L'importanza del capitale umano esperto come fattore di maturità è confermata da analisi di settore. Il report “EY Fintech Waves 2023”, ad
esempio, sottolinea che “Il capitale umano come asset principale” rappresenta un elemento chiave dell'evoluzione del Fintech italiano, essenziale
per sostenere la crescita attraverso partnership strategiche e lo sviluppo di nuovi prodotti. Cfr. EY (2023), EY Fintech Waves 2023: l'evoluzione
del Fintech nel nostro Paese (https://www.ey.com/it_it/insights/financial-services/evoluzione-del-fintech-nel-nostro-paese).
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Indagine Fintech sugli operatori italiani non vigilati – 2025
Figura 21
PROFILO DEGLI ADDETTI FINTECH PER SENIORITY (%)
Junior (10 anni)
A conferma di questo quadro di consolidata esperienza, anche la distribuzione per
fascia d’età (Figura 22) mostra una struttura anagrafica matura, con una netta prevalenza
della fascia 31-45 anni. Questa fascia costituisce il 46% degli addetti, un dato che suggerisce
un equilibrio tra energia innovativa ed esperienza già consolidata. Segue la fascia più
giovane (18-30 anni) con il 29% degli addetti, mentre le fasce d’età più avanzate sono
meno rappresentate.
Figura 22
PROFILO DEGLI ADDETTI FINTECH PER FASCIA DI ETÀ (%)
18-30 anni
31-45 anni
46-59 anni
60+ anni
La formazione universitaria degli addetti alle attività Fintech (Figura 23), mostra un
quadro coerente per un settore ad alta intensità tecnologica e finanziaria, con una netta
predominanza di background Science, Technology, Engineering, and Mathematics (STEM)
(48%) ed economico (29%), in linea con le competenze più direttamente associate
all’innovazione in questo ambito. Le discipline umanistiche e giuridiche sono meno
rappresentate, attestandosi entrambe su una quota del 5%. Un 13% ricade infine nella
categoria “altro”, indicando una diversità non marginale nei percorsi formativi degli addetti.
Indagine Fintech sugli operatori italiani non vigilati – 2025
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Figura 23
PROFILO DEGLI ADDETTI FINTECH PER AREA DI FORMAZIONE
Scienze economiche
Scienze umanistiche
Giurisprudenza
altro
La presenza femminile è piuttosto eterogenea, con il 59% di realtà caratterizzate
da una forte concentrazione di genere, con scarsa o nulla presenza femminile, e altre,
seppur meno numerose, che mostrano una maggiore diversità (Figura 24).
In 33 aziende, ovvero circa il 31% del totale, la percentuale femminile è addirittura
nulla. Per un’altra quota significativa delle aziende, costituita da 27 realtà (circa il
25%), la percentuale femminile si attesta tra l’1% e il 10%20. Tale situazione è in linea
con la persistente sottorappresentazione femminile all’interno del settore tecnologico e
STEM a livello globale e nazionale21. Le fasce intermedie sono equamente distribuite:
il 38% si suddivide a metà tra la quota 11-30% (21 aziende, 19%) e la quota 31-50%
(21 aziende, 19%). Infine, un numero molto limitato di aziende, composto da solo 6
realtà (circa il 6%), presenta una percentuale di addette femminili tra il 51% e il 100%.
Questo quadro disomogeneo riflette la situazione più ampia del settore Fintech
a livello globale, dove le donne rappresentano solo l’11% della forza lavoro totale. La
disomogeneità è confermata anche guardando ai vertici aziendali, dove il 18% dei ruoli
apicali è ricoperto da figure femminili22.
Questa tendenza è riscontrabile anche nei dati delle prime tre Call for Proposals
di Milano Hub, il centro di innovazione della Banca d’Italia, che mostrano un forte
squilibrio di genere tra i rappresentanti legali, con la componente femminile ferma a
circa il 10%23.
Dall’analisi dei dati non emergono significative correlazioni tra Gender Gap e maturità aziendale.
Si vedano i numerosi report sul tema, tra cui il “Global Gender Gap Report” che analizza annualmente la disparità di genere in diversi settori
economici, incluso quello tecnologico. Cfr World Economic Forum (2024), Global Gender Gap Report 2024 (https://www.weforum.org/
publications/global-gender-gap-report-2024/)
Statista (2024), “Fintech – In-depth Market Insights & Data Analysis”, Report 2024 (https://www.statista.com/study/45600/in-depth-reportFintech/).
