(AGENPARL) - Roma, 11 Dicembre 2025 - (AGENPARL) – Thu 11 December 2025 L’ALTRA META’ DELLA SPERANZA.
IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA
Comunicato stampa
Milano, 11 dicembre 2025 – Si è svolto ieri mattina, nella sede di Milano dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, un incontro sul ruolo delle donne nella Chiesa, nelle comunità di fede e nella società.
L’incontro, valido ai fini della formazione professionale di giornaliste e giornalisti, è stato organizzato dalla partnership del progetto #100esperte – Gi.U.Li.A. Giornaliste, Osservatorio di Pavia e Fondazione Bracco – in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti Lombardia, e l’Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo (Almed) dell’Università Cattolica.
Nel contesto dell’Anno Giubilare dedicato alla speranza, il corso è nato dall’esigenza di valorizzare, attraverso una pluralità di prospettive, la voce e l’operato delle donne all’interno della Chiesa cattolica e nelle diverse tradizioni religiose, mettendo in luce il loro fondamentale contributo al rinnovamento delle comunità ecclesiali e al dialogo interreligioso.
L’evento, moderato da Maria Luisa Villa, giornalista di GiULiA Giornaliste, e parte del team #100esperte, ha offerto una lettura profonda e articolata del protagonismo femminile, in particolare alla luce degli importanti cambiamenti che stanno investendo le Chiese cristiane, come testimonia la recente e rivoluzionaria nomina di una donna alla guida della Chiesa anglicana.
Il dato di partenza è significativo. Come ha sottolineato Monia Azzalini, responsabile del progetto #100esperte per l’Osservatorio di Pavia, la voce delle donne continua a essere trascurata nel dibattito pubblico, a partire dai media, come emerge dai risultati del Global Media Monitoring Project, appena pubblicati. “Se i media non promuovono le donne come protagoniste o come voci autorevoli del discorso pubblico, se addirittura non le vedono neanche, è difficile che il mondo sappia quale contributo possono dare alla società.” Per questo è nato #100esperte, il primo progetto italiano con l’ambizione di innescare un circolo virtuoso fra visibilità femminile, narrazione pubblica e protagonismo delle donne nella realtà.
Secondo Mariagrazia Fanchi, Direttrice dell’Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo, Università Cattolica “La presenza delle donne nella ‘Chiesa in uscita’, di cui ci ha parlato Papa Francesco, è una realtà. Si tratta di guardare alle tante donne che già ricoprono molti ruoli nella Chiesa e nelle Chiese, di riconoscerle e raccontarle attraverso i media, in modo che entrino nell’agenda pubblica e la loro visibilità sia motore di cambiamento”.
Raffaella Iafrate, Delegata del Rettore alle Pari Opportunità, Università Cattolica sottolinea che “La valorizzazione del talento e della leadership femminile è diventato in questi ultimi anni un tema sempre più visibile e urgente per il nostro Ateneo, che tanto deve alle donne -a partire dalla figura di Armida Barelli- e che attraverso questa attenzione alla parità di genere, sta dedicando sempre più spazio alla promozione di una cultura delle pari opportunità in senso lato, nel rispetto di tutte le differenze dell’umano e nella lotta a tutte le discriminazioni.
Secondo Mons. Claudio Giuliodori, Assistente Ecclesiastico Generale Università Cattolica “Spesso per parlare delle donne nella Chiesa si usano categorie più sociologiche che teologiche e forse questo è il punto più critico circa questa tematica. Occorre recuperare l’orizzonte teologico-spirituale per comprendere in modo appropriato non tanto il ruolo, quanto piuttosto la “missione” delle donne che sono in prima linea, ossia vere e fondamentali protagoniste, della storia della salvezza e della missione della Chiesa”.
Come ha ricordato Diana Bracco, Presidente Fondazione Bracco: “Nessuna organizzazione può prosperare se non sa valorizzare pienamente il talento femminile. Riconoscere questo contributo significa dare spazio a una leadership femminile che non vuole sostituire ma integrare; una leadership attenta, dialogica, concreta, capace di unire visione strategica e cura delle persone. È una forma di guida che oggi è cruciale in tutte le istituzioni: economiche, culturali, civili e – naturalmente – anche religiose. Questa iniziativa si svolge all’Università, vorrei dunque sottolineare come oggi, per la prima volta, Milano veda una significativa presenza di rettrici a capo degli atenei: figure competenti, che promuovono innovazione e merito.”
Maria Luisa Villa, Associazione GiULiA Giornaliste, moderatrice del corso, evidenzia che “fare emergere il punto di vista delle donne in ogni ambito, quindi anche nella Chiesa, costituisce un arricchimento per tutta la società e una spinta verso il cambiamento”.
