(AGENPARL) - Roma, 10 Dicembre 2025(AGENPARL) – Wed 10 December 2025 L’ASSETTO TRIPOLARE
DELLA TRANSIZIONE
Rapporto CER 2/2025
EXECUTIVE SUMMARY
L’ASSETTO TRIPOLARE DELLA
TRANSIZIONE ENERGETICA
PREFERENZE E OBIETTIVI DELLE POLITICHE PER LA TRANSIZIONE
L’accelerazione impressa al processo di transizione degli ultimi anni sta iniziando
a presentare primi segnali di rallentamento e diversità di approccio a livello geografico. I progressi realizzati finora, pur significativi in termini di crescita delle energie rinnovabili, non sono ancora sufficienti a invertire la traiettoria delle emissioni
di gas serra. Secondo l’International Panel of Climate Change (IPCC), per limitare
il riscaldamento a 1,5°C le emissioni di gas serra globali avrebbero dovuto raggiungere nel 2025 il loro punto di massimo1. Le più recenti proiezioni2 indicano di
contro probabili incrementi nei prossimi anni e, data l’esperienza storica, difficilmente tale tesi sarà confutata.
La transizione procede, infatti, a velocità differenziate. L’Unione europea rimane
finora il solo grande blocco economico in cui le emissioni di CO₂ hanno intrapreso
un declino strutturale, mentre altre economie continuano a registrare aumenti o
rallentamenti solo marginali. Questa divergenza riflette approcci politici distinti. Se
l’Unione europea persegue ambiziosi obiettivi climatici di lungo periodo, altri attori
privilegiano la sicurezza energetica di breve termine o devono bilanciare la riduzione delle emissioni con una crescita industriale sostenuta.
Il percorso di transizione non può essere visto come un sentiero lineare verso un
pianeta ad impatto ambientale zero, ma una sostituzione lenta e conflittuale di
infrastrutture, rendite e saperi. Il cambiamento richiede, infatti, non solo una mera
innovazione tecnologica nel senso stretto schumpeteriano, ma una progressiva
riconversione dei sistemi produttivi. La sfida può realizzarsi esclusivamente se
accompagnata unitariamente da governi e istituzioni internazionali.
Dopo gli shock degli ultimi anni – dalla pandemia allo shock inflazionistico-energetico del 2022 – i vari governi hanno assunto posizioni divergenti non tanto sugli
obiettivi finali – formalmente condivisi – quanto sulle modalità e sui tempi della loro
realizzazione.
Negli Stati Uniti, a inizio decennio si era aperta una fase di slancio “verde” con il
IPCC, 2023: Climate Change 2023: Synthesis Report. Contribution of Working Groups I, II and III to the
Sixth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change [Core Writing Team, H. Lee
and J. Romero (eds.)]. IPCC, Geneva, Switzerland, pp. 35-115.
Si veda: Friedlingstein, P. et al.: Global Carbon Budget 2025, Earth System.Science Data. 2025.
Rapporto CER
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ritorno nell’Accordo di Parigi e l’approvazione dell’Inflation Reduction Act (IRA)
nel 2022. Le elezioni del 2024 hanno portato a un nuovo esecutivo federale, meno
incline a proseguire sulla rotta della decarbonizzazione cooperativa. Nei primi
mesi del 2025, la nuova amministrazione ha ridimensionato gli incentivi fiscali alla
transizione energetica, riorientando la strategia verso obiettivi di sicurezza energetica, rilancio manifatturiero tradizionale e autonomia produttiva strategica. Gli
Stati Uniti privilegiano ora una transizione competitiva anziché cooperativa. Gli
osservatori parlano di whiplash climatico (colpo di frusta), temendo che il repentino cambio di rotta confermi lo scetticismo globale sulla affidabilità degli Stati Uniti
come partner nella lotta al cambiamento climatico.
L’Unione Europea, viceversa, mantiene una traiettoria climatica ambiziosa ma
fragile. L’UE è rimasta fedele agli obiettivi del Green Deal e all’Accordo di Parigi,
proseguendo nel 2024-2025 con iniziative di vasta portata. Dalla revisione della
Direttiva RED III al varo del Net Zero Industry Act, Bruxelles ha cercato di integrare decarbonizzazione, innovazione e competitività industriale in un’unica strategia di lungo termine. I risultati sul piano delle emissioni sono tangibili: l’Europa
a 27 ha ridotto le proprie emissioni anche nel 2024 (-1,8%), confermandosi l’unica
area economica in calo e compensando in parte la crescita registrata altrove.
Allo stesso tempo, però, emergono con chiarezza i limiti e i rischi insiti nel modello
europeo. Da un lato, l’aumento dei costi energetici e produttivi imputabile sia ai
prezzi elevati dell’energia, sia al rigore delle norme climatiche (ETS e standard
ambientali) pone una seria sfida alla competitività dell’industria europea. Le imprese UE continuano a pagare l’energia molto più cara dei concorrenti (vedi riquadro). Dall’altro lato, l’UE fatica a mantenere il consenso politico e sociale attorno alla transizione: ondate di malcontento e proteste (dai gilet gialli in Francia
alle resistenze contro il phase-out dei motori termici o delle caldaie a gas) segnalano il rischio che una transizione mal gestita amplifichi disuguaglianze territoriali
e settoriali.
