(AGENPARL) - Roma, 5 Dicembre 2025 - (AGENPARL) – Fri 05 December 2025 **L’ingegno di Vittorio Fossombroni raccontato nelle pagine di “Tra i
granduchi e Napoleone”**
/Scritto da Redazione, venerdì 5 dicembre 2025 alle 12:17/
Dalla sovrintendenza dei lavori per la bonifica della Val di Chiana
affidatagli da Pietro Leopoldo di Lorena alla sua residenza in place
Vendôme a Parigi, dove studia per il Granduca Ferdinando III le migliori
strategie di mediazione fra la Toscana e Napoleone Bonaparte, Vittorio
Fossombroni, nato ad Arezzo nel 1754 e morto a Firenze nel 1844, resta uno
degli interpreti più influenti e meno ricordati dalla storiografia
regionale e nazionale.
Uno statista, ma anche matematico, esperto di legge e politico di indubbie
doti diplomatiche che trova la sua corretta dimensione storica nelle pagine
del libro edito da Mauro Pagliai “Tra i granduchi e e Napoleone”,
scritto dal presidente della Regione Eugenio Giani assieme al giornalista
Massimo Sandrelli, presentato ieri dagli autori presso la sala Pegaso di
palazzo Strozzi Sacrati assieme al giornalista Marcello Mancini con letture
curate della Compagnia delle Seggiole.
“Il materiale inedito che Massimo Sandrelli ha pazientemente ordinato –
spiega Eugenio Giani – ci hanno portato a scoprire la figura di un uomo
laureato in giurisprudenza, esperto in matematica, botanico. I grandi della
Toscana, a partire da Leonardo da Vinci, insegnano che una persona di ampie
vedute riesce a scoprire anche le cose più specifiche nella disciplina in
cui poi diventano figure elette solo quando hanno una visione generale.
Vittorio Fossombroni appartiene a quelle figure che prima di tutto hanno
una cultura e una passione generale che gli consente di entrare nello
specifico e poi entra nel dettaglio in tutte le cose delle quali si
occupa”.
“Vittorio Fossombroni – continua Giani – viene valorizzato da Pietro
Leopoldo nella fase matura della sua vita e diventa uno dei perni nella
capacità di governo del territorio perché sa vivere il suo tempo e ne
diventa interprete, inventa la bonifica della Val di Chiana e sa capire il
momento che Pietro Leopoldo attraversa nel periodo finale della sua
vita”. Persona capace di interpretare i voleri e i sentimenti di tre
granduchi e un imperatore, Fossombroni è l’ideale testimone di quella
rivoluzione filosofica e culturale che nel Settecento trova espressione
nella Corte più importante e significativa dell’epoca, quella viennese e
della Mitteleuropa”.
Oracle sur la Toscane, “Oracolo sulla Toscana”, lo scritto che
Fossombroni consegna a Napoleone, riporta considerazioni sulla conveniente
neutralità politica della Toscana nello scacchiere europeo e sul nuovo
codice leopoldino, dove “Il legislativo civile lascia libero esercizio di
tutti i diritti attendibili dalla più estesa libertà..”. Saranno
argomenti convincenti al punto da indurre il Generale francese, una volta
Imperatore e Re d’Italia, a volerlo a Parigi, con il titolo di senatore e
conte dell’Impero.
“Napoleone – prosegue Giani – conferisce a Fossombroni i titoli più alti
della Francia e lo nomina ministro, persona di fiducia che governerà i
negoziati nel congresso di Vienna, quello in cui Metternich definisce
l’Italia un’espressione geografica. Ma è anche il congresso dove la
Toscana riesce a riconsolidarsi all’insegna di Lorena, unendo nuovi
territori, ad esempio il territorio di Vernio, che era ancora autonomo. A
Vienna si decide che alla morte della duchessa di Borbone, Lucca diventerà
Toscana”.
“Fossombroni – spiega Massimo Sandrelli – disegna nel suo agire politico
progetti sempre innovativi, e questo vuol dire rivoluzionare uno stato e
una regione. Nel suo rapporto incredibile con Napoleone l’imperatore
confessa a lui i suoi sentimenti di “toscanità”, che probabilmente
affonda le sue radici nel 1200 a Firenze in una antica famiglia ghibellina,
poi trasferitasi a Sarzana e alla fine in Corsica”.
Fossombroni tornerà poi a ricoprire importanti incarichi istituzionali e
le pagine del libro raccontano le fasi del suo impegno politico, civile e
culturale: nelle riforme, nella gestione economica e nella realizzazione di
importanti infrastrutture che lo faranno apprezzare in tutta Europa.
“I due autori – conclude Marcello Mancini – hanno unito le loro forze e
la loro vocazione per raccontare questa questa vicenda che si è tradotta
in un libro che nasce da una mozione degli affetti. Il risultato è
un’opera che restituisce a Vittorio Fossombroni il ruolo che non si è
visto riconoscere da parte della letteratura e della storia. Da queste
pagine emerge un personaggio storico che possiamo a buon titolo definire
uno dei padri della Toscana, regione a lui debitrice di un’idea di
progresso e modernità radicata nel tempo”.
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