Banca d’Italia (2025) “Il ruolo delle donne nell'ecosistema dei pagamenti” Intervento A. Perrazzelli all’European Women’s Payments Network Italy
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Indagine Fintech sugli operatori italiani non vigilati – 2025
Figura 24
DISTRIBUZIONE DELLE AZIENDE PER % DI DONNE NEL FINTECH
% donne nel Fintech
Nessuna (0%)
1-10%
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11-30%
% di aziende
31-50%
51-100%
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4. Percezione e impatto del quadro regolamentare
L’analisi della relazione tra gli operatori Fintech non vigilati e il quadro normativo
vigente approfondisce la rilevanza percepita delle principali normative, il loro impatto
sul business e i modelli organizzativi adottati per la gestione della compliance.
4.1 Importanza della regolamentazione per gli operatori Fintech non vigilati
L’analisi dei dati raccolti tra le imprese Fintech non vigilate rivela una percezione
diffusa dell’importanza della regolamentazione per le proprie attività. In particolare, il
42% delle imprese identifica tra tre e cinque regolamentazioni come rilevanti, mentre
un 29% ne indica più di cinque (Figura 25).
Figura 25
NUMERO DI NORMATIVE RITENUTE RILEVANTI
(ripartizione % delle imprese)
6% 4%
Non risponde
Oltre 5
Le opinioni su quanto le diverse normative possano limitare lo sviluppo delle
attività Fintech sono diversificate (Figura 26), a differenza di quanto osservato circa
gli ostacoli relativi all’evoluzione tecnologica (cfr. par. 2.3). In particolare, poco meno
di un terzo del totale non ritiene la regolamentazione un vincolo rilevante per lo
svolgimento della propria attività (il 15% per niente, il 16% in misura minima).
Un terzo delle imprese attribuisce alla regolamentazione un impatto fortemente
limitante (prevalente per il 22%, “totale” per il 13%). Infine, il rimanente terzo delle
imprese si colloca in una posizione intermedia, indicando che la regolamentazione
rappresenta un ostacolo parziale.
Tra le imprese che indicano la regolamentazione almeno come un ostacolo
parziale24, una larga maggioranza (67%) riconosce che essa risponde a esigenze effettive
Si fa riferimento a quelle società che hanno dichiarato di considerare la normativa parzialmente, prevalentemente e totalmente come un ostacolo
allo sviluppo della propria attività.
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Indagine Fintech sugli operatori italiani non vigilati – 2025
Figura 26
PERCEZIONE DELLA NORMATIVA COME OSTACOLO
Quanto ritiene che la regolamentazione rappresenti un ostacolo
allo sviluppo dell'attività Fintech dell'azienda?
Per niente
In minima parte
Parzialmente
Prevalentemente
Totalmente
ed è coerente con obiettivi di tutela dei clienti o di stabilità del mercato. L’inclinazione a
riconoscere il valore di una disciplina normativa può essere considerata un presupposto
– culturale e strategico – per l’adozione di adeguati meccanismi di conformità, che gli
investitori valutano come un indicatore di maturità e affidabilità aziendale.
Per le imprese che considerano la regolamentazione come un ostacolo immotivato25,
le difficoltà segnalate riguardano principalmente la complessità generale del quadro
normativo. In particolare, le criticità evidenziate si focalizzano sull’assenza di norme
chiare e la conseguente incertezza interpretativa, nonché sulla diversità dei regimi che
trovano applicazione nelle varie giurisdizioni. Questa percezione è presumibilmente il
riflesso del ritmo a cui procede l’innovazione tecnologica, che rende complesso adattare
il quadro normativo in modo tempestivo e organico26.
4.2 Rilevanza delle singole regolamentazioni
Un’analisi generale della percezione di rilevanza delle singole regolamentazioni
all’interno del comparto in esame evidenzia che la normativa sulla protezione dei dati
personali (GDPR27) è quella ritenuta più significativa, con il 75% di risposte che la
considerano “prevalentemente” o “totalmente” rilevante (Figura 27).
Si fa riferimento al 33% delle società di cui alla nota precedente: questo sottoinsieme ha dichiarato di considerare immotivati gli ostacoli allo
sviluppo della propria attività legati alla regolamentazione.
Banca d’Italia (2025) “Un viaggio nel futuro del sistema finanziario” Intervento della Vice Direttrice Generale Chiara Scotti al Congresso
Regolamento (UE) 2016/679 relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera
circolazione di tali dati.
Indagine Fintech sugli operatori italiani non vigilati – 2025
BANCA D’ITALIA
Figura 27
NORMATIVE RILEVANTI
Qual è la rilevanza percepita delle seguenti regolamentazioni europee (e delle relative
normative nazionali di recepimento/attuazione) in relazione all’attività dell’azienda?
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