L’UE, inoltre, incontra il vincolo di costo della concorrenza cinese nelle tecnologie
pulite. Ad esempio, produrre oggi un pannello fotovoltaico in Europa costa in media il 35-65% in più che fabbricarlo in Cina, secondo stime dell’AIE – un divario
che rende difficile per i produttori europei competere senza aiuti o barriere.
La Cina rappresenta il terzo polo delle politiche per la transizione. Pechino ha
ormai assunto la leadership mondiale nelle tecnologie pulite: nel solo 2024 la Cina
ha installato oltre 260 GW di nuova capacità rinnovabile (più che in tutto il resto
del mondo), di cui circa 190 GW di fotovoltaico e 60 GW di eolico. Inoltre, controllando oltre i due terzi della produzione mondiale di pannelli solari, batterie e terre
rare, la Cina ha consolidato una posizione di leadership industriale che trascende
l’ambito energetico stretto.
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Rapporto CER
Tuttavia, l’altra faccia della medaglia è una dipendenza ancora molto rilevante dai
combustibili fossili tradizionali. La crescita della domanda energetica interna continua a essere rapida (+6,8% il consumo elettrico nel 2024), e le autorità cinesi
restano profondamente preoccupate di garantire la sicurezza e l’accessibilità
dell’energia per lo sviluppo economico.
L’approccio cinese alla transizione può quindi essere descritto come una strategia
per accumulazione: le fonti pulite si sommano al mix energetico ma senza sostituire nell’immediato quelle inquinanti, in un contesto di fabbisogno in crescita.
LE EMISSIONI DI GAS SERRA
A sintesi di questo assetto tripolare, nel 2024 le emissioni globali di gas serra
hanno raggiunto un nuovo record, 53,2 miliardi di tonnellate di CO₂eq (Gt CO₂eq),
con un incremento rispetto al 2023 pari all’1,3% (grafico 1.1). Si tratta di un ritmo
due decimi più lento riGrafico 1.1. Emissioni di gas serra nel mondo
(GtCO2eq)
2000 (+2,5% media annua fra il 2000 e il
2008), ma tale da mantenere la traiettoria globale su un sentiero di
crescita.
Fonte: elaborazioni CER su dati JRC-EDGAR.
L’inversione strutturale
delle emissioni globali
non si è dunque ancora materializzata. Il 2024 segna un rallentamento nel tasso
di crescita, ma non una rottura.
L’analisi per aree geografiche conferma una netta polarizzazione nella distribuzione delle emissioni (grafico 1.2). La Cina si conferma il principale emettitore
mondiale con 15,5 GtCO₂eq, pari a quasi il 30% del totale globale, quasi il triplo
degli Stati Uniti (5,9 Gt) e quasi cinque volte l’Unione Europea a 27 Paesi (3,2
Gt). L’India, con 4,4 Gt, è il terzo paese emettitore e si avvicina ulteriormente al
dato statunitense, sospinta da una forte espansione della produzione elettrica e
dalla crescita industriale. Questa fotografia mostra chiaramente che l’asse principale delle emissioni si colloca ormai in Asia. Tre Paesi dell’area (Cina, India e
Indonesia) contribuiscono da soli a oltre due terzi del totale globale (39,9% nel
2024).
Rapporto CER
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Il grafico 1.3 mette in evidenza una divergenza netta nelle dinamiche del 2024.
L’Unione europea a 27 è l’unico grande blocco a registrare una riduzione delle
emissioni (-1,8%). Tutte le altre principali economie hanno invece registrato aumenti.
Grafico 1.2. Emissioni di gas serra nei
principali Paesi del mondo e nell’UE-27
nel 2024 (GtCO2eq)
Grafico 1.3. Variazione delle emissioni di
gas serra tra il 2023 e il 2024
(variazioni percentuali)
Stati Uniti
UE-27
Russia
Indonesia
Brasile
India
Fonte: elaborazioni CER su dati JRC-EDGAR.
Cina Stati Uniti India
UE-27 Russia Indonesia Brasile
Fonte: elaborazioni CER su dati JRC-EDGAR.
DOMANDA DI ENERGIA E SVILUPPO DELLE RINNOVABILI
Le emissioni costituiscono il parametro finale della transizione, ma è nella domanda di energia e nello sviluppo delle fonti rinnovabili che si determina realmente il percorso verso la decarbonizzazione. In termini di consumi energetici, i
tre poli (Stati Uniti, Unione Europea e Cina) mostrano un elevato grado di eterogeneità (grafico 1.4). A livello mondiale, nel 2024, è prevalso ancora un mix basato su fonti tradizionali. Il petrolio (31,5%), il carbone (26,2%) ed il gas naturale
(23,6%) hanno inciso nel loro complesso per oltre l’81%. Le fonti rinnovabili
(14,8%) e il nucleare (3,9%) hanno un ruolo ancora secondario.
