(AGENPARL) - Roma, 30 Novembre 2025Secondo un’analisi pubblicata dal quotidiano spagnolo El País, l’Europa starebbe vivendo una fase di crescente perdita di influenza geopolitica, aggravata dal timore diffuso per il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e dal suo approccio imprevedibile alla politica internazionale.
Il giornale sottolinea che la leadership europea appare oggi insicura, titubante e profondamente dipendente dagli Stati Uniti, una condizione che rischia di indebolire la capacità dell’UE di difendere i propri interessi strategici. La prospettiva che Washington possa ridurre l’impegno in Europa o modificare radicalmente la propria posizione sulla guerra in Ucraina avrebbe generato, secondo El País, una sorta di “paralisi preventiva” nelle capitali europee.
I colloqui di pace sull’Ucraina come segnale di debolezza
L’articolo rimarca come i recenti colloqui di pace sull’Ucraina, guidati quasi interamente da Washington senza un ruolo significativo dell’UE, abbiano messo in luce la fragilità e la marginalizzazione europea nel processo decisionale.
Secondo il quotidiano, Bruxelles e le principali potenze europee «si sono trovate a osservare da spettatrici» mentre gli Stati Uniti conducono trattative dirette con Kiev e Mosca, alimentando la percezione che l’Unione non disponga né degli strumenti politici né della volontà di affermare una propria linea autonoma.
Un’Europa sempre più dipendente
Il timore di un eventuale disimpegno americano — soprattutto qualora Trump consolidasse una politica estera più isolazionista o orientata a imporre condizioni dure agli alleati NATO — sta spingendo i governi europei a muoversi con prudenza, evitando decisioni che possano irritare Washington.
Questa dipendenza, avverte El País, potrebbe tradursi in un arretramento duraturo dell’UE sulla scena internazionale, compromettendo la sua capacità di influenzare la sicurezza globale, la gestione dei conflitti e le dinamiche economiche strategiche.
Il giornale conclude che, senza una chiara strategia autonoma e senza la volontà di assumersi maggiori responsabilità, l’Europa rischia di «diventare un attore secondario proprio nelle questioni che più la riguardano».