Gli interventi tematici sono iniziati con Francesca Brezzi, già docente di Filosofia Morale, della Religione e delle Differenze all’Università di Roma Tre, e membro della community #100esperte, che ha intitolato il suo contributo Esuli figlie di Eva verso cieli nuovi e terre nuove, sottolineando che il tema della relazione tra femminismo ed elaborazione teologica è complessa ma non più eludibile. E’ una sfida che ha una grande rilevanza sia teoretica sia pratica e nasce dall’incrocio tra riflessioni teologiche, percorso filosofico e movimento politico delle donne. La teologia femminista, nata negli anni Settanta prima nell’ambiente protestante e poi in quello cattolico, si pone in netta in contrapposizione alla precedente definita unilaterale, patriarcale e androcentrica, esprimendo il contributo originale e in prima persona di filosofe e teologhe come Simone de Beauvoir, Luce Irigaray, Elisabeth Schüssler Fiorenza, Adriana Zarri, Carter Heyward, Elaine Wainwright, Michèle Bolli. Il nuovo approccio si presenta con caratteristiche molto precise e diverse rispetto alla teologia contemporanea, proponendo un’interpretazione non sessista della Bibbia, rifiutando una certa nozione di Dio Padre onnipotente.
Raffaella Perin, professoressa di Storia del cristianesimo e delle chiese all’Università Cattolica nel suo intervento sul tema La donna nelle Chiese e nella storia sottolinea la necessità di rileggere la storia della Chiesa alla luce di tante donne protagoniste ma invisibili. “Il modernismo è stato un secolo ricco di figure femminili che hanno espresso un pensiero importante, ma di fatto sconosciute – come Antonietta Giacomelli, Dora Melegari, Maria di Campello, Elisa Salerno, Armida Barelli – che hanno messo al centro dell’attenzione nuovi temi come l’ecumenismo, l’educazione, una nuova lettura della Bibbia.
Una tappa fondamentale nella storia delle donne nella Chiesa è stato il Concilio Vaticano II del 1964 in cui le donne sono state invitate ad entrare nel concilio come uditrici. Questa decisione ha aperto a una nuova visione antropologica.”
Un interessante dialogo su Più leadership femminile per un mondo migliore è stato il tema del dialogo tra Claudia Manzi, professoressa di Psicologia Sociale all’Università Cattolica e Anna Maria Tarantola, già Presidente Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice (FCAPP). Come economista, la professoressa Tarantola ha ricordato la ricerca Cerved 2024 che attesta come la tipologia di aziende con un tasso di fallimento più basso abbia un CEO donna e un CDA con maggioranza maschile. Traendo spunto dalla sua esperienza personale, ha raccontato della tendenza delle donne a essere più attente prima alla responsabilità e alla realizzazione di sé e solo poi al potere. “Importante per una donna che lavora è avere la consapevolezza che la sua carriera potrebbe essere non lineare, con momenti di pausa dovuti a maternità e altre attività di cura. Ma poi il percorso può riprendere. Fondamentale non autoescludersi pensando di non essere sufficientemente preparate per un salto di carriera o non proporsi per ruoli più alti dando per scontato che gli altri vedano la propria esperienza.”
Sul tema Il ruolo delle donne nella Chiesa cattolica, oggi si sono confrontati Marinella Perroni, professoressa emerita al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma e Alessandro Zaccuri, direttore Comunicazione dell’Università Cattolica. Secondo la teologa “Il Novecento ha rivelato come quando le donne prendono in mano la Bibbia per leggerla, studiarla e interpretarla, il volto della Tradizione cambia, perché si cerca la verità storica nella giustizia, cioè senza sacrificare le donne all’esclusione”. Ripercorrendo la posizione degli ultimi Papi rispetto alla tema del patriarcato e del paternalismo, Perroni ha ricordato Giovanni XXIII che nella sua Enciclica Pacem in Terris nel 1963 aveva percepito che tra le nuove dinamiche che stavano interpellando la Chiesa c’era la domanda delle donne di essere rispettate nella loro dignità.
Con il tema Esercitare la leadership in un organismo pastorale ha chiuso l’incontro Erica Tossani, direttrice di Caritas Ambrosiana con don Paolo Selmi, prima donna e prima laica ad assumere un ruolo apicale nell’organismo della Curia milanese. “La mia nomina va nella direzione di un cambiamento profondo e condiviso che viene proprio dalle indicazioni del Sinodo cui ho partecipato. Essere in due è stata una scelta, per offrire pluralità di sguardo e di pensiero. Si tratta di cambiare completamente la grammatica della leadership. Dal nostro insediamento a settembre abbiamo iniziato una fase di ascolto incontrando tutte le persone e le realtà interne ed esterne in modo da orientare i prossimi passi e smontare meccanismi obsoleti, senza fretta”.
Il confronto con la platea di giornalisti e studenti ALMED è stata l’occasione di toccare altri temi molto attuali come le prospettive di apertura del diaconato cattolico alle donne, la formazione dei giovani preti, l’esodo delle donne dalla Chiesa, il confronto con il protestantesimo.
Il progetto “100 donne contro gli stereotipi” (#100esperte), nato da un’idea di Gi.U.Li.A. Giornaliste e dall’Osservatorio di Pavia, con lo sviluppo di Fondazione Bracco e il supporto della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, è una banca dati online liberamente accessibile con oltre 480 profili di esperte in settori strategici (Sport, STEM, Economia e Finanza, Politica internazionale, Storia e Filosofia) selezionate con criteri scientifici, perché siano interpellate da stampa, organizzatori di eventi e talk show, agenzie e uffici stampa, scuole e università per colmare l’assenza di donne di grande professionalità ed eccellenza nel panorama dei media e della comunicazione italiana.
Francesca Panzarin
100esperte
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