Rispetto a questo quadro di riferimento, l’Unione Europea presenta il profilo più
avanzato nel processo di transizione, con una quota delle fonti rinnovabili al
22,3% e in aumento di 3,4 punti percentuali rispetto al 2021. Il petrolio, tuttavia,
rimane la prima fonte, con un’incidenza pari al 38,7%.
Gli Stati Uniti mostrano un assetto intermedio. Come l’Unione Europea, negli USA
la fonte principale di consumo è il petrolio, al 37,8% Il gas naturale raggiunge il
34,2%, +1,9 p.p. rispetto al 2021, mentre le rinnovabili si fermano al 12,1%, seppur in aumento di 1,9 p.p. nel confronto con il 2021.
La Cina rappresenta invece l’estremo opposto. Il consumo di carbone domina
nettamente il sistema energetico con una quota pari al 52,8% dei consumi energetici e n riduzione di 3,1 p.p. rispetto al 2021. Le rinnovabili, al 17,5%, mostrano
un peso crescente (+3,3% rispetto al 2021).
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Grafico 1.4. Panieri energetici nel 2024 (quote percentuali)
UE-27
Mondo
14,8%
22,3%
26,2%
20,6%
10,1%
31,5%
23,6%
38,7%
Stati Uniti
12,1%
17,5%
34,2%
52,8%
18,5%
37,8%
Fonte: elaborazioni CER su dati Our World in Data.
Il rafforzamento della capacità rinnovabile rappresenta uno dei segnali più tangiGrafico 1.5. Potenza installata di fonti rinnovabili
elettriche nel 2021 e 2024: i principali 10 Paesi (GW)
dell’avanzamento
della transizione energetica a livello globale.
recente
periodo
2017-2024 la potenza
installata da fonti rinnovabili è incrementa in
misura significativa in
tutte le principali economie (grafico 1.5). Il dato
più rilevante è però
l’espansione straordinaFonte: elaborazioni CER su dati IRENA.
ria della Cina, che è
passata da 650 GW a
1.877 GW, quasi triplicando la propria capacità nel giro di 7 anni. Nessun altro
Paese presenta un salto paragonabile.
Rapporto CER
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LA SCOMPOSIZIONE CONTABILE DEL PROCESSO DI DECARBONIZZAZIONE
Il processo di decarbonizzazione può essere scomposto contabilmente nelle sue
determinanti fondamentali attraverso l’identità di Kaya (1990) 3. Essa permette di
distinguere nel dettaglio le determinanti che incidono sulla dinamica delle emissioni
di gas serra: popolazione, PIL pro-capite, intensità energetica (consumi di energia
per unità di PIL), intensità carbonica (emissioni di gas serra per unità di energia
consumata). Questa prospettiva consente non solo di quantificare la variazione
delle emissioni, ma di coglierne la natura, distinguendo tra pressioni espansive legate alla crescita economica e riduzioni strutturali generate da innovazione, efficienza e trasformazione del sistema energetico. La maturità del processo di decarbonizzazione non si valuta, infatti, solo dall’entità della riduzione delle emissioni,
ma dalla natura dei fattori che la generano e dalla loro capacità di agire contemporaneamente.
Tra il 2010 e il 2024 le emissioni globali sono cresciute in media dell’1,1%, un
ritmo che ha riflesso l’aumento della popolazione di circa +1,1% annuo e una
crescita del PIL pro capite prossima al +2% (grafico 1.6). Di contro, sia l’intensità
energetica dell’economia (ENE/PIL), sia il contenuto carbonico dell’energia
(CO₂/ENE), hanno esercitato una pressione al ribasso (rispettivamente in media
-1,2 e -0,5%). La decarbonizzazione mondiale è quindi avanzata nei fattori tecnologici ed energetici, ma non abbastanza da compensare la spinta congiunta di
demografia e reddito.
Rispetto al quadro globale, le tre principali economie mostrano andamenti differenziati. Nell’Unione europea i contributi mostrano la traiettoria più chiaramente
orientata alla decarbonizzazione. Tra il 2011 e il 2024 le emissioni sono risultate
in calo in tutto il periodo ad eccezione degli anni 2015, 2016, 2017 e 2021. A
sostegno di questo andamento hanno operato riduzioni sistematiche dell’intensità
energetica, spesso comprese tra -2% e -4%, e, negli anni più recenti, una marcata
flessione dell’intensità carbonica, che in alcuni esercizi ha superato il -4%. In questo contesto, popolazione e PIL pro-capite hanno mostrato variazioni contenute,
contribuendo solo marginalmente alla dinamica emissiva.
Gli Stati Uniti presentano un profilo simile a quello dell’UE. La Cina, invece, segue
una traiettoria opposta, con emissioni in crescita per quasi tutto il periodo, talvolta
a ritmi sostenuti (+9% nel 2011). Ciò riflette soprattutto l’aumento del PIL pro capite, che nella prima metà del decennio è cresciuta stabilmente tra +6% e +7%
l’anno. Al tempo stesso, la Cina ha compensato tale sviluppo con miglioramenti
L’identità di KAYA, formulata da Yoichi Kaya nel 1990, permette di scomporre contabilmente la variazione annua delle
emissioni totali di CO2 come prodotto di quattro fattori strutturali: 𝐶𝑂! = 𝑃𝑂𝑃 ×
× !, dove 𝑃𝑂𝑃 rappresenta la
popolazione, 𝑃𝐼𝐿 il Prodotto interno lordo a prezzi costanti ed 𝐸𝑁𝐸 i consumi interni lordi di energia.
