(AGENPARL) - Roma, 20 Dicembre 2025 - Giovedì il Parlamento albanese è stato teatro di scene di violenza e disordini senza precedenti, quando i deputati dell’opposizione del Partito Democratico (DP) hanno acceso razzi, lanciato bottiglie d’acqua contro il presidente dell’assemblea Niko Peleshi e si sono scontrati fisicamente con la polizia all’interno dell’aula.
Gli scontri rappresentano il culmine di mesi di tensioni politiche legate a presunte vicende di corruzione e, in particolare, alla controversa nomina del nuovo difensore civico, Endrit Shabani. Il Parlamento si era riunito a Tirana per votare la sua designazione, ma la seduta è rapidamente degenerata.
La controversa nomina del difensore civico
Endrit Shabani, giovane ex professore di diritto ed ex leader del partito minore Nisma Thurje, era considerato inizialmente una scelta condivisa per il ruolo di massimo garante dei diritti umani. Aveva ottenuto l’approvazione della Commissione parlamentare per gli affari giuridici e un ampio sostegno trasversale.
Tuttavia, la sua precedente attività politica e la candidatura alle elezioni del 2025 hanno sollevato critiche, poiché la carica di difensore civico è tradizionalmente riservata a figure considerate super partes. Alla vigilia del voto, tutti i deputati del DP hanno ritirato improvvisamente il loro sostegno, accusando la maggioranza di forzature politiche.
Nonostante ciò, la maggioranza socialista, insieme al Partito Socialdemocratico, ha deciso di procedere comunque. Shabani è stato eletto con i soli voti della maggioranza, un fatto senza precedenti nella storia parlamentare del Paese.
La reazione dell’opposizione e la violenza in aula
La decisione ha scatenato la furia dell’opposizione. I deputati del DP hanno interrotto violentemente la cerimonia di giuramento, occupato i banchi del governo ed esposto cartelli contro il primo ministro Edi Rama, definito “il Noriega d’Europa”, in riferimento al dittatore panamense Manuel Noriega.
Durante il caos, il presidente Peleshi ha invitato più volte i parlamentari a “rispettare l’istituzione del Parlamento”, gridando: “Non possiamo distruggere lo Stato in questo modo!”. Le sue parole sono state accompagnate dal lancio di bottiglie d’acqua e dall’intervento della polizia, che ha cercato di contenere i deputati più aggressivi.
Sullo sfondo: il caso Belinda Balluku
A rendere ancora più esplosivo il clima politico è la vicenda della vicepremier Belinda Balluku, stretta alleata di Rama. Balluku era stata sospesa il 21 novembre su decisione di un tribunale speciale anticorruzione (SPAK), che l’aveva incriminata per presunte irregolarità nell’assegnazione di contratti pubblici.
La sospensione è stata però annullata dalla Corte Costituzionale, su ricorso del primo ministro Rama, che ha definito la decisione del tribunale speciale “assurda” e pericolosa come precedente istituzionale. L’opposizione accusa il governo di interferire con la giustizia per proteggere i propri alleati.
Preoccupazioni internazionali
Sebbene il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti abbia evitato commenti ufficiali, fonti diplomatiche riferiscono di una crescente preoccupazione a Washington per la gestione della crisi da parte di Rama. L’Albania è considerata un alleato strategico della NATO e un Paese candidato all’Unione Europea, e l’instabilità politica potrebbe compromettere il suo percorso di integrazione europea.
Gli scontri in Parlamento evidenziano una profonda polarizzazione politica e sollevano interrogativi sulla tenuta delle istituzioni democratiche albanesi, mentre il Paese affronta una delle fasi più turbolente della sua recente storia politica.