(AGENPARL) - Roma, 22 Dicembre 2025 - (AGENPARL) – Mon 22 December 2025 *Ritenuta dell’1% tra imprese, i giovani commercialisti: “Così nuovi
costi e più burocrazia”*
L’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili
esprime preoccupazione per l’emendamento governativo alla Legge di
Bilancio 2026 che interviene sull’articolo 25 del Dpr 600/1973,
introducendo una ritenuta d’acconto dell’1 per cento sui pagamenti tra
imprese per cessioni di beni e prestazioni di servizi, con decorrenza
dal 1° gennaio 2029, salvo specifiche esclusioni legate all’adesione a
strumenti di compliance fiscale.
Secondo l’UNGDCEC, la misura configura di fatto una “ritenuta
universale” nei rapporti B2B e rischia di trasformare un numero
elevatissimo di imprese in sostituti d’imposta, chiamati a trattenere,
versare e certificare l’imposta su ogni transazione commerciale, con un
impatto diretto su processi amministrativi, liquidità e operatività
quotidiana.
“L’introduzione della ritenuta dell’1% su tutti i pagamenti tra imprese
rappresenta un ulteriore passo nella direzione opposta rispetto alla
semplificazione fiscale più volte annunciata”, afferma *Francesco
Cataldi*, presidente dei Giovani commercialisti. “È una misura che
aumenta in modo significativo i costi amministrativi, crea difficoltà
nella gestione della liquidità e scarica sulle imprese, in particolare
sulle PMI, e sui professionisti un carico burocratico ancora maggiore di
quello attuale”.
L’Unione sottolinea inoltre le criticità operative che inevitabilmente
ricadranno anche sui professionisti, con un aggravio degli adempimenti
connessi alla gestione delle certificazioni e della dichiarazione dei
sostituti d’imposta, e richiama l’attenzione sul profilo di equità del
sistema, considerato che l’esonero dalla ritenuta risulterebbe
subordinato all’adesione a specifici regimi e strumenti.
“Il contrasto all’evasione non può trasformare le aziende in sostituti
d’imposta generalizzati. È fondamentale, come più volte chiesto, che il
legislatore apra dei confronti seri e costanti con i professionisti, per
costruire regole realmente semplici, eque e sostenibili”, sottolinea
*Stefania Serina*, consigliere dell’UNGDCEC.
“Ribadiamo – concludono Cataldi e Serina – la necessità di un confronto
strutturato e continuativo con le categorie professionali e con il mondo
produttivo, affinché gli obiettivi di contrasto all’evasione siano
perseguiti senza scaricare su imprese e professionisti ulteriori oneri
che rischiano di frenare l’attività economica e aumentare la complessità
del sistema”.
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