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Rapporto CER
nell’intensità energetica, spesso pari o superiori al -3%, e un calo progressivo del
contenuto carbonico dell’energia. Tuttavia, questi progressi vengono più che compensati dall’effetto scala dell’economia, mantenendo il Paese su una traiettoria
emissiva crescente.
Grafico 1.6. Dinamica delle emissioni di gas serra: scomposizione di KAYA
(variazioni % e contributi delle componenti
Mondo
Unione europea
Stati Uniti
Fonte: elaborazioni CER su dati World Bank, EDGAR e Our World in Data.
GLI ACCORDI DI BELEM: COP30
A dieci anni dagli Accordi di Parigi, la COP30 – 30ª Conferenza delle Parti ONU
sui cambiamenti climatici – che quest’anno si è tenuta a Belém, in Brasile, è arrivata in un momento in cui gli sforzi per limitare il riscaldamento a 1,5 °C appaiono
ancora gravemente inadeguati rispetto al trend delle emissioni globali.
La conferenza si è conclusa con un accordo unanime su un pacchetto di 29 decisioni, battezzato “Pacchetto di Belém”, che riafferma la cooperazione multilaterale
sul clima. Tra i risultati chiave vi è l’adozione di un nuovo obiettivo quantitativo in
materia di finanza per l’adattamento. Le delegazioni presenti hanno infatti
Rapporto CER
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sollecitato gli Stati a triplicare i finanziamenti per l’adattamento ai cambiamenti
climatici entro il 2035. Un altro passo significativo è stata l’approvazione di un
meccanismo internazionale di “transizione giusta”, che mira a mettere le considerazioni sociali al centro dell’azione climatica. Questo strumento – fortemente voluto da Brasile e UE – faciliterà la cooperazione, l’assistenza tecnica e il trasferimento di conoscenze per aiutare lavoratori e comunità ad affrontare la transizione
energetica in modo equo, ad esempio attraverso programmi di formazione professionale e riconversione economica nelle regioni dipendenti dai combustibili
fossili.
La COP30 ha poi rafforzato il monitoraggio dell’adattamento ai cambiamenti climatici, adottando un quadro di 59 indicatori globali per valutare i progressi verso
il Global Goal on Adaptation (obiettivo globale di adattamento), coprendo settori
quali risorse idriche, agricoltura, salute, ecosistemi, infrastrutture e aspetti sociali.
Questo insieme di metriche servirà a rendere più concreto e misurabile l’avanzamento degli sforzi di adattamento nei prossimi anni.
Se molti osservatori hanno accolto con favore questi risultati, la COP30 ha anche
messo in evidenza ostacoli negoziali e divergenze persistenti, in particolare lungo
l’emisfero Nord-Sud. I paesi in via di sviluppo hanno fatto sentire con forza la
propria voce su finanza climatica e equità degli sforzi.
Un’altra tematica sensibile ha riguardato il binomio politiche commerciali e clima.
Diversi Paesi emergenti, capeggiati da India e Sudafrica, hanno denunciato il rischio che misure unilaterali di lotta al cambiamento climatico adottate dai Paesi
sviluppati (come il meccanismo UE di adeguamento del carbonio alla frontiera,
CBAM) agiscano di fatto come barriere commerciali. Il compromesso è consistito
nel lanciare un processo di dialogo sul tema all’interno della decisione finale.
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RIQUADRO R1
PREZZO DELL’ENERGIA: UN FATTORE DI COMPETITIVITÀ
Nel 2025, i prezzi internazionali dei beni energetici internazionali hanno registrato,
in aggregato, una riduzione annua dell’ordine del -6,4% (grafico R1.1). Tuttavia,
nel confronto con il periodo pre-Covid i prezzi rimangono superiori di oltre il 30%.
Nel più ampio spettro delle materie prime, quindi non solo energetiche, ma anche
industriali, alimentari e metalli preziosi, l’incremento cumulato di prezzo sul 2019
risulta più elevato (+52,7% rispetto al 2019), con un aumento anche nel 2025
nell’ordine del 3,5%.
Grafico R1.1. Indice dei Prezzi delle Materie Prime CER (IPMP)
e Indice dei Prezzi dei Beni Energetici CER (IPBE) (indice 2019 = 100)
Fonte: elaborazioni CER su dati LSEG.
A fronte di questi andamenti generali, vi sono dinamiche differenziate nelle
principali aree geograifche, in funzione della disponibilità di risorse energetiche e
della capacità di produzione domestica, con differenziali di prezzo che si
trasmettono sui costi di produzione delle imprese. In particolare, negli ultimi anni,
il divario tra Europa, Nord America e Asia si è ampliato, con l’Europa che è rimasta
stabilmente su livelli di prezzo più elevati e caratterizzata da una maggiore
volatilità. Tale differenza risulta particolarmente evidente osservando l’andamento
del prezzo del gas naturale (grafico R1.2).
Le tensioni sui mercati internazionali dell’energia e la riduzione dei flussi di gas
verso l’Europa del 2022 hanno spinto le quotazioni del gas naturale su livelli mai
registrati in passato, con il TTF che ha raggiunto nell’agosto 2022 picchi giornalieri
superiori ai 330 €/MWh.
La crisi energetica del 2021-2022 ha accentuato bruscamente le differenze tra le
aree geografiche di riferimento, segnando una rottura rispetto al periodo
precedente. Nella media dei primi 10 mesi del 2025, infatti, il prezzo medio del
gas naturale sul mercato europeo (37,9 €/MWh) risulta superiore alle quotazioni
americane di quasi quattro volte (10,6 €/MWh). Simile il divario con le quotazioni
del gas sul mercato asiatico JKM (38,6 €/MWh).
Rapporto CER
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Grafico R1.2. Prezzo del gas naturale all’ingrosso in Europa
(TTF), Stati Uniti (HH) e Asia (JKM) (dati giornalieri, €/MWh)
Fonte: elaborazioni CER su dati LSEG.
Ciò si traduce in un differenziale di prezzo tra Europa e Stati Uniti di oltre 25
€/MWh (Grafico R1.3). Al contrario, la differenza di prezzo tra Europa e Asia (TTFJKM) è andata progressivamente a ridursi e nei primi dieci mesi del 2025 risulta
inferiore ad un euro per megawattora.
Grafico R1.3. Differenziale di prezzo del gas naturale in Europa
(TTF), Stati Uniti (HH) e Asia (JKM) (medie annue, €/MWh)
Fonte: elaborazioni CER su dati LSEG.
Il divario nei costi energetici riflette il diverso grado di autonomia delle tre
economie. L’Unione europea ha mantenuto un saldo nei flussi fisici di energia
profondamente negativo, superiore ai 30 exajoule, a causa di una dipendenza
strutturale dalle importazioni di combustibili fossili e di una produzione interna
insufficiente a coprire la domanda complessiva. Gli Stati Uniti, al contrario, sono
diventati esportatori netti nel 2019 e hanno raggiunto nel 2024 un avanzo di oltre
8 exajoule, grazie all’aumento della produzione di petrolio e gas non
convenzionali. La Cina ha visto ampliarsi progressivamente il proprio disavanzo
con l’estero, superando i 40 exajoule nel 2023.
n.2 – 2025
Rapporto CER
LA DECARBONIZZAZIONE
DELL’ECONOMIA ITALIANA
I TRAGUARDI DEL BIENNIO 2023-2024
Il biennio 2023-2024 ha segnato per l’Italia un punto di svolta nella traiettoria di
decarbonizzazione. Dopo oltre un decennio caratterizzato da avanzamenti discontinui, il sistema energetico nazionale ha mostrato una rinnovata capacità di
adattamento ed una netta accelerazione lungo le principali direttrici della transizione (grafico 2.1). L’avanzamento è tangibile su più fronti:
le emissioni di gas serra si sono ridotte in media di oltre il 5%, più del
doppio rispetto al ritmo osservato nel decennio 2010-2019, -2,5%;
l’efficienza energetica è migliorata significativamente, con una riduzione
media dei consumi a parità di PIL del 3,4% (-1,5% tra il 2010 e il 2019);
la copertura da fonti rinnovabili è incrementata in media di 1,4 punti percentuali, il doppio rispetto al periodo storico.
Il miglioramento dello scenario energetico-ambientale è stato reso possibile attraverso due principali fattori, da un lato una riduzione dei consumi energetici – graGrafico 2.1. Emissioni, intensità energetica e copertura da fonti rinnovabili (variazioni medie annue)
zie a strategie di contenimento
quali
rinvio
dell’accensione degli impianti di riscaldamento e
raffrescamento e l’adozione di comportamenti
più efficienti – dall’altro
attraverso un rapido incremento della capacità
installata di fonti rinnovabili elettriche.
Su quest’ultimo aspetto,
Fonte: modello energetico CER.
biennio
2023-24
sono entrati in esercizio
651.004 impianti per oltre 13,4 GW di capacità, di cui quasi 12 GW di tipo fotovoltaico, portando il parco rinnovabile complessivo ad oltre 74,5 GW. In soli due anni
è stata installata oltre il 18% della capacità complessiva di energia rinnovabile.
Tuttavia, tale incremento ha riguardato quasi esclusivamente l’energia prodotta
da pannelli solari. A fine 2024, infatti, poco meno del 50% della potenza installata
Rapporto CER
n.2 – 2025
di energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili (FER) era di tecnologia solare
(49,2%). L’idroelettrico, con 19,6 GW, deteneva il 26,4% della capacità complessiva FER, l’eolico con il 17,4% (13 GW) e le bioenergie e il geotermico, la cui
potenza nel loro complesso è inferiore ai 5 GW.
LA PREVISIONE 2025-2027
I dati disponibili per i primi dieci mesi del 2025 mostrano un’economia italiana che
fatica a mantenere il ritmo della decarbonizzazione (tavola 2.1 e grafico 2.2). Le
stime sull’intero anno quantificano le emissioni di gas serra in 371,7 MtCO₂eq, in
lieve aumento rispetto al 2024 (+0,2%). La domanda energetica continua a contrarsi, scendendo a 138,7 Mtep (-1%). Parallelamente, la copertura da fonti rinnovabili è prevista scendere al 21,7%, in riduzione di due decimi di punto percentuale nel confronto con l’anno precedente ed interrompendo l’incremento di quota
osservato nei due anni precedenti (+1,5 e +1,3 p.p.).
Nel confronto con gli anni precedenti, il 2025 segna un rallentamento evidente nel
percorso di decarbonizzazione, interrompendo la tripla riduzione osservata tra il
2021 e il 2024. Negli anni precedenti, la riduzione delle emissioni era stata favorita
da un lato da una minore domanda energetica e dall’altro da un rapido abbandono
del carbone nella generazione elettrica e dalla sostituzione del gas con tecnologie
rinnovabili negli usi civili. Il contributo era stato più limitato nei trasporti, rimasti
strutturalmente dipendenti dai combustibili petroliferi.
Il rallentamento del 2025 segnala che la spinta derivante dalla sola sostituzione
delle fonti e dalla riduzione dei consumi si sta esaurendo. Per progredire, la transizione dovrà ora coinvolgere i settori più diffusi e difficili da decarbonizzare, come
trasporti ed edilizia, dove i progressi richiedono interventi più strutturali e meno
congiunturali.
Tavola 2.1. Le determinanti del processo di decarbonizzazione dell’Italia
Fonte: modello energetico CER e modello econometrico CER.
n.2 – 2025
Rapporto CER
Per il 2026, lo scenario previsivo descrive un parziale miglioramento sul fronte ambientale, pur in un contesto ancora condizionato dalla dipendenza dalle fonti fossili.
Grafico 2.2. Emissioni di gas serra e consumi interni
lordi di energia in Italia (MtCO2eq e mtep)
Emissioni di gas serra
Consumi interni lordi (scala dx)
Fonte. modello energetico CER.
Le emissioni di gas
serra sono attese in leggera diminuzione, attestandosi
369,9
MtCO₂eq
(-0,5%
spetto al 2025). I consumi interni lordi di
energia mostrano una
lieve ripresa, raggiungendo i 138,8 Mtep
(+0,1%), segnale di una
domanda che resta sostanzialmente
stabile
dopo il rallentamento
del biennio precedente. La quota di copertura dei consumi interni lordi da fonti rinnovabili è prevista salire al 22,1%, con un incremento di quattro decimi di punto
percentuale, insufficiente tuttavia a riequilibrare pienamente un mix energetico ancora orientato verso combustibili convenzionali.
Nelle nostre ipotesi, il quadro previsivo per il 2027 prevede un rafforzamento del
percorso di decarbonizzazione, grazie anche al progressivo superamento degli
ostacoli autorizzativi che avevano limitato l’installazione di nuovi impianti rinnovabili.
Le emissioni di gas serra sono stimate scendere a 363,9 MtCO₂eq, con una riduzione del -1,6% rispetto al 2026, un miglioramento significativo ma comunque meno
marcato rispetto ai ritmi di riduzione registrati nel 2023 e nel 2024. La domanda
energetica tornerebbe a contrarsi, attestandosi a 138,5 Mtep (-0,2%), mentre la
quota di copertura dei consumi interni lordi da FER salirebbe al 23,0%, guadagnando nove decimi di punto percentuale sull’anno precedente. Tale progresso rifletterebbe l’accelerazione degli investimenti e dell’entrata in esercizio di nuova capacità installata, favorendo un riequilibrio del mix energetico in direzione di una
maggiore sostenibilità.
Come osservabile nella scomposizione di Kaya, nel 2025 l’equilibrio dei due fattori
tecnologici (intensità energetica ed intensità carbonica) si è indebolito (grafico 2.3).
La riduzione dei consumi energetici continua a sostenere il processo, ma con un’intensità minore (-1,4%), mentre il miglioramento del mix energetico si interrompe e
il contenuto emissivo dell’energia torna ad aumentare (+1,2%). La fase più espansiva della sostituzione del carbone si è affievolita, mentre gas naturale recupera
spazio, prevalentemente nei consumi termici. L’efficienza rimane l’unico contributo
riduttivo, ma non è sufficiente a compensare la spinta derivante dal mix energetico
Rapporto CER
n.2 – 2025
e dalla crescita economica, con il risultato che le emissioni segnano un lieve aumento (+0,2%). Il processo appare così più vulnerabile rispetto al biennio precedente. Questo passaggio è particolarmente significativo se confrontato con il peGrafico 2.3. Dinamica delle emissioni di gas serra:
scomposizione di KAYA (variazioni annue % e contributi
delle singole componenti)
riodo
2010-2019,
quando la stagnazione
economica tendeva a
esercitare
effetto
neutro sulle emissioni.
Oggi, al contrario, anche un PIL pro capite
moderatamente
posi-
tivo introduce una pressione espansiva che
deve essere gestita attivamente attraverso politiche e tecnologie in
Fonte. modello energetico CER e modello econometrico CER.
grado di disaccoppiare
in modo stabile crescita e impatti emissivi.
Nel 2026, secondo le nostre ipotesi, il percorso potrebbe gradualmente rafforzarsi.
Il contenuto emissivo dell’energia tornerebbe a migliorare (-0,6%), sostenuto dalla
progressiva entrata in esercizio di nuova capacità rinnovabile, mentre il contributo
dell’efficienza energetica resterebbe positivo ma più contenuto (-0,3%). Nel comGrafico 2.4. Intensità energetica e intensità carbonica
dell’Italia (tep/milioni di euro e tCO2eq/tep)
plesso, la moderata riduzione delle emissioni
nuata
(+0,5%).
quistare qualità oltre
che intensità. La tra-
Intensità energetica
Intensità carbonica (scala dx)
Fonte. modello energetico CER.
(-0,5%), sarebbe attedall’incremento
pro-capite
Nel 2027 la decarbonizzazione potrebbe riac-
sformazione
energetico tornerebbe
a svolgere un ruolo cen-
trale (-1,4%), accompagnata da un contributo più robusto dell’efficienza (-0,9%). La
riduzione complessiva delle emissioni si attesterebbe intorno al -1,6%, frenata da
un incremento del PIL pro-capite del +0,8%.
Il grafico 2.4 offre il percorso storico e previsivo dei due indicatori che abilitano la
transizione energetica.
n.2 – 2025
Rapporto CER
Le emissioni di gas serra per settore
A livello settoriale, lo scenario previsivo (tavola 2.2) evidenzia che nel 2025 la
lieve crescita delle emissioni complessive (+0,2%) è imputabile quasi interamente
ai settori soggetti al sistema europeo di scambio delle quote di emissione (EU
ETS), che, dopo la doppia robusta flessione del 2023 e 2024 (rispettivamente
-17,1% e -12,8%), tornerebbero a crescere dell’1,7%, attestandosi a 97,3
MtCO₂eq.
Tra il 2022 e il 2024 la contrazione nazionale delle emissioni (-9,6%) era stata
ottenuta quasi esclusivamente dalla combustione per la generazione elettrica e
dall’industria ETS, con un contributo complessivo pari al -9%. Nel 2025, tuttavia,
la dinamica cambia. Gli impianti di combustione elettrica, che nel 2024 avevano
raggiunto livelli storicamente bassi (59,9 MtCO₂eq), risalirebbero a 62,2 MtCO₂eq
(+3,9%), riflettendo un mix energetico più dipendente dal gas naturale, un consumo elettrico più stabile e un minor ricorso al carbone ormai residuale.
Tavola 2.2. Le emissioni di gas serra in Italia per settore
Nota: le emissioni di gas serra sono calcolate ad esclusione dell’aviazione nazionale e del
settore LULUCF.
Fonte: modello energetico CER.
Rapporto CER
n.2 – 2025
Anche nel 2026 la combustione resterebbe su valori simili (62,5 MtCO₂eq,
+0,4%), mentre solo nel 2027 tornerebbe a contrarsi (-0,9%), scendendo sotto i
62 MtCO₂eq, favorita dall’avanzamento delle rinnovabili e dall’ingresso di nuova
capacità di accumulo. Il settore industriale ETS mostrerebbe flessioni del -2,0%
nel 2025 (35,0 MtCO₂eq), -0,1% nel 2026 (35 MtCO₂eq) e -2 % nel 2027 (34,3
MtCO₂eq), sostenuta dall’indebolimento della produzione nelle attività più energivore e dalla crescente diffusione di tecnologie di recupero termico.
Le emissioni del trasporto aereo continuano a crescere anche nel 2025 (+2,7%,
2,6 MtCO₂eq) e nel 2026 (+1%), trainate dal recupero dei flussi turistici e dalla
normalizzazione del traffico commerciale. Solo nel 2027 si osserva una correzione al ribasso (-3,7%), con livelli che tornerebbero a 2,5 MtCO₂eq, riflettendo i
primi effetti delle misure europee sul contenimento del kerosene e l’introduzione
degli e-fuels nei collegamenti a medio raggio.
Nei settori disciplinati dall’Effort Sharing Regulation (ESR), la dinamica emissiva
mantiene un profilo di progressiva riduzione, seppur moderata. Nel 2025, secondo le nostre stime, i livelli emissivi dei settori ESR sarebbero quantificabili in
271,8 MtCO₂eq, con una riduzione di 3 decimi di punto percentuale rispetto al
2024. Il biennio 2026-2027 potrebbe condurre le emissioni sotto i 266 MtCO₂eq,
con riduzioni annue rispettivamente pari al -0,7 e -1,7%.
All’interno dei settori ESR, il trasporto stradale rappresenta la componente prevalente. Dopo aver raggiunto i 108,6 MtCO₂eq nel 2024, nel 2025 le emissioni derivanti dai trasporti registrerebbero una prima contrazione, -1,3% (107,2 MtCO₂eq),
in conseguenza di una riduzione nei consumi di gasolio del trasporto su strada.
Questa tendenza si manterrebbe anche nel 2026, secondo le nostre stime, mentre perderebbe d’intensità nel 2027 (-0,3%).
Nel settore civile si conferma invece una maggiore sensibilità alle condizioni climatiche e alla composizione del mix dei consumi termici. Nel 2025 le emissioni,
sostenute da un maggior ricorso al gas naturale per il riscaldamento, sono previste aumentare del 2,2%, giungendo ad oltre 63 MtCO₂eq. Nel 2026 il comparto
mostrerebbe una sostanziale stabilità, mentre nel 2027 il nostro scenario previsivo indica un ritorno su una traiettoria maggiormente decrescente (-3,5%), con
un valore stimato di 61,2 MtCO₂eq. Questo ridimensionamento rifletterebbe i primi
effetti delle politiche di riqualificazione energetica, in virtù di una maggior elettrificazione degli impianti domestici e di una sempre più ampia diffusione di tecnologie di controllo dei consumi (come gli smart meter e le applicazioni di monitoraggio).
Nel comparto industriale ESR, le emissioni si manterrebbero poco sopra i 42,5
MtCO₂eq nel 2025 e scenderebbero sotto i 42 MtCO₂eq nel 2027, con riduzioni
inferiori al punto percentuale.
Per quanto riguarda il settore dell’agricoltura, la traiettoria è lenta ma coerente
con un percorso strutturale di miglioramento. Le emissioni agricole si ridurrebbero
n.2 – 2025
Rapporto CER
progressivamente da 39,4 MtCO₂eq nel 2024, fino a scendere sotto i 37 MtCO₂eq
nel 2027, con una riduzione più marcata nell’ultimo anno (-4,4%), sostenuta da
pratiche di gestione più efficiente degli effluenti zootecnici e dalla diffusione di
tecniche agronomiche a minore intensità emissiva.
Il comparto dei rifiuti, dopo una prima flessione (-1,9%) tra il 2024 e il 2025, si
manterrebbe sopra i 20 mtep nel biennio 2026-2027.
A meno di cinque anni dal 2030, la realizzazione degli obiettivi climatici appare
lontana (grafico 2.5). I settori ETS, dopo essere scesi nel 2024 ben al di sotto
Grafico 2.5 Emissioni di gas serra
dati storici, previsione e trend (mtCO2eq)
dell’Italia:
della traiettoria lineare
2010-2030, nel triennio
previsivo tenderebbero
ad avvicinarsi gradual-
mente alla linea di ten-
denza. Diversamente,
nei settori ESR il di-
stacco dal percorso di
riduzione
compatibile
con il target 2030 ri2010
trend ETS
trend ESR
Fonte. modello energetico CER.
marrebbe più ampio.
Le emissioni continuerebbero a diminuire,
ma con una velocità in-
sufficiente, riflettendo l’inerzia strutturale dei settori diffusi (trasporti, edilizia, industria leggera). Solo nel 2027 si intravede un leggero riavvicinamento alla traiettoria, ma i ritmi restano ancora distanti da quelli necessari per una convergenza
effettiva entro la fine del decennio.
Il fabbisogno energetico per tipo di fonte
Dal lato della domanda di energia, nel 2025, i consumi interni lordi sono stimati in
138,7 Mtep, in calo dell’1% rispetto al 2024 (tavola 2.3). La flessione risulta generalizzata tra le fonti energetiche, ad eccezione del gas naturale. Quest’ultimo,
infatti, è stimato in aumento del 2,1% (51,7 Mtep), bilanciando la riduzione dei
consumi da rinnovabili nel sistema elettrico. Il petrolio e i prodotti petroliferi sono
previsti ridursi del -2,8% a 49,6 Mtep. Proseguirebbe la contrazione strutturale dei
combustibili solidi, che scenderebbero a poco più di 2 Mtep, segnando un ulteriore
arretramento (-7,3%) e consolidando la sostanziale uscita del carbone dalla generazione elettrica. Le fonti rinnovabili sono stimate attorno ai 30,1 Mtep, con una
lieve flessione del -1,5%, dovuta alla contrazione dell’idroelettrico, non pienamente compensata dalla crescita del fotovoltaico. Le importazioni nette di energia
elettrica si ridurrebbero sensibilmente (-7,2%).
Rapporto CER
n.2 – 2025
Tavola 2.3. Quadro energetico nazionale
Fonte: modello energetico CER.
Nel biennio successivo (2026-2027), i consumi energetici resterebbero pressoché
invariati, mantenendosi sotto i 139 Mtep, ma con un mix in graduale evoluzione.
Il gas naturale mostrerebbe un ulteriore incremento nel 2026 (+0,9%), per poi
tornare a diminuire nel 2027 (-2,6%), con l’avvio più diffuso della sostituzione tecnologica nei settori civile e industriale. Il petrolio si manterrebbe al di sotto dei 50
mtep con una riduzione stimata per il 2026 del -1,6% ed un ritorno all’incremento
nel 2027 (+0,2%). Le rinnovabili tornerebbero invece a crescere con maggiore